Crostata salata con crema di carote {o delle cromie d'autunno}

crostata salata con crema di carote
Che bei colori l'autunno, eh?
Avete notato quante sfumature, quanti riflessi? che tavolozza meravigliosa che ha la natura in questi mesi.
Ieri, mentre preparavo questa crostata per imbastire la cena, rimuginavo sul fatto che tra zucca e carota siamo lì, come cromatismo. E nella mente di una foodblogger questo significa avere due post che si richiamano, che magari comportano anche una certa monotonia della pagina in cui compaiono (e tutto ciò porta allo sconforto blogghesco, famosissimo e riconosciuto). Un pò come stava accadendo qualche settimana fa, quella volta in *versione rosa*, con la pubblicazione di *nastro rosa-schiacciata con l'uva-composta di melagrana*. Aiuto, che stucchevolezza!
Invece tra zucca e carota corre una gran bella differenza: la cucurbitacea ha un colore pieno, potente, un arancio caldo che ha una componente giallo-rossa molto alta. Quello della carota invece vira verso lidi più acidi: il suo giallo tende al verde e all'azzurro; è un arancio più *freddo*.
Sto delirando o lo pensate anche voi? :)

Anyway, a proposito di zucche vi ricordo l'appuntamento, per domenica 31, al Microbirrificio di Castagno d'Andrea: guest star la birra Halloween Queen, a base di zucca, naturalmente, con carota e amarena selvatica.
Vi aspetto!


Crostata salata con crema di carote
per uno stampo da crostate di 24 cm di diametro

per la pâte à quiche di Felder
farina 0 200 g
sale 5 g
burro 90 g, tagliato a cubetti e a temperatura ambiente
uova codice 0 1
acqua molto fredda 20 g

per il ripieno
carote 600 g
latte fresco intero 100 ml
grana padano grattugiato 3 C
uova codice 0 2
olio evo 1 C
noce moscata un paio di grattugiate
sale
pepe nero

Preparate la pâte con largo anticipo: sciogliete il sale nell'acqua; in una ciotola capiente lavorate come di conseueto il burro con la farina facendola sabbiare (dovete ottenere delle grosse briciole), unite l'uovo e l'acqua con il sale e lavorate, velocemente, fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico. Formate una palla, avvolgetela in un canovaccio pulito e lasciatela riposare al fresco per 2 ore.
Lavate e raschiate le carote; tagliatele a rondelle spesse mezzo cm. In un tegame scaldate un cucchiaio di olio evo e rosolate le carote, salatele, unite un bicchiere d'acqua e cuocetele, scoperte, finchè non sono morbide (ma non sfatte). Trasferitele nel bicchiere del mixer e frullatele bene, fino ads ottenere una crema liscia: se necessario aggiungete poca acqua tiepida. Versate in una ciotola di ceramica e lasciate raffreddare. Unite le uova, il latte, il formaggio e amalgamate bene con una forchetta. Salate, pepate e aggiungete la noce moscata.
Infarinate il piano da lavoro; riprendete la pasta e stendetela ad uno spessore di circa 3 mm, foderate lo stampo e cuocete in bianco per 10'-12' a 180°C. Sfornate la base, versateci la crema di carote e infornate. Cuocete per 35'-40'.

Passata di zucca con farro al finocchietto selvatico

passata di zucca con farro al finocchietto selvatico
Semplicità.
Sì, oggi voglio usare questa parola per presentarvi una ricetta che è piuttosto un appunto, uno dei mille modi per gustare un binomio autunnale classico e intramontabile: zucca e finocchietto. Personalmente l'ho sperimentato in diverse preparazioni; si è sempre rivelato ottimo, che l'abbia presentato in una zuppa di carne o vegetale, come purea o come gratin.
Questa zuppa mi ha conquistata: sarà stato il gesto di scegliere prodotti integrali e coltivati poco lontano, il ricordo dei pomeriggi nei campi a raccogliere le erbe aromatiche risvegliato non appena aperto il vasetto dove parte di loro sono conservate, fatto sta che ho deciso di appuntarla perchè voglio essere certa di poterla replicare. Di poter ritrovare il gusto ed il calore che ho provato ieri. 
Quello che vi consiglio caldamente di fare, se deciderete di preparare questa zuppetta, è di non variare la qualità degli ingredienti: evitate il farro perlato, chè nutritivamente è più povero rispetto al decorticato,  utilizzate del vero finocchietto selvatico, stando alla larga dai vasetti industriali di semi di finocchio. Fate una passeggiata nei campi e lo troverete, sicuro. Adesso forse è un pò tardi, ma è probaile che una buona erboristeria ne sia rifornita.

Buoni pomeriggi dorati :)

Passata di zucca con farro al finocchietto
per 4 
zucca lunga di Napoli 600 g
carote
cipolla bianca 1
porro piccolo 1
finocchietto selvatico essiccato quello buono dei campi, qb
farro decorticato 100 g

sale
pepe nero macinato al momento
olio evo 

Lavate e preparate gli ortaggi. Mondate la zucca dalla buccia, togliete i semi e tagliate la polpa in cubetti di 3-4 cm; raschiate le carote e tagliatele a rondelle altrettanto spesse. Versate tutto nella pentola a pressione, unite un paio di bicchieri d'acqua, un rametto di finocchietto, e cuocete 7 minuti a partire dal fischio. Conservate l'eventuale acqua di cottura (utilizzandola poi per cuocere il farro) e trasferite le verdure nel bicchiere del minipimer, togliendo o meno il finocchietto (se non lo fate chiaramente l'aroma sarà molto forte - de gustibus!). Frullate bene fino ad ottenere una crema liscia.
Sbucciate la cipolla, togliete la parte verde (eventualmente una foglia esterna) al porro ed affettateli sottilmente. Scaldate un cucchiaio d'olio evo nella stessa pentola a pressione, versateci lil porro e al cipolla e, quando cominciano a profumare, aggiungete il farro. Mescolate con un cucchiaio di legno e unite acqua tiepida in modo che il farro ne sia ricoperto per almeno un dito. Mescolate e lasciate cuocere per il tempo indicato sulla confezione, senza girare più, facendo attenzione che il livello del liquido non scenda. 
Un paio di minuti prima del termine della cottura unite il passato di zucca e carote, poi amalgamate bene.
Servite con un giro di buon olio evo e decorate con i fiori di finocchietto.

passata di zucca con farro al finocchietto selvatico

Aggiornamento del 23/02/2011: con questa ricetta partecipo all'iniziativa di Sunflower8 in collaborazione con ILLA for People e A.P.E. Onlus

{flower monday.19}

miele baciato dal sole
Che meraviglia scoprire il cambiamento.

Ieri mattina, percorrendo la strada di sempre per arrivare alla fermata dell'autobus, abbiamo esclamato, quasi all'unisono, *miele!*. Ci siamo guardati attorno con lo sguardo smarrito, senza individuare niente alla prima occhiata. E' stato necessario fare un passo verso l'alta siepe e osservarla da vicino, per rendersi conto dei minuscoli grappoli bianchi che la punteggiavano. E del ronzio che la animava, per giunta! Che stupore, vederla così diversa...

E così la città ci ha regalato un altro pezzo di sè. Un altro brano fiorito sotto gli occhi di tutti, che pochi però guardano. 
Possibile che chi passava di lì, mentre fotografavamo, non ne sentisse il profumo di miele?

Buon lunedì a tutti.

ciao ape...

una siepe di miele


{flower monday}

Frangipane tarts con composta di melagrana

frangipane tarts con composta di melagrana
Non so a voi, ma a me accade di intenerirmi quando guardo le fotografie di alcuni food stylists
Non lo faccio letteralmente, ma è come se piangessi di gioia. Ragion per cui quelli che per me sono stati catalogati come piccoli capolavori si fissano indelebili nella memoria visiva, riaffiorando di tanto in tanto, mescolandosi con i loro simili via via che sfoglio beata le pagine di libri, riviste o foodblogs. 
Questa mia predilezione per *la cosa bella* si nutre della genuinità e della cura che confida esserci dietro a quell'opera: ecco perchè preferisco andarci cauta e farmi prima un'idea del fotografo. Ovvero: non cerco l'artisticità, ma l'artista (che poi sia lo chef stesso o il fido fotografo dello chef che non sa fotografare è irrilevante).
Credo infatti che la food photography, quando si occupa di illustrare i ricettari di cucina, non possa essere considerata arte allo stato puro, libera e indipendente, ma che debba sottostare e rispondere ad un compito ben preciso: comunicare  il frutto della dedizione di un professionista rassicurando *la persona qualunque* che lo può riprodurre e goderne. E' per questo che mi irrito quando è la post-produzione grafica quella che si taglia a fette, non la torta appena sfornata, più dura del marmo.

Detto tutto ciò, vengo al punto di oggi.
Non avevo mai preparato una frangipane tarte prima d'oggi: qui, in versione mono, ci sono quelle del caro Jamie Oliver, buonissime e sicuramente da rifare (con lo zucchero giusto. Io ho adoperato il classico semolato bianco; voi non fatelo, andate in un negozietto del commercio equo e rifornitevi di golden caster :)). 
Perchè proprio le frangipane tarts? che domande, ne ho vista la fotografia. E J. O. è uno che m'ispira tanta, ma tanta onestà. 
I miei unici cambiamenti riguardano la preparazione della pasta e la sostituzione della marmellata di mirtilli (mi pare) con la composta di melagrana.
Delicious!
 
Frangipane tarts con composta di melagrana
per 6 cocottes da 9 cm di diametro

per le tarts
pasta brisée preparata con la ricetta di fiducia *

per la crema frangipane
uova codice 0 1 piccolo
mandorle spellate e tritate 100 g
burro 100 g
golden caster sugar 90 g

per la composta di melagrana
melagrane 4
zucchero a velo 2C

Preriscaldate il forno a 180°C.
Stendete la pasta brisée e foderate 6 cocottes, bucate il fondo con i rebbi di una forchetta e rivestitelo con un dischetto di carta da forno. Versate alcuni pesetti o legumi secchi e procedete alla cottura in bianco per 8'-10'. Sfornate, liberate dai pesetti e dalla carta da forno e mettete da parte.
Preparate la crema frangipane: in una ciotola sbattete appena l'uovo, aggiungete le mandorle, lo zucchero e il burro passati al mixer e amalgamate bene con un cucchiaio.
Sgranate le melagrane, ponete i chicchi in una pentola dal fondo spesso e cuoceteli lentamente per 10'. Unite lo zucchero a velo e mescolate con un cucchiaio di legno: cuocete altri 5', ritirate dal fuoco e lasciate intiepidire. Versate la composta nel bicchiere del minipimer e frullate a più riprese, fin quando i chicchi non si saranno separati dalla polpa (sentirete come suonare delle monetine). Passate il composto attraverso un colino in metallo a maglie medie (2 mm) e riservate la passata.
Portate il forno a 190°C e assemblate le tarts: riempite ogni guscio di pasta alternando un cucchiaino di composta di frutta e uno di frangipane, terminando con la crema.
Infornate e cuocete per 18' esatti.
Danno il meglio di sè gustate tiepide e accompagnate da una bella cucchiaiata di créme fraîche.

{*Io la preparo così :)}


Prima di lasciarvi con l'augurio di un sereno e riposante fine settimana, voglio darvi una notizia fresca fresca di mattinata: Simona di cinnamomo e peperoncino ha indetto un nuovo giveaway!
Le modalità di partecipazione le trovate qui, mentre vi anticipo che questo è il delizioso premio...

Un abbraccio a tutti voi :)

Schiacciata con l'uva

la mia schiacciata con l'uva...
E' stato amore a prima vista.

Di schiacciate con l'uva ne ho viste tante, ma proprio tante: basse, a più strati, con tanta uva sopra o con tanta uva dentro, soffici quasi come dolci da pasticceria o rustiche, di quelle che trovi soltanto dal fornaio di fiducia.
Questa qui l'ha fatta un pizzaiolo, ed è diventata in assoluto *la mia schiacciata con l'uva*. Lo zuccherino che ti accoglie, insieme agli acini scuri e umidi, la pasta nè troppo alta nè troppo bassa, nè secca nè morbida, e soprattutto il ripieno, che ti chiedi come sia possibile che abbia una consistenza così sciropposa e vellutata.

Siamo rimasti estasiati.
Dev'essere per questo che il caro pizzaiolo si è sbottonato e ci ha raccontato com'è che la prepara. 
Quindi ecco qui, ricapitolando, il procedimento: le dosi sono ad occhio, diciamo in base alla teglia che utilizzerete. Se vi solletica l'idea affrettatevi: i grappoli di uva *giusta* sono agli sgoccioli!

La schiacciata con l'uva che ha le pizze come sorelle

pasta per pizza* preparata secondo la vostra ricetta di fiducia (o acquistata direttamente dal fornaio, se ne avete l'occasione)
uva nera canaiolo, chicchi lavati e asciugati
zucchero semolato bianco
semi di anice

Preriscaldate il forno a 180°C e ungete la teglia scelta.
Dividete la pasta in due pallette: stendetene una, ad uno spessore inferiore al cm, dandole forma e dimensioni affinchè sia possibile foderare la teglia, mantenendo dei bordi alti qualche cm (può essere utile aiutarsi stendendo la pasta su un foglio di carta da forno e poi trasferire tutto nello stampo). Spargete abbondanti chicchi d'uva, fino a coprire l'intero strato di pasta e spolverate con qualche cucchiaio di zucchero a velo (con parsimonia, l'uva è già dolce di suo) e qualche cucchiaino di semi di anice. Stendete la pasta rimanente e poggiatela sullo strato di uva, a coprire, sigillando bene i bordi con le dita. Affondate ancora qualche chicco sulla superficie e date un'ultima spolverata di zucchero.
Infornate e cuocete finchè la schiacciata non acquista un bel colore dorato.

*Io la preparo semplicemente impastando 500 g di farina 0 con un cubetto di lievito fresco da 25 g sciolto in poca acqua tiepida, con una punta di sale. Aggiungo un paio di cucchiai di olio evo e lavoro fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico.

yum!

{Un passaparola che corre su un Nastro Rosa}

un' orchidea per ogni donna
Ottobre.

Un mese che molti amano.
Un mese che alle donne fà un dono in più, di inestimabile valore, che ricorda che il tempo e la cura dedicati all'ascolto del proprio corpo sono essenziali.

Questi 31 giorni infatti sono stati consacrati, dal 1989 ad oggi, alla diffusione della cultura della prevenzione oncologica, nello specifico dei tumori alla mammella: in Italia la Campagna Nastro Rosa è promossa da  Estée Lauder Companies in collaborazione con Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) e consiste in una serie di iniziative ed appuntamenti a tema che coinvolgono tutto il territorio nazionale.
Il messaggio veicolato viene immediatamente reso operativo (trovo che questo sia il più grande merito) per mezzo delle visite senologiche gratuite, all'interno degli ambulatori Lilt (qui gli indirizzi): un piccolo gesto, che costa forse più pensarlo e riconoscerne l'importanza e la necessità piuttosto che farlo.

Mi piace immaginare che qualche donna nelle prossime ore o nei prossimi giorni passi di qui e si fermi a leggere questo post: che tamburelli con le dita sul mouse, un attimo incerta, clicchi e visiti due o tre pagine. Chiuda il suo portatile, prenda le chiavi e si infili la giacca, alla volta di uno degli ambulatori. Sarei felice.

Un grande abbraccio a tutti.

Microbirrificio Conte di Campiglia

crostini d'acciughe affumicate e carote trifolate {Microbirrificio Conte di Campiglia}
... e volevo parlarvi prima di questa nostra scoperta estiva, ma sono ancora in tempo perchè possiate godervela. Anzi, questo è davvero il momento migliore.

Quello che vi presento è il Microbirrificio Conte di Campiglia, la struttura della omonima tenuta imprunetina che è dedicata alla produzione di birra artigianale.
Il locale, situato nel cuore dell' Appennino tosco-romagnolo, a Castagno d'Andrea, è una sorprendente e accattivante commistione di tecnologia e artigianato, e trascende il genere offrendosi ai clienti anche come ristorante e pub. Accanto ai locali tecnici riservati alla produzione della birra, due sale interne, maliziose e intriganti, e una terrazza panoramica digradante nel bosco, che ospita, fino ad autunno inoltrato, eventi gastronomici e musicali.
Noi siamo arrivati un pomeriggio di metà agosto: seduti sulle panche appena fuori dal birrificio, ci siamo regalati una merenda indimenticabile, che si è trasformata ben presto in un pasto hobbit, per merito di queste birre celestiali e dei piatti *easy* e buonissimi disponibili in ogni momento della giornata, che escono freschi freschi dalla cucina dietro al bar.

E' affascinante conoscere quella complessa storia che porta alla nascita delle bottiglie che occhieggiano dal frigorifero accanto al bancone: una manciata di perle, di soffi ed ecco che sei completamente innamorata di quel miele prima ancora di averlo assaggiato. Pensate: una ricetta artigianale vecchia di secoli, che per essere realizzata abbisogna di acqua pura di sorgente, luppoli selezionati e miele di produzione locale, di gesti attenti e ritmici, concordanti con le stagioni e le fasi lunari.
La differenza tra questa birra artigianale e quella industriale è percepibile immediatamente: già dall'aspetto si capisce che si sta per avere a che fare con una signorina che sà il fatto suo, ma all'assaggio... :)

Con queste poche righe spero di avervi incuriosito; qui di seguito vi lascio le date degli eventi organizzati dal Conte di Campiglia: vi consiglio di dare un'occhiata, se siete in zona, altrimenti appuntatevi il loro indirizzo perchè una gita fuori porta la vale eccome!


Microbirrificio Conte di Campiglia - Eventi ottobre 2010

*22-24 ottobre, Pozzolatico (Firenze), dalle 11:00, pranzo e cena presso il circolo Arci
"Prima festa della birra artigianale Conte di Campiglia". Ristorante, grigliate, stands agroalimentari, concerti e spettacoli. Piatto forte: birra e salsicce!

*24 e 31 ottobre, Castagno d'Andrea (Firenze), dalle 10:00, presso il Microbirrificio
"Ballottata. Sagra del Marrone IGP di Castagno d'Andrea". Mercatino dell'agroalimentare di valle, musica e artisti di strada, percorsi guidati nelle marronete. Birrificio aperto a pranzo e a cena. Piatto forte: birra, salsicce, funghi e castagne.

Per la serata di Halloween, saranno disponibili in esclusiva le birre:
-Raspebeer, ai lamponi;
-Blanche, al ginepro;
-Falt-runa, alle castagne (birra dell'anno 2010);
-Halloween Queen, alla zucca cucurbacea, carote e ciliegie.

Che dite, ci vediamo? ;)

vicolo Campo d'Arrigo, 8 - frazione Castagno d'Andrea, 50060 San Godenzo (Firenze)
Info line 338.14.01.282

sformato di zucchine e patate {Microbirrificio Conte di Campiglia}

{flower monday.18}

vieni con noi...
A volte rimango davvero meravigliata della corrispondenza che c'è tra arte e natura.

Se ne potrebbe discutere per giorni e giorni, senza venire realmente a capo di nulla, ripercorrendo una volta di più la storia delle storie delle arti umane che *dimostrano* i legami che si tessono via via, o leggendo l'operato della Natura come architettura cosmica. Non mi piace fare esperienza di queste corrispondenze attraverso le parole di altri, quantomeno non prenderle sempre per buone e fermarmi lì. 
Viverle per capirle è fondamentale, per me.

Non so bene perchè ho scritto quello che ho scritto, perdonatemi, ma questo lunedì voglio lasciare carta bianca al mio *flusso di coscienza*. E pare che capiti a fagiolo il meme che mi è arrivato da ben due blog che amo molto, quello di Ester e quello di Simona: si tratta di elencare 10 cose e 10 blog  che amo, e a quest'ultimi girare il gioco. Vi ringrazio di cuore entrambe, siete così care :) ma prenderò in consegna soltanto la prima parte, passando il testimone a chiunque passi di qui e si senta in vena di accettare.

Un abbraccio grande, buon lunedì.
mi piego, nel vento...

una culla d'argento

*le passeggiate nei boschi, con una persona cara che ti mostra un sentiero nuovo;
*le caldarroste fatte in casa, bruciacchiate e avvolte in un panno morbido;
*i pacchetti per i regali, confezionati con le proprie mani, che già di per sè diventano un dono bellissimo;
*le passamanerie trovate nel cassettone della nonna;
*le mail ricevute da persone che non ho mai incontrato, ma che leggo tutti i giorni;
*lo scialle pesante, in cui imbacuccarsi la mattina presto;
*i dolci che si cucinano a quattro mani;
*i menù esposti all'ingresso dei ristoranti, che per me sono i loro biglietti da visita;
*un caffè in libreria con un'amica;
*gli appuntamenti sotto i portici.

Ma ditemi: non vi pare che questo argentino abbia conosciuto Mirò?
l'argentino che conosceva mirò


{flower monday}

Piccole pies di pere, mele e mirtilli alla cannella {wenny's teeny tiny pies}

weeny's teeny tiny pies
*Teeny tiny pies, teeny tiny pies...

Sono tornata piccola!
Ma piccola davvero: ieri in cucina mi è sembrato di cucinare per le bambole, per poi prendere un tè con loro. Non dev'essere un buon segno questo, ma tant'è. Mi sono divertita da matti :)
Già la pie di per sè è un dolce che mi attira, se ci aggiungiamo *l'edizione monoporzione* e i cuoricini beh, il gioco è fatto.
L'idea di realizzare questi bocconcini me l'ha data una fotografia di alcuni dolcetti, che la cuoca ha chiamato *teeny tiny pie* (che trovo azzeccatissimo): appena l'ho vista ho avvertito la necessità di avere qualcosa di simile a portata di mano. A mio parere ha funzionato: e mi raccomando, con i ritagli di pasta andate giù di stampini mini. Sono così carini i teeny tiny cookies!

Dolcissimo fine settimana :)


Piccole pies di pere, mele e mirtilli alla cannella
per 8 piccole pies

per la pasta:
farina 00 200 g
burro 50 g
acqua freddissima qb

per il ripieno:
mela una piccola, io ne ho usata una selvatica
pera william una
cannella un pizzico
zucchero di canna 1 C
mirtilli sciroppati della valle del Teso 8 c ben colmi (+ eventuali di rinforzo;) )

per la lucidatura:
uovo codice 0

Tagliate il burro a dadini; separate l'albume dal tuorlo e sbatteteli appena in due ciotoline diverse. Spennellate con dell'olio degli stampini circolari o, in mancanza, 8 incavi della classica teglia da muffins*. 
Preparate la pasta: in una larga ciotola sabbiate la farina con il burro, velocemente; unite poi l'acqua con parsimonia, quanto basta per formare un'impasto liscio, omogeneo ed elastico. Fatene una palla, avvolgetela in un telo pulito e lasciatela riposare in frigoriferp per 15'.
Lavate e sbucciate la pera e la mela: tagliatele a fette e poi in pezzi molto piccoli. Riunite il tutto in una ciotola e condite con lo zucchero e la cannella; mescolate bene con un cucchiaio di legno.
Tirate fuori la pasta, infarinate leggermente il piano da lavoro e stendetela ad un'altezza non superiore di 2-3 mm: con un coppapasta da 8 cm di diametro ricavate 16 dischi. Sistematene la metà in altrettanti stampi, versatevi un paio di cucchiaini del composto di mela e pera e sopra i mirtilli, aggiungendo eventualmente dello sciroppo (in cottura al limite *colerà* un pò, ma io lo trovo così azzeccato nella sua rusticità da essere chic!). Con una formina piccola piccola, della forma che preferite, ricavate il *camino* negli altri dischi. Mettete il coperchio alle tortine, premendo i bordi con i rebbi di una forchetta. Spennellatene la superficie con l'albume, attaccate l'avanzo di pasta e ripassate l'albume una seconda volta. Infornate a 180° C per 20'. Sfornate, pennellate con il tuorlo e infornate per altri 5'.

*Io ho trovato indispensabile utilizzare un accorgimento davvero geniale, che ho avuto modo di conoscere in rete (non ricordo dove, ahimè): per ogni incavo unto ho disposto a croce due strisce di carta forno, in modo da poter estrarre agevolmente la pie una volta cotta.

weeny's teeny tiny pies



{thanks to SkippingSkones!}

Conserva speziata di prugne e susine

barattoli
Di tutte le portate, l'antipasto è indubbiamente quella che più m'interessa e mi coinvolge.

Che sia io l'ospite o la padrona di casa è indifferente: sono sempre irrimediabilmente irretita e concentrata sugli entrées. Nel primo caso, ovvero quando sono servita e riverita, mi perdo in congetture di menù che *devono* necessariamente essere figli di una delle prime righe, scelta per la quale, oltretutto, impiego tempi biblici. Ecco perchè, se non ci fosse la metà, mi ridurrei ad ordinare, e non prima di quaranta minuti, una deliziosa *battuta di manzo chianino nostrale con sale di Mothya e olio extravergine di Pianogrillo* o un seducente *creme caramel al pecorino stravecchio con salsa di rucola e pomodorini canditi* (sbaaav), a cui poi seguirebbero un primo e un secondo svogliatamente e frettolosamente (per me) abbinati. Grazie alla metà, invece, le nostre sortite gastronomiche riescono sempre (davvero, sempre) ad essere bilanciate ed appaganti, dall'inizio alla fine, passando per il vino.


Quando al contrario sono io a preparare una cena che crea delle aspettative, inevitabilmente parte il trip del *programma e struttura il menù*, che conoscerà varie revisioni e correzioni, che quasi quasi per concertare tutto ci sarebbe da convocare la conferenza dei servizi (colleghi, questa era per voi :)). Mi vedete già, vero, completamente succube di sablées, bouchées e canapè? no? allora dovreste :)
Il problema è che poi casco dal mio empireo personale e mi ritrovo con pochissimo tempo e tutta la cena da mettere sul fuoco. Insomma, o mi organizzo con largo anticipo o mi faccio aiutare dalla metà. Tanto per sottolineare che sì, è proprio vero, c'è chi li fa e poi li accoppia.

Ebbene, tutto questo per conoscerci un pò di più, ma anche per dirvi che no, non sono proprio così paranoica. Non completamente, non ancora: anche a me piace rilassarmi nelle serate che organizzo, ragion per cui non esito a presentare, come piatto d'apertura, un classico e intramontabile tagliere di formaggi. Purchè (ecco il baco) sia accompagnato da un buon assortimento di miele, mostarde, chutneys e conserve: tutto preparabile con settimane di anticipo però :D


Conserva speziata di prugne e susine

prugne e susine Claudia 240 g
zucchero semolato bianco 140 g
cipolla rossa di Tropea 1/2
cannella 1/4 c
chiodi di garofano 1
pepe rosa 4 bacche
acqua 1dl

Lavate e asciugate le prugne e le susine, dividetele a metà e privatele del nocciolo. Tagliate ogni metà in due parti. Sbucciate la cipola e affettatela sottilmente.
In un tegamino versate lo zucchero, il chiodo di garofano, le bacche di pepe rosa leggermente pestate e l'acqua, portate ad ebollizione e unite la frutta e la cipolla. Mescolate bene e fate cuocere per circa 20' senza coperchio e a fiamma vivace.
Versate nei vasetti sterilizzati, chiudete con capsule nuove e rovesciate i vasetti. Affinchè si formi il sottovuoto, capovolgeteli soltanto quando si saranno completamente raffreddati.

Ricetta tratta da La Cucina del Corriere della Sera, n°12, Settembre 2010, pag. 106.

prugne e susine

{flower monday.17}

biancomuro
Come ho potuto non pensarci prima?

Mi ci sono voluti ben 17 *diciassette* lunedì prima di arrivarci, ma soprattutto un pò di polvere di stelle che solo lei sa dispensare.

Fare una passeggiata per la città e ritrarre i *suoi* fiori: quelli che sbucano dai giardini altrui, quelli dei parchi urbani o delle aiuole, quelli che si intravedono dalle vetrine dei fiorai o quelli che fanno bella mostra di sè nei grandi vasi appena fuori dalla porta. I fiori che al passo veloce di un innamorato volano per cadere tra le braccia del suo amore (mai fotografia mossa sarebbe più bella), quel paio di corolle spezzate e schiacciate da un autobus, quelli tra le trecce bionde di una bimba o quelli che spuntano dalla borsa della sua nonna.

Tanti fiori, tante storie diverse.

Questi grappoli bianchi, ostinati, si fanno largo tra i mattoni sbeccati di una galleria ferroviaria cieca: urban survivors in piena regola, visitati dagli occhi di chi passeggiando guarda le nuvole e avvicinati dalla metà munita di digitale, gentilmente trasformatasi in trapezista per l'occasione.

Buon lunedì a tutti voi.

oltre biancomuro


{flower monday}

Crostata fondente con pere e cacao

crostata fondente con pere e cacao
Certe cose si fanno, e basta. 

Un pensiero, un gusto, gli occhi che si chiudono, si riaprono e le mani cercano un libro. Aprono sportelli, muovono la bilancia, sposano il burro e la farina, impastano. 
Questa crostata è una di queste cose: impulsiva, voluttuosa e ricercata. Da anni facevo la corte a quella che oramai nel mio immaginario gastronomico era *la* torta di cioccolato e pere, inarrivabile e sfuggente, senza arrivare al dunque, ad avere *la* ricetta. 
Adesso l'ho trovata.
Ho trovato quella che fa per me, naturalmente. Un guscio croccante impreziosito dalle mandorle e un cuore fondente, reso ancora più languido dalla morbidezza della pera, in grossi pezzi e caramellata.

Sarà che è Ottobre. Sarà per questo che sono incline a seduzioni dorate e rotonde, baroccheggianti eppure minimali nell'immediatezza con cui mi raggiungono, facendo esplodere tutto il loro significato.

Un abbraccio, buon fine settimana.


Crostata fondente con pere e cacao
per uno stampo da crostata di 24 cm di diametro

per la brisée:
farina bianca 00 165 g
zucchero semolato bianco 30 g
mandorle sgusciate e spellate 30 g
burro 125 g
acqua fredda 3-4 C
sale un pizzico

per il ripieno:
pere abate mature 2 medie-piccole
zucchero semolato bianco 2 C
burro 90 g
cacao amaro in polvere 45 g
uovo codice 0 1 medio-piccolo
zucchero di canna 200 g
farina bianca 00 45 g
latte intero 3 C

Tritate finemente le mandorle con il mixer; tagliate il burro a cubetti.
Preparate la brisée: in una ciotola larga e capiente setacciate insieme la farina, lo zucchero, il sale e unite le mandorle. Mescolate brevemente con la frusta e aggiungete i cubetti di burro. Lavorate con la punta delle dita velocemente fino ad ottenere delle grosse briciole, versate l'acqua, impastate rapidamente e modellate una palla. Avvolgetela in un panno pulito e ponetela in frigorifero per almeno mezz'ora. Nel frattempo lavate, sbucciate e togliete i semi alle pere, dividetele in quarti.
Preriscaldate il forno a 180°C.
Su un piano da lavoro stendete la pasta all'altezza di mezzo cm e con l'aiuto del matterello foderate lo stampo, rifinite i bordi e punzecchiate la pasta con i rebbi di una forchetta. Spolveratela con i 2C di zucchero e adagiatevi sopra i quarti di pera, disponendoli a raggiera. Infornate e cuocete per 15' nella parte più bassa del forno.
Preparate il ripieno: sciogliete in un pentolino il burro a fuoco dolcissimo, unite il cacao setacciato (*mai* soprassedere a questo passaggio!) e amalgamate bene. Ritirate dal fuoco. In una ciotola montate l'uovo con lo zucchero, unite il composto di burro e cacao e la farina setacciata. Amalgamate con cura servendovi di una spatola, versate il latte e lavorate ancora, fino ad ottenere una crema liscia e omogenea.
Sfornate la base della crostata e versatevi dentro la crema, pareggiandola con la spatola. Infornate e cuocete per 15'-20': la superficie deve essersi ben rappresa.
E' bene far raffreddare completamente la crostata prima di sformarla e tagliarla (io l'ho lasciata riposare una notte intera).

Ricetta tratta da I grandi libri degli ingredienti. Mele e pere, vol.6, pag. 219, La cucina del Corriere della Sera in collaborazione con Slow Food Editore.

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