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{this moment} - A new semi-regular Friday ritual I've been thinking about. A single photo - no words - capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. A moment I want to pause, savor and remember.

Il pranzo della domenica ad Istanbul

Ci sono giorni in cui di commestibile, in casa, non c'è alcunchè.

Ma davvero niente.

La classica e sempre ben voluta pasta con la pappetta piccante era stata la nostra cena la sera prima e non volevamo fare il bis; in dispensa non c'era un accidente e oltretutto, nonostante il cambio d'ora favorevole, erano quasi le una. Rassegnamoci: quando ci sono i cambi improvvisi di programma, e tu non hai fatto la spesa perchè sei certo di passare il fine settimana fuori casa, ti devi adattare.

Un autobus ci ha portati in centro; la giornata era meravigliosa, un sole baciava tutte le vie e un vento leggero manteneva la temperatura piacevole. Alla luce di ciò, lo street food è stata la scelta vincente.
A Firenze esistono varie eccellenze, conosciute o nascoste, regionali, nazionali o straniere. I nostri piedi ci hanno portati tra vicoli nascosti, dove abbiamo scovato una deliziosa kebaberia. Una sorpresa: piadine sottili e morbide, tanta buona verdura fresca appena affettata, salsa piccante e bianca preparate in casa, così come, udite udite, la maionese e il kechup {in quest'ultimo si riuscivano a distinguere moltissime spezie. Incredibile!}.
I felafel della mia piada erano morbidissimi e ben speziati, mentre il kebab della metà era quello vero, preparato con tagli selezionati e non con gli scarti misti semplicemente pressati {lo so che è un brutto discorso, d'altronde per chi non è vegetariano è bene saper distinguere, no?}.

Quindi sì, il nostro pranzo della domenica l'abbiamo consumato ai tavoli seminascosti ma pur sempre al sole autunnale di una kebaberia, con il gestore che veloce preparava piade e panini. Comoda, tranquilla, serena. Questo sì che m'è parso un sano esempio di collaborazione tra culture diverse.

Buona settimana :)

Vegan plumcake con zucchine e olive taggiasche

Per questa preparazione devo ringraziare Cri e il suo *Dove gira il sole*: quella di oggi era una giornata della serie *non ho assolutamente idea di cosa prepararmi per pranzo*, così mi sono  affidata alla rete, alla ricerca di una ricettina non impegnativa, nè pre me nè per il mio frigorifero :)

E non sono rimasta assolutamente delusa! Il vegan plumcake di Cri infatti è molto buono, semplice, di sicura riuscita e si presta a diverse variazioni. Io ho mantenuto la base dell'impasto, aggiungendo soltanto del lievito alimentare, e ho cambiato le verdure utilizzate, scegliendo necessariamente quelle che il frigorifero suggeriva.
Il risultato è un plumcake soffice, asciutto ma morbido {la farina di ceci non si smentisce mai!}, molto saziante: preceduto da un'insalatina costituisce un pasta bilanciato e appagante.

Una nota: il sistema di snocciolamento delle taggiasche è proprietà di Jamie: provate e capirete ;)
Sereno fine settimana ♥


Vegan plumcake con zucchine e olive taggiasche

farina di ceci, 100 g
farina integrale macinata a pietra, 200 g
curry, 1c colmo
sale marino integrale, un pizzico
lievito, 16 g
lievito alimentare in scaglie, 2C abbondanti
olio evo, 60 g
acqua, 250 g
zucchine, 4 piccole
olive taggiasche, una dozzina

Ponete le olive su un tagliere e pestatele col fondo di un barattolo per snocciolarle, poi riducetele a pezzi grossolani.
Lavate e mondate le zucchine, tagliatele a metà in senso longitudinale poi ancora a metà. Affettate ogni quarto. In una casseruola versate un filo d'olio, aggiungete un po' d'acqua e quando si saranno scaldati le zucchine. Saltatele a fuoco medio per qualche secondo, salate leggermente e incoperchiate. Portate a cottura a fuoco dolce, aiutandovi con acqua. Cinque minuti prima di spengere aggiungete le olive e mescolate.
Preriscaldate il forno a 180°C.
In una ciotola capiente mischiate bene tutti gli ingredienti secchi; versate a filo l'olio e poi l'acqua, mescolando bene fino ad ottenere un impasto cremoso. Aggiungete le zucchine e le olive e versate il composto in uno stampo da plumcake rivestito di carta da forno.
Infornate e cuocete per 40'. Fate la prova stecchino prima di sfornare e lasciate raffreddare completamente prima di affettare il plumcake.

Amici e montagne in una giornata di sole

Il ricordo di domenica scorsa mi è già molto caro.
L'ho trascorsa in compagnia di persone a cui sono molto affezionata, in un paesino arroccato e lontano da tutto e da tutti, quasi a ricordare l'ultima casa accogliente di tolkeniana memoria.
Avevamo prenotato un tavolo per pranzare all'unico circolo del paese: ci siamo seduti fuori, su panche di legno inondate dal sole autunnale, che ha avuto la clemenza si stare con noi fino a sera.

Cibo buono, sano e vero, tutto preparato secondo tradizione locale e familiare, con ingredienti vicini e della buona terra.
Per iniziare, un antipasto misto, con i deliziosi sottoli e sottaceti della casa. A seguire un doppio primo: imperativi i tortelli, che sarebbero in realtà ravioli, ripieni di bietola di campo e ricotta del pastore.
In tavola non sono mai mancati pane e vino: filoni e focacce tiepide e croccanti, impastate con farine grezze e saporite; il rosso della casa, onesto e perfetto compagno.

E mentre gli onnivori si beavano del loro secondo, a me è stata riservata una prelibatezza arrivata direttamente dalla caciaia: il pecorino stagionato, sapido e duro, quasi da scagliare. Accompagnato da una marmellata di lamponi selvatici, ha da subito affascinato gli altri commensali, che se ne sono fatti portare piatti su piatti.
Il dolce parlava più di tutte le altre portate del luogo in cui eravamo: preparato con la farina di castagne, l'ingrediente principe della tradizione alimentare di questa montagna. Era però un castagnaccio rivisitato, con una consistenza compatta e in superficie sfoglie di mela caramellata, con spolverate generose di cristalli di zucchero.



  Ci è stato suggerito di accompagnarlo con un liquore prodotto dal proprietario, una cremina alcolica a base di liquirizia: da meditazione. Assaporarla poco a poco, chiudere gli occhi e farsi baciare da quel sole respirando aria leggera e profumata è stata un'esperienza preziosa.

Non ho la benchè minima idea di quanto tempo abbiamo trascorso comodamente seduti a tavola: fatto è che per decenza abbiamo poi deciso di fare due passi in paese. Decisione davvero lodevole, vista la conformazione di questo posticino {ebbene sì, non ci sono strade asfaltate, la più ampia misurerà poco più di un metro ed è tutto un sali scendi -ovviamente con scalini e gradonate- come potete vedere qua sotto}...

 
Ma ehm... vi ho detto che il circolo si affaccia sull'unica piazza del paesino, proprio al suo inizio, e che all'esatto opposto domenica si svolgeva la sagra della castagna?
Ammettiamolo: ci siamo mossi per andarci a leccare i baffi poco più in là :D

  Vin brulè e frittelle, oppure migliacci, quelli che vedete qui sopra.
Sono dolci simili a crepes, preparati con farina bianca e una piccola parte di farina di castagne, impastate con acqua a cui viene unita frutta secca. Insomma, una bomba calorica, come se ne avessimo avuto bisogno.
Tutto era stato allestito tra il minuscolo sagrato della chiesa e la viuzza accanto; proseguendo, le case si mostrano in tutto il loro abbandono, trasferendoti quasi per osmosi la tristezza per la perdita di un simile tesoro.


 
 

L'ora del tramonto è vicina, ci incamminiamo verso il parcheggio.
A presto, amici e montagne.


{flowery monday.62}

Questa meravigliosa tessera di prato si trova ai piedi del crinale appenninico: o meglio, tale era la sua immagine un paio di settimane fa, inondata dal sole ottobrino e accarezzata da un vento che già aveva cambiato temperatura.

Probabilmente lassù adesso la faranno da padrone gli arancio e gli ocra dei boschi di latifoglie, i verde cupo e lucido degli aghi delle abetaie e la gamma infinita dei grigi, dagli argentati ai lavagna, che colorano i canaloni e i fianchi delle cime più alte.

Sereno lunedì ♥

Passi di metà ottobre

 Ci sono momenti, e ci sono luoghi che ti fanno innamorare.

Perchè conosci talmente bene i primi, davvero come le tue tasche, che sei certa potranno regalarti l'aria, l'atmosfera, il sole che stai cercando e di cui senti il bisogno.

A me capita con questa campagna, per dirne una.
Il sentiero parte deciso in salita, serpeggiando tra le ultime case del paese, con i giardini bordati di alte siepi di lauro, attraversa la ferrovia con uno stretto ponte in pietra e s'infila in un tratto di castagneto buio e scivoloso.
La riapertura è improvvisa, inondata dalla luce che filtra dalle sottili foglie degli olivi; l'erba è morbida e i passi devono essere misurati: la traccia continua su e su, con alcune scalette ricavate nel terreno.

 Qualche minuto e si arriva alla terrazza panoramica.
Qui il sentiero termina, immettendosi in una carrareccia: seguendola per l'ultimo tratto s'incontrano un paio di fichi, anziani e bellissimi.

 Da quassù si gode un paesaggio vero, il più delle volte silenzioso eppure evocativo.
Questa volta, arrivata su, è calata una nebbiolina sottile.

 Qualche scatto, e è ora di tornare a casa.
Alla prossima, dolce campagna.

 
  

Un classico in chiave veg: scaloppine ai funghi

Io le adoro.

Rendo merito alla mia metà, visto che è sua la paternità di questa preparazione: per me le scaloppine erano quelle della mamma, quindi tremendamente 80's: sono assolutamente convinta nel dire che queste qui, versione veg, sono tutt'altra storia.
Sono state la nostra cena, ma se ci fosse un avanzino in frigorifero, beh... lo farei fuori adesso, nonostante sia 00:30!


Scaloppine di tofu e seitan ai funghi

latte, 350 cl
farina 0, 1C
lievito alimentare in scaglie, 1C
seitan e tofu, 3 fette alte circa 1 cm di ciascuno
porro, 1
radicchio rosso tardivo, 6 foglie
funghi porcini e galletti, o quelli che preferite, 2 tazze
burro, 25 g
olio evo
sale marino integrale
noce moscata
pepe nero da macinare al momento

In una ciotolina mescolate il latte, il lievito alimentare, la farina con una forchetta, perchè non si formino grumi. Insaporite con pepe e noce moscata.
Mondate i funghi e tagliateli a fette, lavate il radicchio e tagliatelo a listarelle.
Lavate, mondate e affettate sottilmente il porro. Fatelo appassire in una padella velata di olio e, appena diventa traslucido, aggiungete seitan e tofu. Salate, pepate e portate a cottura {girando le scaloppine un paio di volta, finchè non diventano dorate}, aiutatevi se necessario con acqua tiepida. Trasferite tutto in un piatto e tenete in caldo.
Nella stessa padella utilizzata scaldate il burro e rosolatevi i funghi, aggiungete mezza tazzina d'acqua e incoperchiate, portando a cottura a fuoco medio-alto. Togliete il coperchio, lasciate restringere e aggiungete il radicchio. Saltate e aggiungete il tofu e il seitan con il porro. Versate il latte speziato, aggiustate di sale e pepe e lasciate rapprendere.
Servite tiepido.

Piccante. Con stile

 FestaPic di Camaiore.
Come non rimanerne colpiti?

Sabato scorso l'abbiamo visitata per la prima volta, con un paio di amici che invece l'hanno frequentata fin dalla sua prima edizione: un'esperienza allegra, spensierata, una festa perfettamente riuscita.
Il centro storico di Camaiore, paesino dell'entroterra lucchese noto prevalentemente per il suo *Lido*, in questo fine settimana veste le sue vie con bancarelle a tema *piccante*: dal peperoncino fresco venduto a peso alle piante dei vivaisti, salse, creme e conserve da ogni parte d'Italia, insaccati e cioccolato, ma anche frutta e verdure fresche coltivati dai vicini agricoltori.
 
 Quel che più ci ha colpito è stata la varietà dei prodotti, tutti di altissima qualità e ricercatezza, frutto di un lavoro attento e appassionato da parte dei produttori.
A differenza di molte altre feste di questo tipo, FestaPic si distingue per la partecipazione vera che gli espositori ricercano con i visitatori, con la gioia di poter condividere la loro esperienza raccontandosi, senza anteporre il profitto.

 Una varietà ibrida in fase di sviluppo
Gli assaggi diventano veri assaggi, non soltanto del frutto o della salsa ma della terra, del sole e del lavoro di un anno intero.

 Il classico Habanero rosso
Ogni produttore infatti, per chi si dimostrava interessato, non esitava a staccare un frutto dalle piante, che, almeno nel nostro caso, veniva dapprima aperto per goderne del profumo degli olii, poi morsicchiato con estremo timore reverenziale :)

 Trinidad Scorpion

 Habanero Orange


 Alle numerosissime bancarelle dei prodotti freschi facevano eco quelle dei lavorati: creme, chutney, confetture, sott'oli e sottaceti, salse e polveri.
Ogni produttore con il suo stile: chi elegante e ricercato, che lavora in virtù dei piatti che vengono elaborati nel proprio ristorante e chi rustico, schietto e casalingo.



 
 Certo non si mura a secco!
Anche i birrifici artigianali hanno la propria rappresentanza, e un ottimo bicchiere, visto che proprio non aiuta a spengere il fuoco è il giusto compagno per godersi gli spettacoli musicali e teatrali, che spuntano agli angoli delle vie.

 
 E c'era anche chi vendeva direttamente i semi, perchè ciascuno potesse provare a tirar su la propria piantina.
E quanto mi sono piaciuti i volti sorridenti ed entusiasti di tutti coloro che ci spiegavano la storia di ogni peperoncino!


 Tra i tantissimi, anche i ragazzi dell'Istituto Agrario, con esperimenti di tutto rispetto...


 E se vi dico che dovevamo fare attenzione a dove mettere i piedi, credetemi, non lo sto dicendo metaforicamennte...


 Rientrati a casa, ecco il nostro bottino.

 Vi presento la varietà di peperoncino attualmente più piccante al mondo: Il Carolina Reaper, il cui assaggio quasi inesistente è costato mooolto caro alla mia coraggiosa metà :)

 Un misto di peperoncini freschi, Habanero di diverse varietà, Naga e Scorpion...


Quanto a salse e chutney, ci siamo serviti della produzione dei ragazzi dell'Officina del Peperoncino, di cui contiamo di poter provare presto anche il ristorante.

FestaPic, ci vediamo nel 2015!

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