Il disco del giorno come uno scudo d'oro

Pantheon (lato sx)
Cosa mi terrà occupata? Lo spazio di wennycara mi serve anche a questo, a raccontarvi, a spizzichi e bocconi, di quello che faccio nella vita reale (fuori dalla cucina, ovviamente!).
In questi giorni il riferimento, per certi versi il centro, è in Roma.
Qui non voglio essere io a parlarne: ho scelto di lasciare carta e penna ad una delle scrittrici che amo di più, e che ne ha restituito una descrizione meravigliosa.

Ecco quindi il Pantheon, attraverso gli occhi dell'Adriano della Yourcenar. Buona lettura e buon fine settimana.


«Giungevano a termine alcuni grandi lavori di costruzione: il Colosseo restaurato, purificato dai ricordi di Nerone che lo funestavano ancora, era adorno, invece che dell'immagine di quell'imperatore, di un'effige colossale del Sole, Helio-Re, per un'allusione al mio nome gentilizio, Elio. Si dava l'ultima mano al tempio di Venere e Roma, costruito anch'esso nel luogo della scandalosa Domus Aurea, dove Nerone aveva fatto pompa ignobile d'un lusso mal conseguito. Roma, Amor: per la prima volta, la divinità della Città Eterna s'identificava con la Madre dell'Amore, ispiratrice di ogni gioia. Era una delle idee della mia vita. Così, la potenza romana assumeva quel carattere sacrale, cosmico, quella forma pacifica e tutelare che io ambivo imprimerle. A volte, mi accadeva di assimilare l'imperatrice defunta a quella Venere saggia, consigliera divina.

Tutti gli dèi mi apparivano sempre più misteriosamente fusi in un Tutto, quali emanazioni infinitamente varie, manifestazioni eguali d'una medesima forza: le loro contraddizioni non erano che un aspetto del loro accordo. Mi si era imposta la costruzione d'un tempio a tutti gli dèi, d'un pantheon; ne avevo scelto l'area sulle rovine delle antiche terme pubbliche offerte al popolo romano da Agrippa, genero di Augusto. Del vecchio edificio non restava null'altro che un portico e la lastra di marmo d'una dedica al popolo di Roma, che fu ricollocata accuratamente, così com'era, sul frontone del nuovo tempio. Poco m'importava che figurasse il mio nome su quel monumento, che esprimeva il mio pensiero. Al contrario, mi piaceva che un'iscrizione antica d'un secolo e più lo associasse agli inizi dell'Impero, al regno pacificato di Augusto. Anche là dove rinnovavo, mi piaceva anzitutto sentirmi un continuatore. Al di là di Traiano e di Nerva, divenutimi ufficialmente padre e avo, mi riattaccavo perfino a quei dodici Cesari tanto denigrati da Svetonio: la lucidità di Tiberio, ma non la sua durezza; l'erudizione di Claudio, non la sua debolezza; l'amore delle arti di Nerone, esente però da ogni sciocca vanità; la bontà di Tito, ma non così dolciastra; la parsimonia di Vespasiano, senza la sua lesina ridicola, costituivano altrettanti esempi che mi proponevo. Quei principi avevano rappresentato la loro parte nelle cose umane; ormai, spettava a me scegliere tra i loro atti quelli che era bene continuare, consolidare i migliori, correggere i peggiori, sino al giorno in cui altri uomini, più o meno qualificati di me, ma egualmente responsabili, si sarebbero incaricati di fare altrettanto con i miei atti.

La consacrazione del tempio di Venere e Roma fu una specie di trionfo, accompagnato da corse di bighe, da spettacoli pubblici, da elargizioni di spezie e di profumi. I ventiquattro elefanti che avevano trascinato fino al cantiere quei blocchi enormi, riducendo così il lavoro forzato degli schiavi, figurarono anch'essi nel corteo, monoliti viventi. La data prescelta per questa festa era il giorno anniversario della nascita di Roma, l'ottavo giorno che segue gli idi di aprile, dell'anno 882 dopo la fondazione dell'Urbe. Mai la primavera romana era stata più dolce, più intensa, più azzurra. Lo stesso giorno, con solennità più austera, ma quasi in sordina, ebbe luogo una cerimonia dedicatoria all'interno del Pantheon. Avevo ritoccato di persona i progetti troppo cauti dell'architetto Apollodoro. Delle arti della Grecia volli servirmi per le decorazioni, come per un lusso supplementare, ma per la struttura dell'edificio ero risalito ai tempi primitivi e favolosi di Roma, ai templi rotondi dell'Etruria antica. Avevo voluto che quel santuario di tutti gli dèi riproducesse la forma della Terra dove si racchiudono le sementi del fuoco eterno, della sfera cava che tutto contiene. Era quella, inoltre, la forma di quelle capanne ancestrali nelle quali il fumo dei più antichi focolari umani usciva da un orifizio aperto alla sommità. La cupola, costruita da una lava dura e leggera che pareva partecipe ancora del movimento ascensionale delle fiamme, comunicava col cielo attraverso un largo foro, alternativamente nero e azzurro. Quel tempio aperto e segreto era concepito come un quadrante solare. Le ore avrebbero percorso in circolo i suoi riquadri, accuratamente levigati da artigiani greci: il disco del giorno vi sarebbe rimasto sospeso come uno scudo d'oro; la pioggia avrebbe formato una pozzanghera pura sul pavimento; la preghiera sarebbe volata simile al fumo verso quel vuoto nel quale collochiamo gli dèi. Quella festa fu per me una di quelle ore nelle quali tutto confluisce. In piedi, nel fondo di quel pozzo di luce,avevo al mio fianco le gerarchie di quel principato, e la sostanza di cui si materiava il mio destino, ormai edificato più che a metà.

Riconoscevo l'austera energia di Marcio Turbo, servitore fedele; la dignità, non aliena dalle rampogne, di Serviano, le cui critiche sussurrate a voce sempre più sommessa, non mi sfioravano più; l'eleganza regale di Lucio Seionio; e, un po' in disparte, in quella densa penombra che si addice alle apparizioni divine, il volto pensoso del giovinetto greco nel quale avevo incarnato la mia fortuna. Mia moglie, presente anch'essa, aveva appena ricevuto il titolo di imperatrice».

Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano, Einaudi, Trento, 2007, pp. 157-160.

8 commenti:

  1. Non avevo dubbi che avresti scelto *lei*!

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  2. libro che adoro, adoro e adoro!
    brava!

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  3. La bella voce dell'Adriano di Marguerite Yourcenar. Sentirla risuonare nel tuo blog, dopo averla tanto e tanto amata per tanti e tanti anni (e come tutte le cose molto amate è stato assai difficile 'conquistarla'!), è una dolcissima esperienza.
    Grazie!

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  4. Spizzichi e bocconi d'autore: un anelito senza tempo :)

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  5. @simo: è meraviglioso, si...

    @Duck: sono d'accordo con te. Le cose belle chiedono impegno e desiderio vero :)
    Grazie di lasciarmi le tue parole cara Duck :)

    @Milena: hai ragione: la bellezza eterna sarà sempre un riferimento per l'uomo, anche se inconsapevole :)

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  6. ecco, vedi? mi ero persa qualcosa in questi ultimi giorni ed ora capisco l'accenno alla tua atmosfera particolare! un abbraccio cara! e grazie!

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