Là dove finisce il pane

{neccio ripieno con stracchino}

Credo che vivere la montagna significhi conoscere i *montanini*, assaggiare il loro cibo, capirne la storia, ascoltare i racconti, leggere senza preconcetti i piccoli *grandi* libri che magari a proprie spese sono riusciti a pubblicare...

Servono tempo e pazienza. Servono costanza e semplicità. Ma poi è stupefacente quello che trovi.

Ieri sera siamo ritornati con gran piacere ad un appuntamento che oramai conosciamo bene, in un paesino sperduto in cui a metà agosto tutti si danno da fare e fin dalla mattina in piazza vengono cucinati i *necci* a tutta manetta.
In parole povere, perchè tale sono anch'essi, i necci sono frittelline preparate a partire da una pastella di farina di castagne e acqua: molto fluida, la cottura tradizionale prevede di prelevarne una mestolata e rovesciarla su un testo rovente, che altro non è se non un pesante disco metallico, chiudendo poi con un ulteriore testo {in passato tra il testo e l'impasto venivano posizionate foglie di castagno essiccate e fatte rinvenire in acqua}.
Una volta cotti, i necci vengono riempiti con ricotta, salumi {salsiccia o pancetta} o miele e arrotolati su se stessi. Pronti.
Sono semplicissimi e molto buoni, naturalmente se piace il sapore dolciastro delle castagne: per prepararli però, servono quantomeno delle forme metalliche da poter riscaldare su una piastra.

Se vi va di provare, vi lascio la ricetta trovata nientepopodimeno che in un ricettario doc ;)

I necci 
Farina di castagne, qb {di quella buona. Fate una gita in montagna e compratene un sacchetto!}
acqua, qb
olio evo
patata, 1/2

Setacciare bene la farina nel catino. Versare l'acqua mescolando per evitare la formazione di grumi. L'impasto deve presentarsi liquido.
Riscaldare contemporaneamente le due forme girandole a contatto con la fiamma. Ungere le due facciate interne con olio di oliva mediante la mezza patata, aiutandosi con la forchetta per non bruciarsi.
Mettere una mestolata di impasto al centro della forma che è sul fuoco, coprirla con l'altra forma e pressare al centro con forza, aiutandosi con il mestolo, per comprimere l'impasto. Attenzione che questo non fuoriesca dalle forme.
Far cuocere per circa 1'-2', girare le forme e far cuocere per 1'-2'.
{AA.VV., Le ricette di Lucchio}

 {neccio ripieno con ricotta}

Il mio menù, il tenerissimo *Menù Buca delle Fate*, oltre che al classico neccio ripieno prevedeva le frittelline di castagne, che non avevo mai avuto occasione di assaggiare. 
Come si preparano? Solita fonte :D

Le frittelle di castagne
Farina di castagne, qb
acqua, qb
olio evo
sale

Setacciare la farina nel tegame, versarvi l'acqua mescolando, per evitare la formazione di grui. Aggiungere, sempre mescolando, un pizzico di sale e due cucchiai di olio d'oliva*. L'impasto deve presentarsi liquido.
Mettere a fuoco la padella con olio in abbondanza. Raggiunta l'ebollizione, mettere a friggere cucchiaiate di impasto, separate una dall'altra. Girarle e toglierle quando il loro aspetto risulta dorato. Tempo di cottura 4'-6'. Le frittelle vanno servite ben calde.
{*Dovrebbe essere la dose giusta per 250 g di farina}



 Il menù della metà era decisamente più robusto ;)
Prevedeva dell'insolita {per noi fiorentini, abituati a grigliare} rosticciana in umido accompagnata da polenta di castagne. Naturalmente, rifiutandomi di spiegare come preparare il povero maialino, vi passo la ricetta della polentina :)

La polenta di castagne
Farina di castagne, qb
acqua, qb
sale

Setacciare la farina. Mettere il paiolo co l'acqua sul fuoco, aggiungere sale quanto basta e portare all'ebollizione.
Togliere il paiolo dal fuoco. Versare la farina a pioggia mescolando bene per evitare grumi. La densità è simile alla polenta di granoturco.
Rimettere il paiolo sul fuoco e portare ad ebollizione, mescolando per evitare la formazione di grumi. Far bollire per 10'-15'.
Versare su un panno di cotone e servire calda, preferibilmente con carne di maiale. {ma anche nooo!!!, ndr}


 A concludere del meraviglioso pane integrale con dell'ottimo pecorino fresco, una libidine.
E come frutta, gli immancabili mirtilli della valle del Teso :)

Spero di avervi fatto cosa gradita aprendo una finestra su questa realtà, che rinnova in chiave attuale la storia di un popolo che dalla miseria e povertà ha costruito una tradizione dignitosa e in perfetta sintonia con il proprio territorio.

A presto!

P.s.: il titolo del post è *rubato* al titolo di una pubblicazione del nostra carissimo amico Rolando Nesti :)

2 commenti:

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    Buena suerte!

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