Reporter per un giorno

Sulla mia moleskine, alla pagina del 30 ottobre, ho segnato due appuntamenti questo pomeriggio.
Nel giro di pochi minuti mi sono piovuti addosso due ingressi ad eventi culturali che definire preziosi e rilevanti è dir poco: Il Salone dell'Arte e del Restauro di Firenze, e la conferenza che avrà a tema la scoperta dell'autoritratto di Caravaggio.

La prima manifestazione ha una duplice valenza: divulgativa, tramite conferenze, workshop, laboratori, e espositiva, di operazioni e di operatori pertinenti al campo restauro/conservazione.
La vocazione internazionale del Salone permette di configurarlo come sede realmente importante nella costruzione di un progetto comune per la valorizzazione del patrimonio artistico mondiale.
Hai detto nulla...

La conferenza su Caravaggio promette fuoco e fiamme: costituisce infatti una sorta di "prima assoluta" nella quale verranno illustrati l'intero processo e la conclusione del lavoro di Art test coordinato da Roberta Lapucci. L'oggetto? Il rinvenimento di un autoritratto di Michelangelo Merisi in una parte (la brocca) di una delle sue tele più famose (Il Bacco), ospitata tra l'altro proprio agli Uffizi di Firenze.

Domani avrò con me carta e penna, vi prometto che prenderò dei begli appunti e che scatterò anche qualche fotografia. Vi documento tutto ;)

Dalla vostra inviata speciale è tutto.

Conserva speziata di rosa canina

rosa canina/4
Ecco la seconda mandata.
Ci credete se vi dico che continuo a trovare bacche? Chissà, forse è un'annata particolare, anche di funghi ne spuntano molti: pare proprio che invitino alla raccolta e alla cucina.
Che si tratti di riproposizioni tradizionali a noi care o di sperimentazioni è un dettaglio: il piacere insito nei gesti è comunque prezioso.
Questa qui sotto è una preparazione a cui non sapevo trovare neanche il nome: ho optato per una semplice "conserva" perchè alla fine è quel che è, niente di speciale.
Ma bella e buona (e faticosa, come la confettura!).

Conserva speziata di rosa canina

rosa canina 1 kg di bacche mondate*
zucchero semolato bianco 500 g
aceto di vino rosso 600 ml
cannella 1 stecca
chiodi di garofano una decina
scorza d'arancia a pezzettoni, di una

Scottare le bacche in acqua bollente per un paio di minuti; disporle su un canovaccio pulito e lasciare sgocciolare e passate al coltello, riducendole a pezzettoni.
In una pentola capiente e dal fondo spesso, scaldate a fuoco dolce l'aceto con la stecca di cannella e i chiodi di garofano. Quando comincerà a sobbollire, togliete la cannella (a piacere anche i chiodi) e versate lo zucchero. Preparate come di consueto uno sciroppo, sciogliendo bene lo zucchero; unite le bacche a pezzettoni e cuocete qualche minuto. Spengete e togliete dal fuoco.
Con un cucchiaio prelevate le bacche e suddividetele in vasetti ben puliti dopodichè versateci sopra lo sciroppo rimasto.
Procedere con la sterilizzazione come descritto qui.
Credo che si accompagni bene ai formaggi mediamente stagionati o perlomeno a me piace su quelli "lattosi": il contrasto con l'aspro del frutto mi è molto gradito... Chissà se mi verrà la voglia di provarla su qualche arrosto... vedremo!

*Tagliare il picciolo e l'estremità opposta del frutto, aprirlo a metà ed eliminare i semi e la peluria bianca interna.

rosa canina/3

Rovesciata di mele

rovesciata di mele
L'autunno di quest'anno mi ha portato una gran voglia di cucina: se in passato ho sempre amato consumare i frutti di stagione, adesso sempre più spesso desidero farli entrare nella mia cucina e prepararli secondo l'umore, l'inventiva della mia giornata o secondo i vostri suggerimenti. Trovo tutto questo affascinante e motivo di arricchimento, del ricettario di casa, si, ma della vita in senso più ampio.
Stamattina posto un altro dei miei classici, la rovesciata di mele. Niente di nuovo sotto il sole quindi, se non che debba constatare che quest'autunno mi ha portato perfino la voglia di cucinare torte di mele.
Un abbraccio e dolce fine settimana.

Rovesciata di mele
stampo da 20 cm di diametro (che possa andare sia sulla fiamma che in forno)

per il caramello:
burro una noce
zucchero semolato bianco 100 g
acqua 4 C

per l'impasto:
farina 00 80 g
zucchero semolato bianco 4 C
burro 125 g (molto morbido)
uova 1
lievito per dolci 1c da caffè
sale una presa

mele Gala 2

Preriscaldate il forno a 180°C.
Nella teglia scelta preparare un caramello chiaro e disporlo con l'aiuto di un mestolo anche sulle pareti del recipiente.
Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare.
Setacciate la farina e il lievito; in un recipiente montate l'uovo con lo zucchero e un pizzico di sale. Unite poco a poco la farina setacciata e in ultimo il burro. Mescolate bene.
Lavate, sbucciate e tagliate a fettine sottili le due mele e disponetele in modo ordinato sul fondo della teglia. Ricoprite con l'impasto (che sarà piuttosto compatto) livellando bene con la lama piatta di un coltello.
Infornate e cuocete per 50 minuti.
Sfornate e rovesciate immediatamente il dolce su un piatto da portata.
L'ideale sarebbe, come per ogni tatin o rovesciate che si voglia, consumarla calda o tiepida: il giorno dopo a colazione è buona ugualmente :)

Wennycara: botta e risposta al Castello

appunti

Chi si ricorda del contest del Castello Malvezzi? Quello di un mesetto fa o giù di lì, che come premio aveva il libro di fiabe-ricette?
Io si...
Magicamente baciata dalla fortuna ecco che sono in attesa del mio pacchettino... Intanto Davide Dattoli, che cura il blog del Castello, mi ha (udite udite) intervistata: ecco qui cosa ne è venuto fuori :)
se volete dare un'occhiata...

Aggiornamento delle 23: vi piace la farfallina arancione a destra? E' l'ultima novità di mr. f... una prova :)

Fondant al cioccolato

fondant
Quando con mr. f. ce ne andiamo a cena fuori immancabilmente si apre un simposio in piena regola, che prende l'avvio con la consulta del menù, atto per il quale le tempistiche si possono allentare abbastanza da far alzare al cameriere di turno gli occhi al cielo. Portate pazienza, siamo fatti così (anche perchè, alla fine della storia, il conto non delude il proprietario: rabbonito da questo la quasi totalità delle volte ci pratica un simpatico sconto).

Tutto questo per dirvi che di tutto il tempo che utilizzo nel comporre il mio menù la percentuale riservata al dolce è bassissima. Lo cerco subito: fondant o soufflè.
Qualche fiorentino aggrotterà le sopracciglia, ma vi assicuro che anche dalle nostre parti c'è chi lo sa fare, e buono per giunta!
Non mi annoia far questa scelta tutte le volte che posso: è diventato una sorta di "mania del collezionista", tanto che se non c'è nè l'uno nè l'altro vado diritta al porto passando per il caffè.

Quando ho tempo lo preparo in casa: ho sempre seguito questa ricetta, che mi ha dato grande soddisfazione fin dalla prima infornata.

fondant

Fondant al cioccolato

cioccolato fondente di ottima qualità (altrimenti cambiar ricetta :)) 200 g
zucchero a velo 200 g (non aromatizzato)
burro (anch'esso di ottima qualità, tagliato a dadini e a temperatura ambiente) 100 g
uova 4
sale una presa

a piacere cacao amaro in polvere per spolverare il dolce una volta freddo

Preriscaldate il forno a 180°C e foderate con carta da forno bagnata e strizzata uno stampo a cerniera di 22 cm di diametro.
Passate al coltello il cioccolato e riducetelo in pezzetti; fatelo fondere a bagnomaria assieme al burro. Mescolate bene, togliete dal fuoco e lasciate intiepidire.
Rompete le uova e separate tuorli e albumi in due ciotole diverse: montate a neve ben ferma quest'ultimi con una presa di sale.
Lavorate molto bene a crema i tuorli con lo zucchero finchè ne otterrete un composto soffice e spumoso; aggiungete il cioccolato fuso. Incorporate delicatamente gli albumi montati, mescolando dal basso verso l'alto e trasferite il composto nella teglia. Infornate e cuocete per 20 minuti.
Sfornate e lasciate raffreddare completamente prima di sformare (a me è servita un'oretta).

ricciolo d'argento

Confettura di rosa canina

confettura di rosa canina
Amo l'autunno!
Perchè posso decidere di spendere la pausa pranzo nel mio giardino, sprofondata nella poltrona verde con il portatile sulle ginocchia; la maglia pesante e dal collo ampio bianca come la neve è sufficiente: ancora qui è tutto scaldato da un sole gentile.

Comunque, sole o no, devo tenervi al corrente dell'esperimento che si è appena concluso: la confettura di rosa canina, si!
E' stato il mio battesimo, francamente mi sento di dire che è in assoluto quella più impegnativa che abbia preparato: non per la raccolta delle bacche, anzi, mi sono divertita, bensì per la setacciatura (si dice?), doppia, per giunta!
La ricetta che ho seguito è della momi, della sua gioventù: sentiti ringraziamenti vanno alla sopracitata che mi ha aiutata in ogni passaggio. Si è rivelata discreta ricetta: ci sono alcuni passaggi ai quali apporterei delle modifiche (prossimo anno!) ma all'assaggio ha restituito una confettura che sigilla elegantemente il gusto del frutto quindi... promossa!

Vorrei spendere due parole sulle bacche: da che le ho raccolte a quando ho fatto la confettura è passato qualche giorno: si sono "ammorbidite" e conseguentemente "ritirate": da quasi due chili sono passate a un chilo e tre scarso. Tenete presente che devono essere sode ma morbide, altrimenti farle disfare (!) in cottura diventa problematico.
Ecco qui e buon fine settimana!

Confettura di rosa canina
(vedi aggiornamento in fondo al post)

bacche di rosa canina 1 kg, al lordo
vino bianco da tavola 2l
zucchero semolato bianco 800 g*

Lavate bene le bacche e mettetele in una pentola capiente con il vino. Coprite e portate lentamente a ebollizione. Da qui inizia la biblica cottura: sempre in leggero bollore, attendete che i frutti si siano "disfatti", che si siano ridotti in poltiglia. Il consiglio è di cuocere con il coperchio, in modo che rimanga più liquido possibile: la cottura è lunga e inoltre la bacca in sè non è un frutto ricco di succo.
Quando sono ben morbidi e dico ben morbidi prendete un setaccio a medie maglie (un paio di mm max) e passateci la poltiglia (sembra passato di pomodoro: e io che credevo che ne uscisse un composto rosso aranciato!): io l'ho fatto a mano, indossando dei guanti. Altro consiglio: se vi è rimasto del liquido che valga la pena di esser salvato prelevate la frutta dalla pentola con una schiumarola via via che la setacciate e conservatelo nella pentola stessa).
Ripetete la setacciatura.
*A questo punto stando alla ricetta va rimesso il tutto sul fuoco, sempre pianissimo, insieme agli otto etti di zucchero. A me sono sembrati un'enormità, ma mi sono voluta fidare e così ho fatto. Il risultato è stato che tutto lo zucchero non è riuscito a sciogliersi (mi pareva a me...), quindi la confettura è leggermente granellosa: niente di spiacevole, intendiamoci, anche perchè vi assicuro che l'asprigno del frutto si sente eccome e non è stucchevole.
Comunque il prossimo anno penso che peserò il passato di frutta e ci aggiungerò zucchero in proporzione 2:1. Procederei cioè nello stesso modo che uso per altre confetture: attenzione che potrebbe risultare troppo aspra.
Cuocete (stavolta non molto) finchè la confettura è morbida e si stacca dalle pareti della pentola.
Invasate immediatamente e procedete con la sterilizzazione come descritto qui.

p.s.: vedete le bacche intere in fotografia? Sapeste quante sorelline hanno... chi ha orecchie intenda :)

confettura di rosa canina

Aggiornamento: ho riprovato, con un procedimento diverso ma sopratutto con dosi diverse e il risultato è quello che speravo.
Ho messo a bollire un chilo di bacche (peso lordo) in un litro e mezzo di vino bianco insieme a 500 g di zucchero semolato bianco.
Ho cotto come detto sopra, ovvero fino a che le bacche hanno cominciato a disfarsi, poi ho setacciato (due volte) le bacche tirate su dal liquido di cottura.
Di nuovo in pentola, ho riportato il composto a bollore e proseguito la cottura per qualche minuto. Dopodichè ho invasato e sterilizzato come descritto sopra.

Che cosa...

che cosa...

... ne facciamo?

Io un'idea ce l'ho già e sta bollendo in pentola. Temo che dovrò prendere un'appuntamento per una manicure, poi...

A breve i risultati...

... ne facciamo?

Pesto di rucola e mandorle al profumo di finocchietto {come mi trasforma una giornata bigia bigia...}

in grigio

Pare che sia un'insolita caratteristica di quest'uomo, quella di prediligere inconsapevolmente ortaggi di un bel verde acceso per le proprie sperimentazioni gastronomiche (vedi qui, qui). Sperimentazioni che avvengono a braccio o naso che dir si voglia, non a casaccio ma direi "creativamente": sì, perchè quando cucina è ispirato. E dire che non sono episodi sporadici o velleità culinarie di chi non si deve preoccupare di cucinare tutti i giorni. Se tocca a lui lo fa senza problemi, anzi: il più delle volte si diverte parecchio :)

Di solito si comincia così:
mister f.: "Primo o secondo?"

Io ho la facoltà di esprimermi ma poi mi ritiro dal campo.

Domenica a pranzo, mentre spulciavo libri, il dialogo è così proseguito:
io: "Oggi primo" (la sera prima eravamo di tagliata, ndr)
mister f.: "Pestino?"

verde rucola

Pesto di rucola e mandorle al profumo di finocchio

rucola 125 g
mandorle 50 g
grana grattugiato 5 C
semi di finocchio 1 c
olio evo
sale una presa
pepe una macinata fresca

Tritare finemente rucola e mandorle nel mixer, possibilmente dopo aver tenuto le lame un poco in freezer (ah poveri noi tapini che non possediamo un mortaio ;)); aggiungere i semini, salare e pepare. Aggiungere il formaggio e cominciare a incorporare l'olio a filo (vedete voi quanto: nell'indecisione credo sia meglio un pesto un pò più sodo, visto che è sempre possibile stemperarlo con un pò d'acqua di cottura). Pronti!

verde rucola


ei pesto

Sformato di mele

sformato di mele
Mi capita spesso di imbattermi in ricette di dolci perchè sono in "emergenza colazione".
Questa qui l'ho pescata da un vecchio ricettario di casa: mi è sembrata l'ideale; cercavo difatti qualcosa di diversa consistenza e che annoverasse i frutti autunnali tra i suoi ingredienti principali. Ecco qui, un delizioso sformato dolce, semplice e elegante, senza nessuna pretesa ma che credo possa costituire una di quelle preparazioni sempre attuali. E adesso posso anche cominciare a sperimentare...
Buon fine settimana.

Sformato di mele

mele 500 g
farina 00 250 g
burro 120 g
zucchero semolato bianco 200 g
uova 1
sale una presa
cannella 1c, in polvere
bicarbonato 1c
uvetta sultanina 100 g
gherigli di noci 75 g

Preriscaldate il forno a 180°C.
Lavate, sbucciate e riducete in piccoli pezzi le mele; cuocetele in un paio di cucchiai d'acqua finchè diventano morbide. Passatele al setaccio e tenetele da parte.
Setacciate insieme farina, sale, bicarbonato e cannella.
Mettete in ammollo per una decina di minuti l'uvetta, dopodichè asciugatela e passatela leggermente in un pò di farina.
Passate al coltello i gherigli di noce e riduceteli in pezzi.
In una terrina montate a crema lo zucchero con il burro, mescolatevi l'uovo sbattuto e poi, alternando, un cucchiaio di purea di mele e uno del composto di farina. Amalgamate bene. Aggiungete l'uvetta e le noci.
Versate il composto in una teglia del diametro di 24 cm e infornate. Cuocete per almeno 45 minuti, trascorsi questi controllate bene la cottura e appena si indora la superficie del dolce sfornate.
Lo trovo gustoso servito tiepido, magari accompagnato con una cucchiaiata di crema o di panna...

sformato di mele

sformato di mele

Il Reader's Digest e l'homemade

Estratti dal Reader's Digest
Volevo recensire questo libro da diverso tempo. Tra viaggi e nuove ricette da provare però non ho mai trovato il momento giusto, c'era sempre qualcosa che lo scalzava via. Recentemente però, una serie di circostanze mi ha fatto riflettere e non ho voluto procrastinare ulteriormente la pubblicazione di questo post.

Il libro in questione è Giardinaggio senza problemi. Guida completa di Selezione dal Reader's Digest.

Che, direte voi, adesso s'è messa il cappello di paglia e degli adorabili guantini in cuoio ed è lì a potar siepine ed invasar pansè? No, no, per quelle cose aspetterò la pensione, e comunque mi dedicherò ai rampicanti e magari anche ad un giardino aromatico.

Il volume di cui sopra tratta chiaramente di giardinaggio, ma possiede la meravigliosa virtù di essere stato curato e strutturato intelligentemente: è costituito infatti "per apporti multidisciplinari", che consentono approcci differenti al tema e che contemporaneamente concorrono a trattarlo esaurientemente e scientificamente. Tutto questo in maniera chiara e con immediati risvolti pratici ma evitando l'orribile rischio "Guida facilona del fai da te".
Parlavo di approcci diversi: basta dare una scorsa all'indice per accorgersi di quali siano. Si comincia con la creazione del giardino, dunque qui il taglio è prettamente progettuale-compositivo; la sezione successiva è dedicata al giardinaggio "vero e proprio", quello all'aria aperta, per passare poi a quello in serra ed in casa. Qui c'è un importante (per me) passaggio a come si può applicare l'arte del giardinaggio... per portarne i frutti in tavola. Piccoli, grandi suggerimenti, indicazioni, spiegazioni, per utilizzare al meglio anche spazi molto ridotti. Una conferma della serietà con cui è stato edito questo volume si trova scorrendo l'elenco dei curatori (Ordinari e cattedratici di Facoltà di Agraria -Patologia vegetale, Fitofarmacia, Frutticultura- paesaggisti di parchi e giardini).

Estratti dal Reader's Digest

Estratti dal Reader's Digest

Che dire ancora?

Forse fare un accenno a cos'è che mi ha dato il la per pubblicare il post.
Voi, cari lettori.
Voi, che con le vostre sperimentazioni e riflessioni mi avete fatto conoscere ed apprezzare la bellezza del fare da se soli cose che "si trovano già". Mi avete dato lo stimolo di provare, capendo poi che è impagabile...
In quello che leggo infatti non c'è la moda dell'homemade, ma al contrario una riflessione profonda su quello che può essere il rapporto tra quello che siamo noi e quel che ci viene offerto.
Non voglio inerpicarmi in disamine forbite e chirurgiche, soltanto ringraziarvi. Siete persone sensibilissime e molto intelligenti, capirete da soli quel che voglio dire.
Cari, carissimi i miei lettori.

Estratti dal Reader's Digest

Il Palazzo di Polvere e Cristallo

Tepidario dell'Orticultura

Volgeva a metà pomeriggio; l'aria era spenta e appannata, vecchia e stanca: pareva arrancare per arrivare a sera, quando, sperava, avrebbe potuto rinfrescarsi in una pioggia scura e fredda.

Il pretesto per uscire c'è sempre, anche in giorni pigri come quello di ieri: come ogni anno infatti, alle pendici di via Bolognese, il Giardino dell'Orticultura diventa sede della mostra di floricultura. Negli ultimi tempi non ha mai brillato, per le specie, gli ornamenti e gli arredi proposti: perchè dunque visitarla e parlarne? Perchè m'ha dato l'occasione di immergermi ancora una volta in un luogo che sa essere molto evocativo per me, e che ho scoperto essere inaspettatamente piacevole anche per mister f..
L'ingresso del Giardino, com'ho detto, è situato su via Bolognese, ma c'è un passaggio, un giro più lungo, che è molto più affascinante. Questa però è un'altra storia, che racconterò presto, quando potrò disporre di immagini che rendano giustizia, il più possibile, a tanta bellezza.
Quel che amo sopra ogni altra cosa all'interno del Giardino è il Tepidario, o serra che dir si voglia. Un edificio elegante e raffinato, ammaliante, riservato eppure magnetico, carismatico. Un cameo di due secoli fa, appuntato alle sontuose vesti di Firenze. Un "Palazzo di Cristallo", come venne definito, a volerlo elevare al pari dei suoi simili inglesi e internazionali. Ferro e cristallo, per un'architettura che indubbiamente meraviglia e stupisce anche adesso, che è sprangata e dall'esterno si vedono i centimetri di polvere che ne inargentano il pavimento.
Eppure, stufe ne scaldavano l'enorme pancia e due vasche intagliate specchiavano le specie tropicali d'alto fusto, in un'atmosfera che sapeva unire la frivolezza e il fasto delle cerimonie e delle manifestazioni, le chiacchere quando più e quando meno intellettuali del cafè e il progresso della ricerca e della scienza, che avvenivano grazie all'osservazione e alla cura diretta di frammenti di mondo fino a poco prima sconosciuti.
Prima di mettere il punto, mi rendo conto che presto questo luogo mi sarà ancora più vicino.

trine di polvere

trine di polvere

Something about those cosy moments...

chiavi d'oro
Un rientro leggero il mio, fugace come il brillio di giovani creste d'acqua che si rincorrono dai picchi alle valli. Non mi abbandona la freschezza dei monti, ancora vividi nei verdi, d'onice o smeraldo; soltanto qualche anziano pastore d'alberi ha indossato il suo manto autunnale.
E' ancora stretta intorno a me come un morbido scialle l'aria di casa, che si mescolava a quella del paese in una danza dolcissima e intima, tramite quella finestra, cornice di un brano di mondo.

soffio in crema

Soltanto riordinando le fotografie mi sono accorta che quelle stanze possiedono un proprio colore, che non è soltanto quello fisico delle pareti, ma è anche quello "che si respira".
Girando le chiavi di un armadio o cercando la tazza per la colazione.

porcelain

iris

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