Tagliatelle alla salvia e rosmarino con burrata



Queste tagliatelle arrivano dritte dritte da un'archivio di lavori che mi hanno lasciato l'amaro in bocca. Non è un peccato, è un gran bene che non abbiano conosciuto la pubblicazione adesso {meno male davvero, aggiungo ora}: sono libera e felicissima di poterle condividere serenamente qui!
All'epoca le preparai, bella felice e spensierata, per uno dei nostri pranzi domenicali, che erano distinti dalla pasta fresca fatta da noi. Sarebbe bello e confortevole riprendere certe abitudini; vero è che di cambiamenti ce ne sono stati e riproporre usi e tradizioni del passato può non essere semplice o appropriato. Ma quando si tratta di preparare una buona pasta fresca, si tratta di una vera e propria eccezione. Non trovate che sia uno di quei gesti che più di altri sanno di famiglia?
Buon lunedì ♥


Tagliatelle alla salvia e rosmarino con burrata 
per 4
300 g di farina 0
150 g di acqua tiepida
una decina di foglie di salvia
2 rametti di rosmarino
300 g di burrata molto fresca
olio evo
sale
pepe nero da macinare al momento

Preparazione:

  1. Lavate la salvia e il rosmarino, prelevate gli aghi da quest’ultimo. Asciugate bene le erbe e, con un coltello da battuto, riducetele in piccoli pezzi. Questo passaggio è fondamentale, poiché se le erbe non sono ben sminuzzate potrebbero bucare o lacerare l’impasto una volta steso. Su una spianatoia disponete la farina a fontana, aggiungete un pizzico di sale e l’olio al centro. Cominciate a lavorare con la punta delle dita, affinché la farina assorba l’olio, dopodiché iniziate a versare l’acqua a filo. Dosate lentamente il liquido, perché a seconda della capacità di assorbimento della farina che state utilizzando, la quantità d’acqua potrebbe variare. Dovrete ottenere un composto elastico, liscio ed omogeneo. Formate una palla, copritela con un canovaccio e lasciatela riposare mezz’ora.
  2. Riprendete l’impasto e cominciate a stendere la sfoglia (usando l’apposita macchina o il matterello). Lo spessore è a vostra scelta, indicativamente 1 mm. Per regolarizzare la lunghezza delle tagliatelle suddividete la sfoglia in strisce: infarinatele bene, arrotolatele su se stesse e tagliate a fette alte circa 1 cm il cilindro di pasta ottenuto. Con le dita separate le tagliatelle e lasciatele asciugare sulla spianatoia.
  3. Prendete la burrata: apritela a metà, raccogliete l’interno e il siero in una ciotolina. Tagliate a strisce sottili la pasta dura dell’esterno e unitela al resto.
  4. Portate a bollore abbondante acqua salata. Versate le tagliatelle, cuocetele per un paio di minuti (dipende dallo spessore che avete dato alla pasta), scolatele e conditele con olio. Versatele in una ciotola da portata, unite la burrata mescolando bene. Macinate del pepe nero e servite.

La Ciambella Maison

Questa ciambella è venuta proprio col buco.

Sono partita dagli ingredienti della famosa *torta definitiva al cacao* per poi disfare tutto, con grande rischio di sfornare una enorme ciofeca mollacchiona. Invece no.
C'è l'acido leggero dello yogurt bianco, i profumi lontani del cocco e della cannella, la morbidezza e i diversi colori e sapori della frutta essiccata che l'impasto contiene. Come in altri casi, anche per questo dolce trovo che ci sia un aggettivo inglese che gli dona e lo riassume alla perfezione, diventando quindi intraducibile. 
E' una ciambella moist
Il classico *umido* non è esatto, va bene per Myanmar ma cielo, non per un dolce. E poi mi sa di un vocabolo gentile e garbato per dire che *cara mia, non sai cuocere una torta*. Invece no, cotta è cotta eccome, una volta sfornata, fatta raffreddare e sformata, al taglio presenta una bella alveolatura che non lascia adito a dubbi.
Potrebbe esserci il *fondant*, ma no, peggio che andare di notte. A mio avviso, se non c'è una vergognosa quantità di cioccolato nella lista degli ingredienti, di fondant proprio non si può parlare.
Quindi facendola corta, fatemi contenta e passatemi moist. Perchè ve lo dico io cos'è: l'esattezza del vocabolo stavolta me l'ha data il suono della parola, così avvolgente e protettivo. Proprio quello che mi serviva, ecco.

La Ciambella Maison
per uno stampo da ciambella Ø 25 cm

ingredienti secchi:
farina 0 macinata a pietra, 200 g
farina di cocco, 75 g
zucchero di canna, 250 g
lievito, 16 g
cannella in polvere, 1/2 c

ingredienti liquidi:
yogurt bianco al naturale, 250 g
olio di mais, 80 g
acqua tiepida, 180 g circa

misto di frutta essiccata: uva di Corinto, mirtilli rossi e bacche di goji, una tazza da tè

Qualche ora prima della preparazione del dolce, ammollate la frutta in acqua tiepida. Quando si è ammorbidita scolatela e strizzatela delicatamente. 
Preriscaldate il forno a 180°C; ungete lo stampo da ciambella.
In una ciotola capiente riunite tutti gli ingredienti secchi, miscelandoli con una forchetta. In un bricco stemperate lo yogurt con l'acqua {deve assomigliare al latte, quindi state attenti a non allungarlo troppo}, unite l'olio e mescolate velocemente con una forchetta, dopodichè versate nella ciotola con le polveri. Amalgamate bene gli ingredienti, il composto deve risultare omogeneo e consistente.
Riempite lo stampo, cospargete la superficie con la frutta essiccata, spingendola poi appena dentro l'impasto con la forchetta. Infornate e cuocete per 40'. Fate la prova stecchino, se esce pulito spengete, lasciate riposare 5' a forno spento poi sfornate.

Mi piacciono sempre, soprattutto gli ultimi giorni d'inverno

Stamattina {sabato, ndr}, mentre mi annoiavo/stavo per addormentarmi nella sala d'attesa di Careggi, in uno dei rari momenti in cui il mio iPhone acchiappava il 3G, ho vagato per il mio blog cercando di ritrovare le atmosfere in cui vivevo negli anni passati.
Cercando ho ritrovato questo meme: bellissimo, uno spunto e un'ispirazione perfetti per il mio momento di rientro sul blog. Conosciuto grazie a Tiziana, una *magica creatura che dubito appartenga a questo mondo* {♥}, scrissi un post dedicato a ciò che amo della stagione nella quale mi trovavo in quel momento ben sei anni fa, nel maggio del 2011. Guarda un po', stante le temperature di questi giorni, sempre di primavera si tratta.
Vediamo un po' che cosa amo di questi ultimi giorni d'inverno, che a dispetto del calendario sembrano appartenere ad un'altra stagione.

*passeggiare lungo le strade sinuose delimitate dai muri in pietra, che scendono in città dalle colline vicine;
*il latte di mandorla appena tiepido, nella tazzona della colazione con il muesli, i fruttini e i semini;
*il chiarore che alle sette è già entrato dalla grande finestra della shala, allargando sul parquet una pozza di luce;
*la fiamma delle candele profumate alle 3 rose e al papavero, nei loro bicchieri colorati e decorati;
*l'olio essenziale di lavanda, qualche goccia sul cuscino;
*lo spezzatino di seitan con i funghi {tanti tanti} che solo la metà sa preparare;
*il secondo caffè della mattina, quello dei distributori, disgustoso ma irrinunciabile perchè rito condiviso con un'amica;
*scaldarsi al primo sole, chiacchierando con una sconosciuta;
*sorprendermi del desiderio delle persone di parlarsi, scambiandosi le solite battute per rompere il ghiaccio;
*i biscotti allo zenzero candito che non so assolutamente fare;
*l'odore, il gusto, il colore e la forma della fava tonka, che è una vita che non uso ma che mi riporta alla mente ricordi preziosi;
*il bancha della mattina, rigorosamente della Via del Tè, un passepartout splendido; 
*il tè al cardamomo dei nostri amici indiani, una conclusione obbligata del pasto;
*gli stufati di legumi scoperti grazie a Veggiestan, talmente buoni che voglio presto condividerli con voi;
*crogiolarmi nel lettone con la metà, sparandoci le nostre serie tv a manetta;
*incontrare i gattini, ora più che mai, visto che il mio è venuto a mancare;
*fermarci per la colazione dal nostro pasticciere di fiducia in montagna, che è una spanna sopra a chiunque, non solo per la bravura ma per la bontà genuina della sua persona;
*accordarsi per le vacanze estive, con la conferma che hai degli amici meravigliosi;
*sgranocchiare i taralli arrivati diritti diritti dalla Puglia, dal forno prediletto di un nuovo amico;
*infilarmi leggings, canottiera e tutto il resto per la lezione, dopo averli scaldati sul termosifone.

Buon lunedì ♥

Tofu con zucca e cipolla arrosto

E va bene, mi accorgo che questa appartiene alla categoria delle *fintissime ricette*. Para e qualcosa, si potrebbe dire. 
Adoro il tofu {già immagino sguardi a dir poco perplessi} in qualunque salsa, in insalata, marinato, in uno stir fry, in brodo ♥ per cui, saltarlo velocemente nel wok con una spezietta mentre un'accoppiata di verdure arrostisce in forno e mescolare il tutto a cotture avvenute a mio parere è una goduria, ma mi rendo conto che per tanti possa essere 'na noja al pari del petto di pollo o delle patate lesse XD
Se invece mi concedete il beneficio del dubbio, segnatevela e provatela. Potrebbe darvi spunti per piatti che magari sono più in linea con il vostro gusto :)

Tofu con zucca e cipolla arrosto
per un matto come me che adora il tofu, ma anche per chiunque si lasci tentare 

125 g di tofu compatto 
200 g di zucca pulita
1 cipolla rossa medio grossa
rosmarino fresco
1 c di paprika, per me piccante ma è buona anche la dolce o l'affumicata
olio evo
sale e pepe nero macinato al momento

Accendete il forno a 200°C. Tagliate la zucca a pezzi abbastanza grossi, circa 3*3 cm, di un cm di spessore, riducete la cipolla in spicchi grandi come quelli di un'arancia. Passate al coltello il rosmarino. Disponete le verdure in una teglia, condite con olio, sale, pepe e rosmarino, mescolate bene e infornate. Cuocete circa 30', girando spesso. 
Ricavate dal panetto di tofu fette spesse un cm, poi tagliatele nuovamente in quadratini. Scaldate un filo d'olio nel wok, stemperateci la paprika e saltate il tofu. Dopo qualche minuto, appena il tofu è dorato, spengete il fuoco, unite le verdure arrosto e mescolate. La ricetta non ricetta para**** è pronta per essere impiattata! 

Il pane n°1


Devo dire che ha fatto del suo meglio, e il risultato si è rivelato davvero piacevole... Sono certa che ognuno di voi avrà la propria consolidata ricetta per preparare il pane utilizzando la pasta madre, mi limito ad annotare il tipo di farina che ho utilizzato: una miscela di antiche varietà di grani teneri, tipo 1 (che meraviglia i cereali antichi ♥_♥).
Nonostante alla vista questa farina si presenti piuttosto chiara, come vedete il pane ha tutto l'aspetto di una pagnotta integrale...

A chi vuole mando i miei auguri per questo 8 marzo :)
Buona giornata!



Mi sono dimenticata il pane!

Ho acceso il forno adesso.
Povero pane (povero impasto), facendo due conti è lì che lievita da 13 ore circa. Magari gli fa anche bene, il fatto è che mi sento in colpa per essermi dimenticata di infornarlo... Così come mi dimentico di rinfrescare la pasta madre (che è ticcissima, ha un attaccamento alla vita che non vi dico. Mi vergogno a scrivere quanto è riuscita a sopravvivere senza rinfresco).
A mia parziale discolpa scrivo che stamattina è una di quelle mattine che iniziano con la sveglia puntata alle 6:15 per la lezione di ashtanga: sarà proprio questa a proiettarmi in un'atmosfera così particolare e densa da mettere in secondo piano le altre attività (almeno per i momenti immediatamente a seguire)?
Dunque niente buon pane appena sfornato da fotografare, ahimè, mi sarebbe piaciuto, ma quel che posso offrire per iniziare questa nuova settimana sono due fiori di campo. Spero riusciranno ad accendere sorrisi.
Buon lunedì!

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