Quinoa calda con rapa bianca e porro

Questa coda d'Ottobre ha indubbiamente un colore che la distingue: il bianco candido. Quello della prima, precoce e inaspettata neve, quello dell'aria di mattina, tersa e ghiacciata. Chissà, forse i toni caldi, aranciati dell'autunno li porterà Novembre: basta poco, ci siamo quasi. E mi scopro ad attenderli placidamente, senza fretta.

In cucina, note invernali compaiono sottili, discrete, e non si può non seguirle: a questo giro le protagoniste sono le rape bianche, utilizzate interamente e sostenute dai porri, capaci di bilanciare il sentore *erbaceo* della radice. Provate.

Dolce, pigro mercoledì, araldo di giorni di festa.


Quinoa calda con rapa bianca e porro
quinoa 170 g
rape bianche 3, comprese le foglie di due mazzi
porro 1
aglio un paio di spicchi
dado vegetale homemade 1c
olio evo
labna 1 C a persona

Di una semplicità disarmante.
Cuocete la quinoa come indicato sulla confezione {solitamente in proporzione 1:2 con acqua bollente, per assorbimento, in circa 15'-20'}.
Lavate e mondate le rape, sbollentate appena le foglie e passatele al coltello; cuocete al vapore le radici sbucciate e tagliate a piccoli dadi. 
Affettate ad anelli spessi circa 1 c il porro, l'aglio a spicchi e fateli imbiondire in una pentola in cui avrete versato olio a coprire il fondo. Coprite con acqua tiepida e portate a bollore. Unite il dado sbriciolato, fate sobbollire per altri 5' e aggiungete le foglie. Mescolate bene e dopo un paio di minuti spegnete. Lasciate intiepidire e controllate la sapidità.
Passate al minipimer, togliendo se necessario qualche cucchiaio di brodo per ottenere un passato più denso; aggiungete la quinoa e mescolate bene. Suddividete nelle zuppiere, completando con una cucchiaiata di labna.

Prima neve d'Ottobre

I giorni appena trascorsi ci hanno portato la prima neve.
Eravamo in montagna {abbiamo scoperto che è decisamente più affascinante in questa stagione, quando accendi il fuoco, giri per casa in scialle e fare il cambio scarponi- pantofole non è un problema, tanto è bello uscire nel bosco} e ce la siamo vissuta al meglio.
Una cena con amici meravigliosi ed indimenticabili; tornando a casa un giovane capriolo spaventato è saettato accanto a noi, mentre si alzava un forte vento che piegando preoccupantemente il bosco che stavamo attraversando dava vita a giochi d'ombre sinistri {ecco perchè un pastore maremmano formato gigante che ti scorta all'auto è un aiuto prezioso :) }.

La mattina dopo, ci siamo svegliati sentendo voci dalla strada che esclamavano Neve! 

{Grazie, per avermi regalato la passeggiata :) }

Lungo il sentiero, mentre fioccava imperterrito, tirare fuori la fotocamera sarebbe stato un delitto: ma io l'ho fatto :P

E' troppo affascinante.
Irresistibile.



Questi frammenti di montagna ancora non erano stati ammantati, nevicava soltanto da qualche ora e l'aria era ancora mite. Già rincasando però, il ciglio della strada era d'un bianco compatto, e presto si sarebbe esteso ai prati e alle abetaie.


Un pranzo caldo caldo è quello che ci vuole in certi casi.
Cibi buoni, che raccontano storie semplici e per questo bellissime.


 Vi auguro un sereno lunedì :)

Considerazioni.

Detto da me, che mi sono lasciata compenetrare dalla passione per l'architettura e che al momento lavoro in uno dei patrimoni dell'umanità per tutelarne tanti altri, suona poco credibile o quanto meno stridente. Ma chi mi conosce sa che non può che essere vero.


Scriveva Pirandello*:
"Aria! aria! Lasciamo la casa [...]"
"[...] Diciamo dunque che è in noi ciò che chiamiamo pace. Non vi pare? E sapete da dove proviene? Dal semplicissimo fatto che siamo usciti or ora dalla città; cioè, sì, da un mondo costruito: case, vie, chiese, piazze; non per questo soltanto, però, costruito, ma anche perchè non ci si vive più così per vivere, come queste piante, senza saper vivere; bensì per qualche cosa che non c'è e che vi mettiamo noi; per qualche cosa che dia senso e valore alla vita: un senso, un valore che qua almeno in parte, riuscite a perdere, o di cui riconoscete l'affliggente vanità. E vi viene languore, ecco, e malinconia.
Capisco, capisco. Rilascio di nervi. Accorato bisogno di abbandonarvi. Vi sentite sciogliere, vi abbandonate".
E ancora,
"«Uomo», dite voi, sdrajati qua sull'erba, «lascia di volare! Perchè vuoi volare? E quando hai volato?» Bravi. Lo dite qua, per ora, questo; perchè siete in campagna, sdrajati sull'erba. Alzatevi, rientrate in città e, appena rientrati, lo intenderete subito perchè l'uomo voglia volare. Qua, cari miei, avete veduto l'uccellino vero, che vola davvero, e avete smarrito il senso e il valore delle ali finte e del volo meccanico. Lo riacquisterete subito là, dove tutto è finto e meccanico, riduzione e costruzione. Un altro mondo nel mondo: mondo manifatturato, combinato, congegnato; mondo d'artificio, di stortura, di adattamento, di finzione, di vanità; mondo che ha senso e valore soltanto per l'uomo che ne è l'artefice".


E mi viene da pensare che è la società {e sì, povero piccolo mondo} ad essere storta, finta e vanitosa. La gentilezza non le appartiene e dunque, come è possibile ritrovarla in ciò che produce? E questo in qualunque aspetto e a ogni livello.
Certo, esistono le perle, le eccezioni. Non soltanto singole persone, ma stabili comunità. Speranze gentili.
Leggevo questo post stamattina, e sottilmente ho trovato espresso un sentimento comune.

Vi è mai capitato di fare considerazioni simili?

Sereno fine settimana.

*Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila {versione per il kindle, ci sta che ci siano errori di punteggiatura}.

Passata di bietole al timo e salvia, versione veg per il WHB#356

Ricordo benissimo questa ricetta che vi proposi nel settembre di due anni fa. Quanto mi piacque, quanta nostalgia provo adesso: mi parla della casa di famiglia, quella con il giardino, di abitudini buone e semplici come il caffè prima della spesa al mercato, di due anni fa, insomma, un tempo passato che ho amato molto e che ha posto le basi per il mio presente.

Stamattina, leggendo i miei aggiornamenti, ho letto del Weekend Herb Blogging postato da Terry: già da tempo conoscevo quest'iniziativa e mi ha sempre incuriosito. Stamattina ho detto basta e ho deciso che era giunta l'ora di dare il mio contributo :)
Quale miglior ricetta di una passata *fresca d'autunno* e cosy, nei fatti e nella memoria? Per l'occasione l'ho rivisitata, e ve la propongo in versione veg: ma l'immagine è quella di quel giorno, e mi è davvero cara.
Un abbraccio, passate un buon lunedì. Anche se è piovoso, vi auguro che sia confortevole.


Passata di bietole al timo e salvia

bietole 3 bei mazzi
cipolla bianca una media
brodo vegetale 2 tazze
timo fresco qualche rametto
salvia secca un paio di foglie
olio evo
sale
pepe nero macinato al momento
labna  qb

Lavate bene le bietole, tagliatele le foglie in tre pezzi e i gambi a dadini.
Affettate ad anelli la cipolla e scaldatela dolcemente con un cucchiaio d'olio in una pentola molto capiente. Unite le bietole e girate, incoperchiate e lasciate che diminuiscano di volume. Aggiungete due tazze di brodo e acqua, se serve, fin quasi a coprire la verdura, chiudete con il coperchio e fate cuocere una decina di minuti. Passate tutto con il frullatore ad immersione, salate, pepate e unite le erbe aromatiche. Riportate a bollore e fate stringere il passato.
Togliete dal fuoco e lasciate intiepidire. 
Regolate se necessario con sale e pepe e erbe aromatiche e impiattate, aggiungendo un cucchiaio di labna a testa.


Le splendide persone del WHB:
*Terry, di Crumpets & co., che lo ospita questa settimana, in italiano ed inglese;
*Brii, di Briggishome, l'organizzatrice italiana;
*Kalyn, di Kalyn's kitchen, la fondatrice;
*Haalo, di Cook (almost) anything at least once, l'attuale organizzatrice.

E' un bel progetto, perchè non partecipare allora? :)
Questi i tempi da rispettare per spedire le ricette a Terry:

Domenica ore 16.00 (Helsinki)
Domenica ore 18.00 (Roma)
Domenica ore 17.00 (Londra)
Domenica ore 15.00 (Utah)
Lunedì ore 9.00 (Melbourne)

{this moment. 20}


{this moment} - A new semi-regular Friday ritual I've been thinking about. A single photo - no words - capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. A moment I want to pause, savor and remember.

Cous cous con crema di broccoli e gamberoni allo zenzero

Ho sempre pensato al cous cous come un alimento prettamente *estivo*: in realtà, soprattutto alla luce di certe creazioni ispirate della metà, mi accorgo di quanto questo pensiero sia ottuso e limitato. Infatti, anzichè utilizzarlo come base per delle insalatone, lo si può benissimo condire con dei passati morbidi e setosi di verdure stagionali {e quindi giù di cavoli, porri e zucche varie. Cosa fa più autunno-inverno?}, aggiungendo al più dei legumi {lenticchie, ceci, fagioli}.

Una marcia in più, un'astuzia che d'ora in avanti non abbandonerò {sempre della metà}, è stata quella di utilizzare acqua profumata per la cottura al vapore della verdura e del cereale stesso: al naso non risulta troppo carico, e al palato è ben calibrato.

In fotografia un minuscolo avanzo, che ha costituito l'antipasto del mio pranzo: e mi ha fatto pensare che questa preparazione potebbe tranquillamente essere proposta ad un aperitivo in mini-cocottes. Che ne dite? Ci può stare?

Buon proseguo :)


Cous cous con crema di broccoli e gamberoni allo zenzero
 ingredienti x 2

cous cous di grano duro, media grandezza 140 g
broccolo, uno piccolino
code di gambero una dozzina già sgusciate
zenzero 4 cm di radice pelata
sale integrale
pepe nero da macinare al momento
olio evo

Lavate e mondate il broccolo, tenendo da parte qualche centimetro di gambo e le foglie interne. Dividetelo in cimette, tagliate a cubetti il gambo. Portate a leggera ebollizione poca acqua con la radice di zenzero, cuocetevi al dente il cavolo utilizzando un cestello. Scolatelo sotto un getto d'acqua fredda, passate al minipimer aggiungendo un po' di olio, sale e pepe nero.
Chiudete in un cartoccio di carta da forno i gamberoni e cuoceteli per un minuto nello stesso cestello e acqua utilizzati per il cavolo; tenetene da parte un paio a testa e passate gli altri al coltello, ottenendo pezzi di circa un cm di lato.
Versate il cous cous in una ciotola capiente, aggiungete un paio di cucchiai d'olio e sgranate bene con una forchetta. Portate ad ebollizione 200 ml dell'acqua aromatizzata allo zenzero, versatela sul cous cous e chiudete con un piatto. Attendete 5', sgranate ancora il cereale e conditelo con la passata di broccoli e i gamberoni a pezzetti. 
Impiattate, se volete condite con un giro d'olio, e aggiungete i gamberoni interi.

Petali d'Ottobre in città

In una pigra, pigrissima domenica d'ottobre preparo questo post. 

La metà dorme {credo}, a farmi compagnia un decotto allo zenzero {decotti, infusi e tisane stanno diventando la mia nuova mania passione}, nel tentativo di superare i bagordi conviviali di una festa in famiglia {la seconda in due giorni, ma quando son feste così ben vengano}.

Questo pomeriggio, rientrando a casa, siamo passati per il giardino in cui era allestita la tradizionale mostra dei fiori, che son certa tutti i fiorentini conosceranno: Ottobre alla città porta questo, i ciclamini selvatici e di serra, le rose in tutte le loro declinazioni, l'erica d'ogni tipo e l'infinita famiglia delle aromatiche. I pendagli di fiocchi di raso e frutta secca, i cuori intagliati e le saponette artigianali della Provenza {menta, miele, limone, cocco e vaniglia. Che volete farci, quando è 'bono è 'bono e non riuscendo a scegliere abbiamo colto al volo l'offerta :D}, i canovacci rustici di cotone e le sculture in ferro da giardino.





Ancora il parco è tappezzato di verde smeraldo, le foglie se ne stanno tutte belle su. Ai nostri piedi soltanto girandole di colori.

 




 {Bau. Solitamente i cani piccoli non mi piacciono, ma lui è un'eccezione, così regale e dignitoso :) }

Buona settimana d'autunno.

Polpette di cannellini, piccanti ed aromatiche

Ottobre è arrivato.

Si sente la mattina uscendo di casa. E' tra chi fa la fila al forno e chi esce, stringendo sacchetti di baguette e coccolandosi con una parigina. Tra le mani veloci e sapienti dell'ortolano, che con occhio concerta i colori dei suoi prodotti. E più di tutti, si sente nel respiro pungente della Signoria, che sembra avvolgere in una sciarpa morbida tutti i suoi tesori, che a quest'ora, grazie al silenzio e all'assenza del turistame, riescono a guardarsi e a compiacersi della loro unica bellezza.
Lascio libera la mente, e immagino quanto Ottobre stia vestendo e profumando le campagne e i monti: toni caldi e muschiati, scrocchi di foglie e mele nei cesti.

Nostalgia.

Intanto una ricetta semplice, da preparare così, tanto per accendere il forno e prepararsi la cena. Una cena comoda, da divano, perchè magari sei sola con un buon libro.
Ma sei sicura che presto arriverà qualcuno ad assaggiare questi piccoli bocconcini.


Polpette di cannellini, piccanti ed aromatiche
 per una ventina

fagioli cannellini ammollati e cotti, 2 tazze
cipolla di Tropea una piccola
peperoncini piccanti 2 piccolini
olio evo
aglio 3 spicchi
prezzemolo un mazzetto
sale integrale
pepe nero
pangrattato 1/2 tazza

Preriscaldate il forno a 200°C.
In un mixer riunite i legumi, la cipolla, i peperoncini, l'aglio sbucciato e il prezzemolo {se il mixer non è abbastanza grande suddividete l'operazione in più volte}. Trasferite il tutto in una ciotola, condite con un paio di cucchiai d'olio, sale e pepe. Unite il pangrattato e mescolate bene: alla fine il composto non dovrà essere troppo compatto, deve soltanto non appiccicarsi alle mani. Formate delle palline grandi quanto una noce e disponetele sulla placca del forno spennellata d'olio.
Cuocete per 20'-25', controllandole a metà cottura.

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