Buone vacanze

Le gocce che stanno scivolando su ognuno e su ogni cosa non lavano via l'emozione della partenza.

Buon viaggio e buone vacanze a tutti voi, ci rileggiamo a settembre.

Anellini con borlotti al pomodoro fresco e pesto

Sì lo so,  quello sfondo grigiastro è abbastanza spiacevole ed appena tollerabile.
Abbiate pazienza, ma è stata una fotografia al volo, scattata poco prima della forchettata numero uno: guardando il piatto infatti, ho avuto l'impressione che *una pubblicata* se la potesse meritare.
Così eccolo qui: un dignitoso ed equilibrato piatto unico, che soltanto in apparenza può essere troppo complicato da preparare {soprattutto dispendioso di energie}. Con un pò di lungimiranza, potete preparare in quantità fagioli, sugo e pesto, così da ritrovarvi bell'e pronti diversi pasti per i giorni a venire...

Anellini con borlotti al pomodoro fresco e pesto 
per una persona

anellini 80 g
fagioli borlotti lessati 1/2 tazza
pomodori freschi 300 g {o passata di pomodoro} da utilizzare poi la quantità che si crede
erbe miste {basilico, prezzemolo, dragoncello, foglioline di sedano} una manciata
pecorino stagionato grattugiato 1 c
olio evo qb
sale
zucchero

Preparate un pesto leggero, pestando nel mortaio le erbette ed il formaggio, unendo l'olio a filo {per la quantità regolatevi voi, secondo la consistenza desiderata. Io l'ho fatto molto sodo}.
Per il sugo, passate al coltello i pomodori {sbollentati e privati della buccia o no, come preferite} e fateli cuocere qualche minuto in una pentola dal fondo spesso, velato con un poco di olio. Correggetene l'acidità con lo zucchero e salate leggermente, poi passateli con il passaverdure. Prelevate la quantità di purea desiderata e rimettetela in pentola ed unitevi i borlotti: scaldate un paio di minuti e tenete da parte.
Cuocete la pasta in abbondante acqua salata, scolatela e conditela con i fagioli al pomodoro ed il pesto.

{flowery monday. 43}

Un lunedì per ringraziare tutti voi che nel post precedente avete lasciato un commento, ed anche a chi magari lo ha soltanto letto. 
Le parole di ognuno di voi sono state per me molto preziose e ne terrò di conto: ho avuto la dimostrazione che se è vero che alcuni passanti sono superficiali, molti altri sono veri lettori e lasciano tracce profonde e significative.

Grazie di cuore, buon lunedì.


{flower monday}

Chiedimi perchè

Non ho mai scritto un post così ed onestamente non ho neanche mai immaginato che un giorno avrei potuto sentire il bisogno di scriverne uno.
Eppure una sensazione di delusione ed estraneità già da qualche tempo ha superato i livelli di guardia, tanto che adesso voglio sfruttare questo mio spazio per parlare al riguardo.

Perché?
Per mettermi in pace con me stessa e per sgravarmi da un peso fastidioso, e per vedere l’effetto che certe riflessioni provocano in chi le legge. 
Sono ben consapevole, quindi, di infilarmi in un groviglio spinoso e spiacevole, ma tant’è: se si avverte che qualcosa a noi caro è minacciato si corre in suo soccorso incuranti del pericolo, sbaglio? Se cominciate a chiedervi per quale motivo stia pubblicando, beh, sappiate che è semplicemente perché la questione è squisitamente pubblica.

Scrivo per difendere il mio sentimento di familiarità con la foodblogosfera, la vicinanza, la stima e la fiducia che ho maturato nel corso degli anni, durante i quali sono stata prima silente lettrice e poi partecipante attiva. Scrivo perché tutto ciò è stato minato {possono esserlo i rapporti reali, figuriamoci quelli virtuali} in maniera esponenziale, fino ad arrivare al concretizzarsi ad allo stabilizzarsi di situazioni che mi sgomentano e mi privano dell’entusiasmo e della freschezza originarie.

Quali?
Ahimè, trovo che il nocciolo della questione sia una diffusa perdita di spontaneità. Lungi da me far di tutta l’erba un fascio: voglio ben sperare che si abbia l’onestà intellettuale per farsi un esame di coscienza e rendersi conto da soli se effettivamente si è i diretti interessati o meno.
La naturalezza e la sincerità sembrano essere deperite a causa della quantità {e forse qualità, arrivo a pensare in certi casi} agghiacciante di blog che trattano di cucina, ed all’importanza che sembra esserci nel dover presenziare al maggior numero possibile delle pubblicazioni dei colleghi. A volte mi sono chiesta se i miei post venissero davvero letti: e tante di quelle volte mi sono trovata obbligata a rispondere che no, non era così {alcuni lettori lodavano ingredienti a cui mai avevo fatto riferimento, ma che la fotografia poteva suggerire}. Parimenti, il ripetersi delle medesime domande nei commenti mi palesava come oramai il carattere di “discussione” si fosse perso. Che peccato.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, o più appropriatamente la ciliegina sulla torta, l’ha messa il pullulare incessante delle collaborazioni tra i foodblogger e le aziende alimentari che trattano i più svariati prodotti.

L’ho detto, finalmente.
Per carità del cielo: ognuno a casa propria fa quel che vuole, ma visto che queste cose vengono scritte e vagano per l’etere diventano di dominio pubblico. E poi, davvero, questa cosa della collaborazione proprio non la capisco.
La motivazione che va per la maggiore è che sia conveniente, perché contribuisce ad alleggerire la spesa necessaria per gli alimenti. Ma io mi chiedo:

-    davvero ci sono utili quei prodotti? No, perché forse mi sbaglio, ma ho visto in giro alimenti che tutto sono tranne che quelli fondamentali ed importanti {e ci credo...}. Leggo di formaggi, insaporitori, preparati per dolci, panne vegetali {su queste ci sarebbe da parlare per ore. Non voglio neanche aprire una parentesi, ma limitarmi a dire che perlomeno se si decide di far pubblicità che si faccia consapevolmente: di vegetale hanno ben poco, visto che contengono proteine animali}
-    davvero è piacevole cucinare con prodotti che poi devi pubblicizzare?
-    davvero è possibile ritrattare larga parte del proprio pensiero in fatto di cucina ed alimentazione, passando ad un utilizzo, più o meno massiccio ma quantomeno continuativo, di lavorati industriali?
-    davvero non ci si sente neanche un po’ costretti, a volte, a dire fare scrivere cose che non si sentono proprie?
-    davvero non ci si sente neanche un po’ colpevoli di sostenere ed incoraggiare scelte di vita che più che a pro della propria salute sono a pro dell’azienda?
-    davvero ci si senti liberi di recedere la collaborazione in qualunque momento, e di non abituarcisi?

Permettete, ma trovo che sia una gran bruttura vedere un foodblog, che si dichiara essere la creatura figlia di una passione, farcito di loghi e link aziendali manco stessimo leggendo una rivista patinata che ha bisogno dello sponsor per poter stampare: perché questo alla fine diventa, no? Un bello spazio conveniente. Un terreno fertile, fertilissimo.
Per me, questa è decisamente indipendenza buttata alle ortiche, e non vedo un perché ragionevole. Davvero nessuno.

Direte voi, che ancora leggete: e perché, carina, non smetti di leggere quei foodblogs che tanto ti infastidiscono?
Perché tra questi ci sono quelli con cui sono cresciuta, ai quali sono affezionata, oppure perché di alcuni apprezzo le fotografie o vattelappesca. O perché semplicemente per me è un problema, e prima di far finta che non esista voglio esternarlo. O perchè voglio leggere che cosa se ne pensa in giro. Ma in fondo, quello che veramente c’è è la voglia di riaffacciarmi in un universo limpido, fatto di cose buone ed oneste, più respirabile e meno pressante.

Il mondo del foodblogging mi ha dato e continua a darmi tanto, persone me-ra-vi-glio-se si sono affacciate nella mia vita, come potrei non essergli grata? Come potrei tacere di fronte a questa che per me altro non è che una violenza?

Composta di ribes rosso

Home.
Che suono struggente e terapeutico.
Che sia quella che ci ha visto crescere, quella in montagna, quella della metà... sempre *casa* è, nel significato più profondo. Ciò che si sposta al limite è la famiglia. 
E non è bellissimo preparare una composta? Sgranare i chicchi rosso rubino, farli sposare con dei cristalli di un bruno straniero e  lasciarsi abbracciare dal profumo che sprigionano quando vengono scaldati lentamente.
E fotografare, fotografare quello che è nato.

Composta di ribes rosso
ribes rosso un paio di grosse tazze
zucchero di canna scuro 4 C

Sgranate il ribes, sciacquatelo sotto l'acqua corrente e senza asciugarlo ponetelo in una pentola di acciaio dal fondo spesso. Aggiungete lo zucchero e mescolate. Accendete il fuoco e portate ad ebollizione, lentamente e mescolando spesso, fermando la cottura poco prima del raggiungimento della consistenza voluta. Travasate immediatamente in vasetti di vetro sterilizzati e procedete alla pastorizzazione, oppure conservate in frigorifero.

Torta di mele e pesche noci

E' una giornata uggiosa e grigia questa. Così ho deciso di vestirla di profumi buoni e rassicuranti, di colori dolci e carezzevoli...


Torta di mele e pesche noci
per uno stampo con  ø 20 cm 

zucchero semolato bianco 4 C
burro 100 g
uova codice 0 2
farina 00 200 g
lievito una bustina
latte qb
mele rosse nuove 2
pesca noce 1
limone succo qb

Lavate bene la pesca e la mela e affettatele sottilmente, poi mettelele a bagno in acqua e limone per evitare l'ossidazione.
Preriscaldate il forno a 180°C ed imburrate ed infarinate lo stampo. sciogliete a fuoco dolcissimo il burro.
In una ciotola sbattete bene lo zucchero con il burro, aggiungete le uova ed mescolate. Unite la farina setacciata con il lievito e allungate con il latte, quel tanto che basta per ottenere un composto ben amalgamabile, omogeneo e liscio. Versatelo nella tortiera e disponetevi gli spicchi di frutta. Infornate e cuocete per 40' {fate la prova stecchino prima di sfornare}.

{flowery monday.42}


Non trovate che sia bellissimo arrivare in montagna, spalancare la porta che dà sul giardino e scoprire la fucsia in fiore?

Buon lunedì :)


{flower monday}


Anche questo lunedì...

{after ten .1}


Mi piace questo *photo project* che mi sono inventata.
Mi piace fotografare istanti della mia vita scanditi con il cibo.
Mi piace leggere i colori che acquistano le cose durante le ore.

Colazione, pranzo, cena, la solita triade, ed allora perchè non anche la merenda, il centrifugato di metà mattina o la tisana della buonanotte?

Oppure un caffè, lontano dalla cena e più vicino ai sogni.
Serena notte a tutti voi...

{breakfast.1}


Avrei voluto preparare un dolce.
Un dolce morbido, con lo yogurt nell'impasto che lo rendesse quasi fondente.

Ed invece il caldo ha piegato la mia colazione in una via diversa.
Ho piluccato del ribes rosso insieme ad una tazza di caffè nero.

{flowery monday.41}


In un torrido pomeriggio d'estate, tre persone che si vogliono bene mettono tanti chilometri tra loro stessi e la città.
Si ritrovano catapultati in paesi improbabili, quasi felliniani. Divertenti.
Sapevo che questa stagione, sebbene a modo suo, mi sarebbe stata amica.
Buon lunedì a tutti.

P.s.: un grande classico {per me}:

Crumble pere e mirtilli

Di una semplicità disarmante...
Sbucciate cinque pere cosce, tagliatele a piccoli pezzi e versatele in una pirofila un poco imburrata, alternandole ai mirtilli sciroppati. Zuccherate con un paio di cucchiaini di zucchero scuro e unite qualche fiocco di buon burro. Spolverate con un paio di cucchiaiate di pangrattato ed infornate a 180°C per 20'.

Dolce fine settimana.

{Colonna sonora, Zakk Wylde, Farewell Ballad Solo}

Peperoni ripieni {semplicemente cena}

Una ventata d'estate, una serata qualunque...

{Per il ripieno, lavorate nel mixer
pane raffermo rinvenuto in un pò di latte tiepido,
cipolla,
prezzemolo,
sale e pepe
e riempite i peperoni divisi a metà e puliti da semi e filamenti bianchi. Infornate a 180°C per 40' -eventualmente aggiungete un po' di acqua sul fondo della teglia per non farli attaccare}

Torta di ricotta di bufala alla fava tonka

A volte rivedere il basic è piacevole: soprattutto perchè si può dosare il livello di audacia, fermandosi appena un pò prima della subodorata catastrofe, atterrando placidamente nella rete di sicurezza della ricetta cucinata da anni ed anni ed anni...

Il problema è che a volte quel *basic* ci sfugge. A me è capitato con la torta di ricotta: strano ma vero, fino a poco fa non avevo una ricetta consolidata. L'ho trovata riaggiustandone una, con dosi facili da ricordare e procedimento semplicissimo {come per ogni basic che si rispetti}. A questo punto ho potuto cominciare a mescolare le carte, utilizzando della splendida  ricotta di bufala dop {ci sta una meraviglia: non l'avevo mai assaggiata, è così cremosa e profumata...} e la mia beneamata fava tonka.

Un dolce morbido, aromatico e semplice: che volete di più? :)

Torta di ricotta di bufala alla fava tonka
per uno stampo ø 20 cm

uova codice 0 3
zucchero semolato bianco 125 g
ricotta di bufala 250 g
farina 00 250 g
lievito una bustina
burro qb per imburrare
sale una presa
fava tonka 1/4 di bacca

Preriscaldate il forno a 180°C; imburrate ed infarinate lo stampo.
In una ciotola montate a spuma le uova con lo zucchero ed una presa di sale; unite la ricotta passata al setaccio ed amalgamate bene con una spatola. Setacciate la farina con il lievito ed unitela al composto di ricotta, mescolate bene fino a quando l'insieme non risulterà liscio ed omogeneo. Grattugiate la fava tonka e date un'ultima mescolata. Versate nello stampo ed infornate, cuocendo per 40'-45' {prima di sfornare fate la prova stecchino}.

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