[23:59, aujourd'hui]

diosperi
Stanotte si chiuderà il primo mese dell'anno.
Se ne va Gennaio, il primogenito, il mese che ho sempre considerato il padre di tutti gli altri.
E' stato gentile e mi ha elargito gioie e ricchezze (intellelltuali/emozionali) più di quanto pensassi; è per questo che voglio rappresentarlo con una fotografia che, sebbene "fuori stagione", ne condensa l'essenza.

Fulgido e pieno.

Bread pudding

bread pudding
Da quando tengo il blog, da quando però me ne prendo cura amorevolmente, non dalla sua nascita anagrafica, sono più attenta al tempo che scorre. Probabilmente perchè sono tenuta dalla mia etica a tradurre in racconti, fotografie e pietanze quello che avverto in una determinata circostanza, in quel preciso presente lì. Mi piace descrivere con esattezza quello che vivo, che non significa spettagular sulla mia vita privata ad oltranza, no, ci mancherebbe. Oltre al fatto che ne sarei incapace, per l'indole che ho, dovrei privarmi di lettori come voi, che giustamente se le mie pagine quello offrissero andreste a cercar diletto altrove :)
Utilizzo il blog come uno strumento di analisi: il contenuto che presento e veicolo a voi è la traduzione di quello che ho vissuto. Qualunque cosa, per essere comunicata, ha bisogno di essere messa a fuoco per poter essere comprensibile ed assolvere così al suo dovere: così qui, per parlare con voi, sono "obbligata" in prima istanza a far chiarezza con me stessa. E vi dirò che è un esercizio bellissimo :)

Passando a noi, in maniera più prosaica, vorrei presentarvi questi teneri e commoventi puddings. Non avevo mai provato questo tipo di preparazione, ma credo che da ieri sera le cose cambiarenno, visto la soddisfazione che questi dolci mi hanno regalato. A parte l'idea di "pudding", che credo alberghi in ogni uomo e in ogni donna della società civile, non conoscevo nient'altro sul loro conto: a mettermi la pulce nell'orecchio è stata la cara Duck in un suo post.
Quindi, ieri sera, presa da un'irresistibile desiderio di qualcosa di morbido, semplice e dai toni delicati (il mio gennaio...), ho consultato, con la certezza assoluta di non rimanere delusa, il libro di Trish Deseine (del quale parlai qui), scoprendo che questo "Bread pudding" faceva davvero al caso mio.

La ricetta, per 6, è stata un pochino modificata nelle dosi. Vi lascio le mie correzioni e vi auguro un sereno e dolce fine settimana.

bread pudding
Bread pudding (Trish Deseine)

pane toscano (non salato) la mollica di 3 piccole fette, ca 70 g
latte fresco intero 250 ml
panna fresca 250 ml
zucchero semolato bianco 2C
uova codice 0 1+2 tuorli
vaniglia 1/2 baccello
uva sultanina 50 g

Sbriciolate bene la mollica e mettetela in una ciotola capiente e profonda.
Sbattete l'uovo e i tuorli con lo zucchero fino a quando il composto si sarà schiarito e sarà divenuto spumoso.
In un bricco versate il latte e la panna, unitevi il baccello di vaniglia aperto a metà e portateli ad ebollizione.
Spengete subito, tenete da parte il baccello, versate tutto il resto sulle uova e mescolate con decisione.
Grattate i semini di vaniglia incorporandoli alla crema, unite l'uvetta e versate tutto nella ciotola del pane. Mescolate bene e fate gonfiare per 20'.
Nel mentre scaldate il forno a 160°C.
Suddividete il composto in sei stampini monoporzione, infornate e cuocete 40'. A piacere, il bread pudding può essere servito tiepido o freddo, con l'aggiunta di una spolverata di zucchero semolato bianco.

bread pudding

[Mère et fille]

la mia lana, la sua sedia
La penombra di una camera da letto.
La luce è grigia, di un cielo a neve; entra sottile e silenziosa dalla finestra protetta da morbide tende ricamate, avvolgendo due lavori a maglia che sonnecchiano sulla poltrona.

Mère et fille.

Due coppie di mano diverse, due storie di lunghezze differenti intrecciate con le maglie.
Due lavori necessariamente diversi, ma che accomunano con forza unica e intimamente due donne.
Preciso: il lavoro di mia mamma è quasi a conclusione, adesso lei si sta occupando del collo, utilizzando la coppia di ferri n°5 e quattro doppia punta n°4 e 1/2; io ho appena cominciato :) quindi con i miei due n°5 ho avviato legaccio e costine.

mère: maglione su modello proprio, filato misto lana Flamingo color avorio,
fille: marinara, modello tratto da Mon Tricot 1975, lana Pingouin Iceberg color lavanda.

A presto...

[collage tricot]

[collage]

Fattoria di Belcanto: Oro. Le tisane fatte a mano

tisana all'anice stellato di Belcanto
Come promesso torno a parlare della Fattoria di Belcanto.
Il prodotto che voglio farvi conoscere mi ha conquistata fin da subito: è la cura del particolare, della qualità e della lavorazione che conferiscono il pregio alla linea delle tisane "Oro di Belcanto".

Partiamo dalla materia prima.
Le erbe officinali utilizzate sono coltivate con il metodo "Biodinamico": Simon Van Hilten, coltivatore olandese che dal 1982 si è stabilito sull'Appennino tosco-emiliano al confine con il Parco Naturale del Corno alle Scale, raccoglie piante spontanee e semi-spontanee e ne facilita la crescita con le tecniche della coltura biologica, preservando l'equilibrio ambientale e la biodiversità e al contempo rafforzandone vitalità e proprietà.
Per garantire il mantenimento della qualità e delle virtù delle erbe nel prodotto finito, queste vengono essiccate tramite un impianto a pannelli solari.

Una volta reperita la preziosa miscela si passa alla fase di confezionamento: anche questa avviene in zona, ad opera della Cooperativa Archimede. Le erbe officinali vengono confezionate a mano in bustine di cotone, una per una.
La tisana da me provata "della buona letizia", è una miscela a base di Anice Stellato, Verbena, fiori di Ibisco, fiori di Achillea, Issopo, Finocchio, Liquirizia e Melissa.
Vi rimando al sito per avere una panoramica dell'operato. Al momento non esiste la possibilità di vendita online, ma se siete interessati potremmo organizzare un gruppo d'acquisto (come per il sapone). Scrivetemi nel caso!

Buon fine settimana :)

Tortino di castagne al caffè


tortino di castagne al caffè
Non ho molte parole da spendere nel presentarvi questo tortino, se non la raccomandazione di metterlo nella ben nota lista "da fare" se, come me, amate le castagne.

Coerentemente con la tradizione, che ci restituisce la storia della castagna quale frutto semplice e umile, questo è un dolce schietto e familiare, che però non ha mancato di sorprendermi: sia nel gusto, laddove l'esplosione dell'aroma di questa particolare farina non impedisce al caffè di mettersi in coda e affiorare, vago e carezzevole, che nella consistenza, morbidissima e soffice.
Inutile dire che è un dolce destinato al pieno successo solo se la qualità degli ingredienti è grande.

Per me si è rivelato una dolcissima reminescenza dell'autunno passato...

Tortino di castagne al caffè
per uno stampo del diametro di 20 cm

farina di castagne del Monte Amiata 150 g
burro 100 g, ammorbidito e tagliato a dadini
uova codice 0 2, tuorli e albumi separati
zucchero di canna 4C rasi
caffè espresso 1/2 bicchiere
lievito 8 g
sale

Preriscaldate il forno a 180°C. Imburrate e infarinate la teglia.
In una ciotola capiente lavorate con un cucchiaio di legno il burro, aggiungete lo zucchero e continuate a lavorare, fino ad ottenere una crema. Unite i tuorli, uno alla volta, mescolate e aggiungete un pizzico di sale e il caffè. Amalgamate bene.
In un'altra ciotola montate a neve ben ferma gli albumi, aiutandovi con un pizzico di sale. Incorporateli delicatamente al composto di burro e uova e mescolate dal basso verso l'alto, cercando di non smontare l'impasto. Setacciate la farina con il lievito e uniteli.
Infornate e cuocete per 40'.

tortino di castagne al caffè


Con questa ricetta partecipo al contest di NERONERO

Una via di mezzo

pungitopo
Una via di mezzo.
Un paio d'ore di sole rubate in un pomeriggio denso d'impegni; un sentiero tra i campi che conosco come le mie tasche; un incontro di stagioni che mi ha sorpresa.
Il pungitopo accanto alle foglie scroccanti, gli anemoni pallidi tra la malva imperlata di rugiada, i fusti giovani, slanciati e elastici di qualche sconosciuto arbusto che si fa largo tra le vecchie pietre, che con pazienza trattengono da tempo gli ulivi per la collina.
Vi voglio regalare questi scorci che mi fanno battere il cuore...

la mia uliveta, le mie colline

nei campi...

appena arrivata...

appena arrivata...

terrazze dell' uliveta

Terrine di patate e fontina con crumble di cavolo siculo

terrina di patate e fontina con crumble di cavolo siculo
Ho meditato a lungo su questa preparazione, tutto a causa del mio nuovo giocattolo :)
Fino a stamattina ho avuto tra le mani un ortaggio che va sotto il nome di "cavolo siculo" (perlomeno così il mio ortolano l'ha etichettato), un'assoluta rivelazione per me, e che come tale ha causato un rincorrersi di intuizioni e suggestioni culinarie, passando per istanti davvero toccanti di commossa contemplazione della crucifera in oggetto succeduti a momenti di ipnosi e tentato esercizio dell'arte della maieutica.
Ero scettica, qualunque soluzione pervenisse.
Dalla vellutata al flan, dal gratin alla mousse, alla fine ho detto basta: inutile imporre a priori una preparazione a qualcosa di cui neanche si conoscono le proprietà. E allora informiamoci.
La ricerca seguente è stata illuminante e determinante: è tanto prezioso che va consumato nella sua pienezza di gusto e di colore, cioè crudo.

Il cavolfiore violetto è, infatti, una varietà da tutelare che possiede caratteristiche ben diverse dai parenti pallidi: quell'incipriatura della testa che tanto ci piace non è mica tintura di iodio, scherziamo, è la pigmentazione dovuta alla presenza di carotenoidi e antociani (un mix di carote, uva e mirtilli per intenderci) che a seguito di studi condotti pare contribuiscano alla prevenzione di alcune forme tumorali.
A questo punto avevo appurato di dover battezzare il mio incontro con quest'ortaggio rendendogli onore, proponendolo in tutta la sua croccantezza e il suo sfarzo, alla cima e non mischiato con gli altri. Sarebbe dovuto venire per primo e farsi ricordare.
Che mi invento? Qualcosa di molto molto semplice, ma che è riuscito a venire incontro ai miei propositi: una base morbida e carezzevole, di quelle che piacciono a me, una sferzata di sapore invernale e infine lui, tutto tronfio e soddisfatto di aver guadagnato il trono.
Buon fine settimana :)

terrina di patate e fontina con crumble di cavolo siculo
Terrine di patate e fontina con crumble di cavolo siculo

patate a pasta bianca (preferibilmente vecchie) 4 piccole
latte qb per bollire le patate+ qualche cucchiaio
burro una noce
noce moscata
fontina valdostana 80 g
cavolo siculo 1 molto piccolo
olio evo
sale
pepe nero lungo

Dividete il cavolo in cimette, lavatele accuratamente e lasciate asciugare su un telo pulito. Con un coltellino separate ancora le cimette, seguendo le naturali ramificazioni, ottenendo parti grandi non più di un centimetro.
Lavate le patate sotto l'acqua corrente, spazzolandole bene per togliere ogni residuo di terra. Ponetele in una pentola e copritele di almeno una spanna con acqua e latte in parti uguali. Portate a bollore e cuocetele per circa 30'-40': controllate che siano tenere.
Preriscaldate il forno a 180°C.
Prelevatele dalla pentola con una schiumarola, sbucciatele e passatele allo schiacciapatate. Ammorbidite il composto con un pò del liquido di cottura e aggiungete il burro. Mescolate bene, salate, pepate e insaporite con la noce moscata. Distribuite il composto nelle cocottes imburrate e livellate bene.
Passate la fontina alla grattugia a fori larghi e adagiatela sopra la purea di patate.
Sistemate le terrine in una teglia grande, aggiungete acqua fino ai 2/3 del bordo e infornate. Cuocete per 10'-12'.
Sfornate, estraete le terrine e concludetele con le cimette, a mò di briciole. Condite con un giro di buon olio d'oliva e una grattugiata di pepe lungo.

Qui l'approfondimento sul cavolfiore violetto

Lo conoscete?

cavolo siculo
Incantata dal suo bizzarro, quasi clownesco capo che pare incipriato col violetto d'un carciofo, l'ho preso con me.
Perchè lasciare la vecchia via a volte, non solo in cucina, è semplicemente necessario.

A breve...

Fiorenza

Anno nuovo, ristorante nuovo.
La "Trattoria Fiorenza" viene recensita "a caldo", dopo la cena che io e mister f. vi abbiamo consumato lo scorso sabato.

Innanzitutto è doveroso sfatare eventuali sospetti o perplessità che la parola "trattoria" può involontariamente attivare in chi ha in programma una serata "a tono": Fiorenza possiede il garbo di un locale di classe, accurato e disinvolto, senza mai peccare di sofisticazione o di modaiola vanità.
Ha all'attivo più di quarant'anni di gestione: Valerio Bertoli e Carla Cavicchi si intrattengono personalmente con i loro ospiti, con discrezione e professionalità, offrendo suggerimenti e approfondimenti riguardo alle pietanze e ai vini. E' probabilmente questo, assieme alla qualità indiscussa di quanto proposto, il motivo dello "zoccolo duro" di affezionati, e dell'incremento della clientela attraverso il collaudato e veritiero passaparola.

Sotto il grande lucernario vetrato della sala maggiore abbiamo cenato a base di pesce, una predilezione di entrambi quando viene offerto il pescato fresco di giornata.
La carta spazia in maniera notevole in tutte le tre principali portate (antipasti, primi piatti e secondi piatti), quanto a varietà di pesce, crostacei e molluschi, che di metodo di cottura (fritto, griglia, tartare, al vapore, marinato) o di abbinamento (meraviglioso quello crema di legumi/crostacei). Altrettanto ben fornita è la cantina.

Per darvi un'idea, abbiamo cominciato con antipasti caldi morbidi, una crema di verdure su cui erano adagiate polpettine di seppia per me e una passatina di fagioli con code di gambero saltate per la metà. A proseguire uno dei piatti che più abbiamo apprezzato, i ravioloni ricotta e spinaci ai fiori di zucca, con code di scampi e semi di papavero.
L'ultimo piatto ci ha nuovamente separato, in quanto io non ho saputo resistere di fronte ad un filetto di pescatrice all'isolana (ho avuto modo di assaggiare le migliori olive nere al forno, non scherzo), mentre f. ha optato per la classica frittura mista con paranza e patate, delicatissima.
Ad accompagnarci, un Fiano d'Avellino Terredora 2008.
Immagino che starete chiedendo il conto.
I prezzi sono sostenuti, ma assolutamente giustificati; ho controllato sulla mia Guida Michelin, datata 2008, che indica un intervallo di 30/51 €: sono stati leggermente incrementati.

Concludendo, il nostro è un parere completamente positivo. Passiamo felicemente la parola!

Trattoria Fiorenza
via Reginaldo Giuliani, 51/r
Firenze

Tel. 055.416.903

Olive al ranno

olive al ranno
Apro i battenti della mia cucina virtuale per la prima volta, nel 2010.
La preparazione che presento però non è esattamente una nouvelle entrée, tutt'altro: è antica e tradizionale, gli ingredienti di cui si serve non sono affatto quelli tipici d'inizio anno, non sono neppure lontanamente coltivabili in serra.

Che succede, allora?

Succede che questo post è stato iniziato, sospeso, ripreso, interrotto nuovamente (tanto che la bozza era stata salvata automaticamente da blogspot.com in novembre) troppe volte per rispettare la stagionalità della materia prima, nonchè la fattibilità pratica della preparazione stessa.
Per questo mi rammarico; avrei voluto lasciarvi questo appunto al tempo giusto, affinchè avreste potuto provare la mia stessa meraviglia nel constatare quanto deliziose possano essere queste olive al ranno.

Il trattamento a cui sottoporre le olive è stato sussurrato a mia mamma dalla nostra anziana vicina di casa, è molto semplice ma richiede un pò di pazienza. Noi lo abbiamo eseguito fedelmente ai suoi dettami, che immagino frutto di esperienze generazionali e non propriamente scientifiche :)
La nostra aggiunta sono state le spezie assieme alla salamoia di conservazione, l'ultimo passo.

Quello che ci ha incuriosito e spinto a tentare l'esperimento è stata la possibilità di "addolcire" il frutto, di fargli perdere l'amaro con un metodo a noi tanto sconosciuto quanto affascinante.
Ecco come abbiamo fatto.
(Per chiarezza distinguo il processo in tre fasi: 1. deamarizzazione, 2. lavaggi, 3. invasatura e salamoia).

olive al ranno
Olive al ranno

olive verdi, non del tutto mature e appena colte
ranno (acqua e cenere, vedi più avanti)
sale fino
scorza di limone non trattato
chiodi di garofano
peperoncini secchi

1. Deamarizzazione
Innanzitutto preparate il ranno: in un grosso tegame (magari in una vecchia pentola che non usate più per cucinare: noi abbiamo utilizzato quella atta alle sterilizzazioni dei vasetti delle conserve) miscelate la cenere proveniente da legname puro e non trattato con l'acqua. Le nostre proporzioni, a occhio, sono state di un paio di tazze colme al litro; la capacità del tegame è intorno ai 5l (qui le proporzioni utilizzate sono di 3 g per litro). Comunque non preoccupatevi troppo: portate ad ebollizione il tutto e lasciate andare qualche minuto, spengete, lasciate raffreddare.
Filtrate il ranno attraverso un panno pulito e raccoglietelo in un altro recipiente, rifiltratelo e versatelo nella pentola originaria.
Sciacquate velocemente le olive sotto l'acqua corrente fredda, privatele dell'eventuale picciolo e immergetele nel ranno, avendo cura che siano ben ricoperte (almeno tre dita). Se dovessero salire a galla, cosa che a noi non è capitata, potete utilizzare delle grigliette in plastica che vengono vendute proprio a questo scopo.
Lasciate riposare le olive al buio e al fresco per almeno due giorni, mescolando alcune volte affinchè la concentrazione della soluzione sia omogenea, in modo da permettere una corretta deamarizzazione dei frutti.

2. Lavaggi
Trascorso questo tempo (che ragionevolmente, seppur il metodo è empirico, dovrebbe garantire il successo della prima fase) procedete al lavaggio delle olive: è importante operare in maniera precisa e veloce, cercando di lasciarle il minor tempo possibile all'aria, reimmergendole invece prontamente in acqua per evitare cambiamenti di colore.
Passate sotto acqua fredda corrente le olive più volte, lasciandole infine riposare nel loro tegame, immerse in acqua pulita, per un paio d'ore. Eseguite nuovamente il lavaggio e reimmergetele nell'acqua limpida.
Le olive dovranno essere lavate un paio di volte al giorno per una settimana o dieci giorni: l'importante è che l'acqua di lavatura risulti pulita. Questo significa che siete riusciti ad eliminare il materiale fermentescibile, la cui presenza renderebbe inefficace l'effetto tampone della salamoia seguente.

3. Invasatura e salamoia
Preparate la salamoia, mescolando acqua e sale nelle proporzioni di 4 g per litro (salamoia al 4%).
Suddividete le olive nei barattoli, inserite le scorze di limone a pezzettoni, i chiodi di garofano e i peperoncini sbriciolati e versate sopra la salamoia. Le olive devono essere ben ricoperte. Chiudete bene e conservate in un luogo fresco e buio.

Bon appétit!

olive al ranno

N.b.: questa preparazione mi ha affascinata: in rete ho trovato la spiegazione scientifica del processo di deamarizzazione delle olive, vi lascio il link perchè mi pare davvero interessante!

Fattoria di Belcanto: Il progetto Re-soap


Mi ritengo una persona fortunata, perchè i valori con cui sono stata cresciuta mi hanno permesso di costruirmi una coscienza critica, mi hanno indicato un percorso, suggerito una via e contenuto nei momenti di sbando senza mai soverchiare il mio pensiero, che era ed è libero e ricettivo agli stimoli esterni, quelli che reputo capaci di soddisfare l'anelito alla conoscenza che caratterizza il mio essere.

Questo cappello per introdurre un capitolo nuovo del blog, quello della coscienza di sè all'interno del mondo dal punto di vista del consumo materiale, alimentare e non. Vorrei cominciare a discutere con voi dell'ecosostenibile e della propria "impronta ambientale", ovvero dell'incidenza del nostro stile di vita sul pianeta. Proviamo?

Come da titolo del post, voglio parlarvi del progetto Re-soap, e per farlo devo cominciare dai promotori di questo. Persone di grande coraggio e di spirito, allegre e positive.
"Fattoria di Belcanto" nasce con l'obiettivo di invertire il processo di produzione dei detergenti dedicati all'utilizzo personale, ovverosia di produrre saponi artigianalmente, utilizzando tecniche pre-industriali ed evitando quindi ogni aspetto negativo attualmente presente e imprescindibile delle catene multinazionali.
Produrre artigianalmente, secondo la filosofia di Belcanto, significa principalmente eliminare i tensioattivi chimici e promuovere il riutilizzo dei contenitori del prodotto.
Proprio dalla confezione del sapone che mi è stato regalato leggo:

" Il nostro sapone è fatto seguendo fedelmente il tradizionale metodo di saponificazione artigianale: vaporizzazione a caldo di puri acidi grassi di olio d'oliva, cottura per molti giorni nella grande caldaia, impiego di materie prime esclusivamente naturali.
Tutto questo ci garantisce l'assenza nel prodotto di SLES (sodio launletere solfato) e SLS ( sodio lauril solfato), sostanze chimiche che sono invece normalmente presenti nei saponi ottenuti con modalità industriali, sostanze spesso non tollerate da un significativo numero di persone".

Come funziona fattivamente Re-Soap per il consumatore?
Dopo l'acquisto e l'utilizzo del sapone scelto, è possibile recarsi al punto vendita con il vecchio contenitore e procedere al riempimento, a prezzo inferiore rispetto all'originario acquisto. Per essere a norma di legge, il flacone sarà etichettato dal negoziante con lotto e data di scadenza.
C'è anche un'opzione decisamente conveniente, che credo utilizzerò dalla prossima volta: il grande formato delle taniche da 5l infatti consente un risparmio notevole, sia in termini di spesa immediata che di tempo e trasporto. E poi, promuovere acquisti consortili tra amici potrebbe essere un'idea divertente, no?

Per tutte le informazioni vi invito a consultare il loro sito web.
Torneremo a parlare di loro!

Bienvenue 2010

finalmente vicini...
Benvenuto anno nuovo e benritrovati tutti voi!

Sono rientrata da poco, pochissimo; con grande gioia ho trovato la casella di posta piena e i vostri commenti sul blog, come se non bastasse poi il blogroll mi segnala continui aggiornamenti...
Credo che avrò bisogno di tutto il pomeriggio per ritornare in attività :)

Per adesso vi lascio collettivamente i miei cari auguri di un anno splendido e brillante, pieno di successi e avvenimenti felici, riservandomi di portarvi i miei saluti personalmente tra breve.
Un forte abbraccio.

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