Amici e montagne in una giornata di sole

Il ricordo di domenica scorsa mi è già molto caro.
L'ho trascorsa in compagnia di persone a cui sono molto affezionata, in un paesino arroccato e lontano da tutto e da tutti, quasi a ricordare l'ultima casa accogliente di tolkeniana memoria.
Avevamo prenotato un tavolo per pranzare all'unico circolo del paese: ci siamo seduti fuori, su panche di legno inondate dal sole autunnale, che ha avuto la clemenza si stare con noi fino a sera.

Cibo buono, sano e vero, tutto preparato secondo tradizione locale e familiare, con ingredienti vicini e della buona terra.
Per iniziare, un antipasto misto, con i deliziosi sottoli e sottaceti della casa. A seguire un doppio primo: imperativi i tortelli, che sarebbero in realtà ravioli, ripieni di bietola di campo e ricotta del pastore.
In tavola non sono mai mancati pane e vino: filoni e focacce tiepide e croccanti, impastate con farine grezze e saporite; il rosso della casa, onesto e perfetto compagno.

E mentre gli onnivori si beavano del loro secondo, a me è stata riservata una prelibatezza arrivata direttamente dalla caciaia: il pecorino stagionato, sapido e duro, quasi da scagliare. Accompagnato da una marmellata di lamponi selvatici, ha da subito affascinato gli altri commensali, che se ne sono fatti portare piatti su piatti.
Il dolce parlava più di tutte le altre portate del luogo in cui eravamo: preparato con la farina di castagne, l'ingrediente principe della tradizione alimentare di questa montagna. Era però un castagnaccio rivisitato, con una consistenza compatta e in superficie sfoglie di mela caramellata, con spolverate generose di cristalli di zucchero.



  Ci è stato suggerito di accompagnarlo con un liquore prodotto dal proprietario, una cremina alcolica a base di liquirizia: da meditazione. Assaporarla poco a poco, chiudere gli occhi e farsi baciare da quel sole respirando aria leggera e profumata è stata un'esperienza preziosa.

Non ho la benchè minima idea di quanto tempo abbiamo trascorso comodamente seduti a tavola: fatto è che per decenza abbiamo poi deciso di fare due passi in paese. Decisione davvero lodevole, vista la conformazione di questo posticino {ebbene sì, non ci sono strade asfaltate, la più ampia misurerà poco più di un metro ed è tutto un sali scendi -ovviamente con scalini e gradonate- come potete vedere qua sotto}...

 
Ma ehm... vi ho detto che il circolo si affaccia sull'unica piazza del paesino, proprio al suo inizio, e che all'esatto opposto domenica si svolgeva la sagra della castagna?
Ammettiamolo: ci siamo mossi per andarci a leccare i baffi poco più in là :D

  Vin brulè e frittelle, oppure migliacci, quelli che vedete qui sopra.
Sono dolci simili a crepes, preparati con farina bianca e una piccola parte di farina di castagne, impastate con acqua a cui viene unita frutta secca. Insomma, una bomba calorica, come se ne avessimo avuto bisogno.
Tutto era stato allestito tra il minuscolo sagrato della chiesa e la viuzza accanto; proseguendo, le case si mostrano in tutto il loro abbandono, trasferendoti quasi per osmosi la tristezza per la perdita di un simile tesoro.


 
 

L'ora del tramonto è vicina, ci incamminiamo verso il parcheggio.
A presto, amici e montagne.


3 commenti:

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