things that make me happy.1 {white&bleu}

things that make me happy {white&bleu}
Da quando ho iniziato a dedicarmi seriamente al blog, a curarlo e a condividere frammenti di quel che vivo con voi, miei carissimi lettori, sento spesso la necessità, o il desiderio, di aprire e chiudere la settimana in un modo particolare.

Ho scoperto il piacere di augurarvi di cominciarla al meglio, con l'iniziativa "A flower Monday" (che trova di una delicatissima bellezza) e adesso anche di lasciarvi un saluto perchè nel vostro we possiate trovare tutto ciò che vi è mancato nei cinque giorni precedenti.

Qui vedete riunite quelle piccole cose che mi hanno reso felice, pochi o tanti giorni fa.
* La lettera di accompagnamento di un pacco proveniente da lontano (ma quanto sarà bello ricevere certo tipo di posta, nell'era delle e-mail?);
* la coltre di neve su un prato (da pesticciare la mattina andando a comprare il pane);
* la nebbia che scende veloce sul platano davanti alla finestra della mia camera;
* lo yogurt autoprodotto a colazione;
* la biancheria fresca della casa (comprata immaginandosi mille e mille nuove realtà);
* i frollini riso & cranberries;
* i ciliegi in fiore (un tappeto morbido e sognante);
* una rosa bianca e un ulivo che trattiene l'ultima nevicata.

Dolcissimo fine settimana a tutti voi.

Clafoutis di mele della Valdichiana e uvetta profumato di cannella e vin santo di Tacinaia

clafoutis di mele
Siamo a metà settimana ma io già sento l'aria profumata del week end.
Sarà che sono appena rientrata da fare la spesa, che per una qualche oscura congiunzione astrale da momento caotico e nevrotico si è trasformata in una passeggiata a una spanna da terra, tanto ero felice di trovare tutto quello che cercavo ma soprattutto COME dico io; sarà che la cena di stasera sarà davvero primaverile e ricca di primizie; ancora sarà che venerdì a Firenze andrà di scena la notte bianca, sabato il mercato del 1° maggio al parco delle Cascine e domenica la mostra mercato dei fiori al giardino dell'Orticultura?

Lo spirito contraddittorio che è in me però, essendo davvero molto contraddittorio nonchè davvero marcato, per il pranzo di oggi mi ha fatto partorire questo dolce dai sapori dichiaratamente autunnali.
Credo che ciò sia accaduto semplicemente per una disattenzione della mia parte razionale, che ha lasciato libera la testolina di scegliere di preparare un clafoutis, giusto perchè notoriamente lo si associa alle ciliegie e le ciliegie, si sa, adesso sono di stagione.

In ogni caso era davvero molto buono. Non posso non consigliarvelo, anche se siamo a fine aprile :)


Clafoutis di mele della Valdichiana e uvetta profumato di cannella e vin santo di Tacinaia

mele staiman della Valdichiana* 250 g (o altre staiman, purchè non trattate)
burro 15 g
uva passa 30 g
vin santo (per me di Tacinaia**) 1 C
cannella un pizzico
zucchero semolato bianco 35 g
uova codice 0 una media
farina 00 60 g
panna fresca 100 ml

Preriscaldate il forno a 180°C.
Sciacquate velocemente l'uva passa.
Lavate accuratamente le mele, tagliatele in quarti, privatele del torsolo senza sbucciarle e riducetele in cubotti. In un padellino sciogliete il burro, versate le mele e fatele dorare a fuoco medio, spadellando spesso. Togliete dal fuoco, unite l'uvetta, il vin santo e la cannella, mescolate e lasciate intiepidire.
In una ciotola sbattete l'uovo con lo zucchero, aggiungete poco a poco la farina e diluite con la panna. Amalgamate bene fino ad ottenere un composto liscio.
Imburrate ed infarinate una piccola pirofila; disponete le mele cotte e ricoprite con il composto di uova. Infornate e cuocete per circa 25'. Spengete il forno e fate riposare il dolce una decina di minuti, dopodichè sfornatelo.


Qualche info in più...

* "La mela stayman aretina ha una forma tonda, leggermente schiacciata, di colore rosso con venature verdi. Ha un sapore agrodolce, quasi "frizzante" ed una buona consistenza, si presenta croccante e succosa al morso, quasi si scioglie in bocca. La pezzatura è medio-grossa [segue]".

** "Azienda agricola situata sulle colline del Montalbano produttrice di vini DOCG, Vin Santo ed Olio extra vergine di oliva.Vantiamo una produzione annua di Vin santo DOC di oltre 200 Hl suddiviso tra Vin santo del chianti, vin santo dell’empolese e vin santo occhio di pernice.L’azienda ha oltre 600 caratelli in castagno dove tiene per 3 anni il vin santo a fermentare oltre che 3 fruttaio in legno per l’appassimento dell’uva [segue]".

Cavolfiori a merenda

Questo è un post fuori programma, nato dal desiderio di condividere con i miei lettori una scoperta che mi ha emozionato, che spero di poter toccare con mano presto.

Grazie alla cara Ciciuzza e al suo racconto, sono venuta a conoscenza della realtà dei Cavolfiori a merenda, che è, formalmente e ufficialmente, un'associazione voluta da ragazzi giovanissimi, che ha come scopo la promozione della cultura gastronomica.
E' il loro concetto di "cultura gastronomica" che mi ha spinto a scrivere. Cito le loro parole:

"Cucinare è un atto culturale; è saper adattare la tecnica alla natura, mai identica.
Cucinare è conoscere le stagioni. Cucinare è ricerca, ma allo stesso tempo è un atto spontaneo: profumi, colori, suoni, sapori e consistenze che ciascuno colleziona e che si risvegliano in noi di fronte ad un ingrediente".

All'atto pratico, questi ragazzi operano in maniera itinerante, spostandosi lungo l'Italia appoggiandosi ad aziende "ospitanti" che permettono loro di organizzare eventi in stile "cavolfiore".
Cosa aspettarsi? Una bianca tavola apparecchiata in mezzo alla natura, dove condividere, insieme a commensali curiosi come voi, una merenda e una cena che propongono menù tagliati sui prodotti del luogo, che vengono decisi pochi giorni prima dell'evento, giusto il tempo per loro di rendersi conto di quali siano le peculiarità gastronomiche.

A dirla tutta io sono estremamente curiosa.
Spero di poter tornare a parlare di loro una volta toccato con mano quanto propongono: i prossimi (e ultimi in programma) eventi sono nei due fine settimana a seguire, entrambi in Toscana (Chiusdino e Pienza, provincia di Siena).


Per le info leggete qui

{flower monday.2}

peonie
Stamattina, mentre aspettavamo l'autobus in piazza, ci siamo accorti di essere al centro di un frenetico girotondo.
Siamo sulla giostra della primavera e neanche ce ne eravamo accorti.
Gli alberi che ornano quel ritaglio di città hanno messo da un giorno all'altro una fitta schiera di germogli, tenui e morbidi.
Nel mio giardino, le peonie nel giro di una notte hanno tessuto un tappeto rosa antico sotto di loro.
E nell'aiuola accanto le fresie sono state rimpiazzate dal bianco squillante dei mughetti.

Ma dico, stavo dormendo?

Buona settimana a tutti voi.

peonie

peonie

Focaccia dolce al limone con semi di papavero

focaccia dolce al limone con semi di papavero
Una mattina lenta e piovigginosa.
Qui, nella mia cittadina oggi è festa; manco a dirlo si respira un'aria un pò sognante, con tutti i negozi chiusi e la dolcezza del fine settimana anticipato che serpeggia per le strade, bussando ad ogni portone.
Della mia colazione voglio lasciare un appunto: questa focaccia dolce, modesta nella preparazione e caratterizzata da una coppia, i semi di papavero e il limone, che associo all'inizio della mia avventura nell'universo dei foodblogs.
La ricetta è ispirata a quella della focaccia dolce di Lisa Biondi.

Un abbraccio e dolce fine settimana.

focaccia dolce al limone con semi di papavero

Focaccia dolce al limone con semi di papavero

farina 00 250 g
zucchero semolato bianco 100 g
burro 50 g
uova codice 0 2
latte 10 C
lievito 1 bustina
semi di papavero 1 C colmo
limone la scorza di 1 più qualche goccia

per la lucidatura:

acqua 1 C
succo di 1/2 limone
zucchero semolato bianco 1 C

Preriscaldate il forno a 180°C.
Imburrate e infarinate lo stampo; in un pentolino sciogliete il burro a fiamma dolce.
In una ciotola lavorate a spuma lo zucchero con il burro, unite le uova e amalgamate bene. Unite poco alla volta la farina setacciata con il lievito, alternandola con il latte.
Aggiungete i semi di papavero, la scorza, qualche goccia di limone e mescolate.
Versate il composto nello stampo e infornate. Dopo 40' fate la prova stecchino.
Sfornate il dolce, lasciatelo riposare. In un pentolino mescolate l'acqua, il succo di limone e lo zucchero e fate ridurre un pò. Pennellate la superficie del dolce, sformatelo e fatelo raffreddare su una gratella.

Torta al cacao {sans beurre}

torta al cacao {sans beurre}
Ci sono dei momenti, nella vita di ognuno di noi, nei quali il nostro corpo sa perfettamente di che cosa ha bisogno.
Ammiro molto coloro che, per sensibilità, interesse, dovere o anche per lavoro, sono costantemente tesi all'ascolto del proprio corpo, che hanno trovato e che rinnovano quotidianamente un'esclusiva affinità.

Tempo fa ebbi modo di accennare ai miei percorsi alimentari passati: ebbene, in quelle situazioni avevo sviluppato una vicinanza di cui andavo orgogliosa e, ripeto, che mi ha portato davvero benessere.
Adesso che le cose, per vari motivi, si sono modificate, ho altri "canali di comunicazione", tutti validi e da sperimentare appieno, che finora mi hanno unicamente giovato. Difatti temi che prima mi erano un pò estranei (o quantomeno lontani), come la stagionalità, il consumo consapevole e l'autoproduzione, mi stimolano riflessioniche inevitabilmente portano ad una maggiore intimità con il mio corpo.

Questo post però mi serve per parlare di un altro registro utilizzato: essì, perchè in quei particolari momenti che citavo all'inizio, mi capita di leggere messaggi per colori, forme, sapori e consistenze. Che poi il cervello deve rielaborare in un oggetto.
Fatto sta che il messaggio dell'altro giorno riguardava qualcosa di "basso, cioccolatoso, compatto, scuro, morbido ma non soffice"...
Ho cominciato a sfogliare l'interessante libretto "Cioccolato" (volume allegato con "La Cucina del Corriere della Sera" in collaborazione di Slow Food Editore) e ho optato per questo dolce, togliendo dalla ricetta originale gli aromi previsti per lasciarlo in purezza.
Vola via che è un piacere...

p.s.: grazie a Jasmine, perchè l'uso del limone -anzichè del sale- per montare gli albumi è tutta un'altra cosa!

torta al cacao {sans beurre}

Torta al cacao {sans beurre}
per uno stampo del diametro di 20 cm

cacao amaro in polvere 75 g
zucchero semolato bianco 100 g
uova codice 0 4
farina bianca 00 50 g
fecola di patate 1 C
limone un goccio

Imburrate e infarinate lo stampo; preriscaldate il forno a 190°C.
Separate i tuorli dagli albumi: in una ciotola capiente sbattete bene i primi con lo zucchero, fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso.
Setacciate insieme la farina, il cacao la fecola e unite il tutto al composto di uova e zucchero.
Montate a neve ben ferma gli albumi aiutandovi con un goccio di limone, uniteli delicatamente e a più riprese agli altri ingredienti (in modo da ammorbidire il composto via via) mescolando dal basso verso l'alto per non farli smontare.
Versate il composto nello stampo e cuocete per 35'. Fate la prova stecchino prima di sfornare.

{flower monday.1}

glicine
Dal pergolato del mio giardino.

Per augurare a tutti una buona settimana.
Niente di più.

Perchè di "cose buone", tanto grandi quanto piccole, credo che ci sia bisogno sempre.

glicine

Crema di amaretti alla cannella

crema di amaretti alla cannella
Premessa: che i puristi della crema pasticcera si astengano dalla lettura del post seguente.
Dopo i panini al latte senza lievitazione, adesso è la volta di questa crema che si fa "tutta in una volta", senza troppi passaggi o cambio d'utensili: un'altra eresia, insomma.

Detto questo, posso parlare con libertà, ai lettori che ancora mi seguono, di quanto è simpatico questo dolcino. E' una cremina senza pretese, che trovo perfetta per concludere un pranzo o una cenetta informale, la nota giusta per rimanere seduti a discorrere ancora per qualche minuto, indugiando col cucchiaino tra questa bruna morbidezza permettendosi di leccarsi i baffi.
Se non vi fate scrupoli (come me) a preparare una crema che tanto crema non è, riservandovi di essere pedissequi al momento di confrontarvi con quella pasticcera, allora prego, accomodatevi :)

Crema di amaretti alla cannella

uova codice 0 medio-piccole, 1+1 tuorlo
farina 00 1/2 C
zucchero semolato bianco 2 C
burro a temperatura ambiente 15 g
latte intero 250 ml
amaretti 25 g (una decina)
cannella in polvere una presa

In un bricco scaldate bene il latte.
In un pentolino sbattete il tuorlo e l'uovo con lo zucchero, unite la farina, il burro e gli amaretti. Amalgamate bene. Portate su fuoco debole e cominciate a versare da subito il latte, senza mai smettere di mescolare. Cuocete finchè la crema non comincerà ad addensarsi senza però bollire.
Trasferite subito in un recipiente (se possibile in vetro), aggiungete la cannella, mescolate e lasciate raffreddare la crema.
Suddividetela nei quattro bicchierini e poneteli in frigorifero per almeno quattro ore prima di servirla.

Zuccotto di primavera: cioccolato bianco, ricotta e primule

zuccotto di primavera
A dire la verità, prima di questo, non avevo mai preparato uno zuccotto. Anche se, nel senso tradizionale del termine (pan di spagna interno), uno zuccotto proprio non è: si tratta di un dessert decisamente primaverile; candido, dolce e coronato di primule, fatto di pochi e semplici ingredienti usati in purezza.
L'avevo adocchiato da molto tempo su una piccola rivista ahimè fuori stampa adesso (Arte in cucina), ma stagione dopo stagione, primavera dopo primavera, l'ho rimandato.
Finalmente ho trovato il momento adatto (avere un blog a volte ti sprona a portare a termine dei progetti!) per prepararlo, ed ecco qua il risultato: a me è piaciuto moltissimo...

Zuccotto di primavera

ricotta vaccina 750 g
cioccolato bianco di ottima qualità 250 g
zucchero semolato bianco 300 g
acqua di rose 1 C
amaretti 120 g

per i fiori brinati:

primule, violette o altri fiori commestibili
albume 1
zucchero semolato bianco qb

In una ciotola lavorate a lungo la ricotta con lo zucchero; unite l'acqua di rose. Coprite la ciotola con la pellicola alimentare e fate riposare in frigorifero.
Sbriciolate gli amaretti; passate al coltello il cioccolato riducendolo in piccoli pezzi.
Foderate una forma da zuccotto con una garza sterile e versatevi dentro metà della crema di ricotta: con le mani fatela aderire alle pareti dello stampo e riempite l'incavo che si è creato con la granella di amaretti. Unite il cioccolato alla crema di ricotta rimasta e riempite lo stampo, livellando bene la superficie con una spatola.
Coprite con carta da forno e conservate in freezer per due ore.
Per brinare i fiori, battete leggermente l'albume e pennellateli delicatamente. Cospargeteli con lo zucchero, poco e ripetutamente e poneteli su una gratella ad asciugare.
Circa 20' prima di servire capovolgete il dolce, togliete la garza e decoratelo con i fiori brinati.

primule brinate

{a special thanks to....2}

{a special thanks to....2}
Printemps...

Ho voluto indossare abiti più leggeri e raffinati.
Merletti e ricami d'altri tempi.

Grazie a chi mi ha permesso di farlo.

Nuovo template per wennycara.blogspot.com : che ne pensate?
(n.b.: Internet Explorer e Mozilla Firefox non creano alcun problema, il browser Google Chrome al momento non aggiorna la testata).

[a little sleep...]

scialle grigio cenere
Un pò di riposo.
Stretta in un abbraccio di morbida lana; una cascata di fiori color cenere sulle spalle.

scialle grigio cenere

scialle grigio cenere

Scialle, modello personale di maman, lana sottile 100% color grigio cenere.

Sformatini tiepidi di carciofi

sformatini tiepidi di carciofi
Il periodo della "morbidezza assoluta" prosegue indiscusso e indisturbato.
Qualunque ingrediente che abbia la peculiarità di essere croccante finisce sciolto nel pentolino e trasformato in qualcosa di struggente (sento che presto, molto presto cadrò nella spirale dei moelleux).


Morbido non soltanto al tatto:
deve risultare tale a tutti e cinque i sensi. E così arrivederci alle spezie decise, agli agrodolce, agli arrosti e alle crostate, alle schiacciate quanto alla pasta in forno.

Benvenuti sformati soffiati e flan, come recita la mia etichetta.

Sformatini tiepidi di carciofi
x quattro pirofiline del diametro di 12 cm

carciofi spinosi (per me sardi) da pulire 1 kg
limone bio uno spicchio
uova codice 0 2, piccole
grana grattugiato 1 C
latte 1/2 l
acqua 2l
sale
pepe
noce moscata
burro una noce

Pulite i carciofi, tagliateli in ottavi immergendoli via via in una ciotola d' acqua acidulata con il limone. In una casseruola capiente, portate ad ebollizione i 2 l d'acqua e 1/4 di latte; immergetevi i carciofi e cuocete per 20'. Scolateli molto bene e riduceteli in purea utilizzando il minipimer; trasferiteli in una ciotola ampia.
Preriscaldate il forno a 180°C.
In un piatto, sbattete leggermente le uova e unitele alla purea di carciofi, aggiungete il grana, l'altro 1/4 l di latte e condite con sale, pepe e noce moscata grattugiati al momento.
Suddividete il composto negli stampi imburrati e trasferite questi in una teglia che li contenga comodamente. Riempitela d'acqua fino a giungere ai 2/3 del bordo degli stampi; infornate e cuocete per circa 1h.
Sfornate, lasciate raffreddare e sformate sui piatti individuali.

Versione pic-nic: preparate un unico sformato utilizzando una teglia rettangolare; una volta cotto tagliatelo in piccoli quadratini. Proteggeteli durante il trasporto con carta da forno.

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