Chocolate crinkles cookies

chocolate crinkles
Quella di stamattina è una di quelle mattine per cui vorrei avere un vocabolo italiano che fosse il corrispettivo esatto dell'inglese "cosy".

Oggi c'è tranquillità nell'aria, indorata da un sole che sembra proprio aver trovato le sue vesti autunnali; sono in partenza, quindi pregusto un paio di giorni lontano lontano, dove per lontano lontano intendo un luogo geograficamente vicino ma simile al paese di moltissime fiabe.


Mentre sgranocchio una delizia (la cui ricetta è entrata a buon diritto nel mio ricettario, grazie dada!), vi scrivo questo biglietto di saluto.
Ci rileggiamo presto.

chocolate crinkles

Pesto rustico di frutta secca

pesto di frutta secca
Sabato sera cena con gli amici. Menù improvvisato per i classici contrattempi.
Credo che sia in situazioni come queste che si benedice il momento in cui si è deciso di dedicare pomeriggi interi di fine estate a preparare conserve, salse e affini... perchè al successo hanno contribuito questa, questi e anche questo pestino sprint... buon inizio settimana!

Pesto rustico di frutta secca

noci, pinoli, mandorle, nocciole in proporzione variabile, a seconda del vostro gusto, per un totale di 150 g
basilico fresco le foglie di due bei rametti
rosmarino un paio di rametti
nipitella un rametto
olio evo
sale

E' semplicissimo davvero. Nel mixer (o nel mortaio ovviamente, per chi ha la fortuna di possederne uno) versate la frutta secca e gli aghi di rosmarino, azionate l'apparecchio a intermittenza ottenendo un trito molto grossolano. Aggiungete le foglie di nipitella e quelle di basilico, spezzettandole con le dita. Aggiungete a filo l'olio evo e date un'ultima frullata. Trasferite in una ciotolina e mescolate bene. Quando condite la pasta, ricordatevi dei famosi cucchiai d'acqua di cottura: è necessario stemperare un pò questo pestino...

pesto di frutta secca

Un autunno di tanti anni fa...

l'aratro sotto la pergola
... in un luogo lontano, che non esiste più. Non ha consistenza fisica, gli oggetti e la vita che lo facevano essere presenza magnifica e rigogliosa sono perduti o rimpastati in altre forme, cattive e malate.
Lo posso guardare e ricordare soltanto. Oggi è con me attraverso queste fotografie, scattate da mani che operavano, e operano tutt'ora, amando incessantemente.

tarassaco

il vecchio e l'uva

Manidoro

fascina
Facciamo che le date una letta dopo cena, accoccolati sul divano col portatile accanto.
E' una fiaba che scrissi anni fa, alla quale ho preferito non apportare modifiche: d'altronde è per mio diletto personale che la leggo e la rileggo.
Stasera la propongo a voi: siate giudici clementi :)
Allora: latte caldo caldo, buona lettura e buona notte.


Manidoro

C'era una volta, quando il fieno era nella mangiatoia e l'indomani nel campo e dove i fiori sbocciavano alla luce della luna, un giovane garzone, che intrecciava rami di salice per fare cesti venduti poi alla Bottega dei Viminai. Era alto e dinoccolato, un gran lavoratore: spesso le sue dita sanguinavano a fine giornata. Rincasando, alla sera, prendeva la via dei Campi; arrivato in fondo, si guardava attorno e indietro, sospirando incantato dalla bellezza dei fiori notturni: poi, mesto, scompariva dietro la porta dell'abitazione.

Una mattina, mentre si stava dirigendo alla bottega, proprio vicino al pozzo della cittadina, vide qualcosa d'insolito. Era una bancarella, approntata alla bell'e meglio su di un carretto, con drappi e festoni. Accanto, una coppia di grosse papere bianche becchettava dei semi tra le pietre della piazza. Il ragazzo allungò il collo, incuriosito: " Ehi! Tu! Cos'hai da ficcanasare! " disse improvvisamente una vocina acida e maligna. " Vattene! Vattene! Qui si lega e mai si scioglie, qui si cuce e poi si toglie, coton candido bambolina, torci stringi e lima, poi ricurva alfin sul fosso le tue dita senza l'osso, verdi fini tristi foglie, taglia! Taglia, taglia serve ancora, per abbellir l'altrui dimora! ". Il garzone fece un passo, cercando di capire chi fosse a comporre quelle strane rime. D'improvviso, da dietro il carretto spuntò la vecchina: sembrava di cartapesta; se non l'avesse sentita canticchiare fino a poco prima, l'avrebbe certamente presa per un giocattolo dimenticato - tant'era piccina - o una marionetta del teatrino accanto. " Tu intrecci cesti, come faccio io? " chiese il garzone. " Ahahahah! So intrecciar con la parola, chiuder il sospir entro uno lignea dimora! Vecchie stanche le mie mani! A raccoglier son poi capaci, taglia, sega e straccia mio coltello! Là vicino al fangoso e buio ruscello! " rispose la vecchina. " Ahahahah! Povero sciocco! Intreccia e lavora! Vendi per la tua signora! Diventerò ricca e bella, l'oro compra quel che il cuore sogna! " e con un botto, in una nuvola di zolfo, la vecchina scomparve insieme al carretto.

Il giovane rimase a occhi sgranati e intontito. " Popopopopoo! Pooo! Ma allora! Pooopopo! Guarda giù! " Erano le papere bianche a parlare. " Hai visto la Maga dei Salici Piangenti! E' ben strano che sia tu. " Si scambiarono un'occhiata, perplesse. " E sia. Conosci la leggenda vero? Adesso non puoi più sottrarti! Il destino ti ha scelto, e devi dimostrare il tuo coraggio! ". Il garzone, sempre più confuso, balbettò " Io? Ma sono soltanto un fabbricatore di ceste e panieri! Non so far altro che intrecciar rami di salice! Non so combattere o cavalcare destrieri possenti! " . " E infatti non devi! Recati nella Valle di Gelidovento, e libera le nostre sorelle! Ahimè! " Il ragazzo stava per replicare, ma le papere avevano ripreso a becchettare, quasi che il momento in cui potevano parlare fosse scaduto.

Fu così che quella fredda mattina, anzichè dirigersi alla Bottega dei Viminai, il garzone prese il sentiero che portava a Gelidovento. Era questa una distesa di un verde marcio; le acque del fiume che la attraversavano erano torbide e malaticce. Eppure, sulle sponde, crescevano i più bei salici che si sarebbe mai potuto vedere. Erano snelli e piegavano morbidi i loro rami al vento tagliente, che da sempre soffiava in quel luogo. Il garzone si avviciò a uno di essi e ne accarezzò con le dita il fusto liscio e argentato: d'improvviso, il salice sussultò, scuotendo la chioma. " Salvami! Altrimenti le mie dita e quelle delle mie sorelle verranno tagliate dalla perfida Maga! Venderà i preziosi ramoscelli al mercato per delle sonanti monete d'oro, certa che infine potrà comprarsi i suoi desideri! Liberaci da questa prgionia! ". Il giovane, sentendo il salice - fanciulla parlare in quel modo disperato e col cuore colmo di sofferenza, chiuse i pugni in gesto di sfida e gridò " Perfida strega! Il tuo incanto verrà rotto! Non ho armatura rilucente o spada tagliente da impugnare, ma forte è il mio animo, e coraggio di leone ho scoperto di avere! Malvagia e crudele, i tuoi non sono sogni, non puoi averne! Tu, Maga Senzacuore!".

Guadò le sue mani, e, rabbioso, si chiese come avrebbe potuto liberare le fanciulle - salice senza far loro del male. Poi, si ricordò della filastrocca della strega: " Sa intrecciare con la parola! Devo trovare il contro incantesimo..."; si guardò attorno, ma senza rendersi conto si mise a fischiettare la melodia che ogni giorno gli teneva compagnia mentre intrecciava cesti alla Bottega dei Viminai. I salici, piano piano, lenti lenti, alzarono il capo dall'acqua torbida, e, magia! Il garzone vide che, nascosti tra l'attaccatura dei rami, c'erano i volti delle fanciulle, i loro corpi altro non erano che i fusti, mentre i piccoli piedi, nascosti nella melma, dovevano essere certamente le radici. I loro occhi sorrisero speranzosi al giovane e gli esili rami, mossi dal vento, cominciarono a cantare sulla melodia fischiettata.

Il giorno passava, mentre il ragazzo, lesto e preciso, andava di salice in salice, liberando le fanciulle: stava facendo quel che mai in vita sua aveva fatto; stava slegando le chiome intricate degli alberi argentati. Dalle punte che toccavano terra su su, fino al tronco, che, con sua meraviglia, scoprì essere formato da tante minuscole treccine. Arrivato all'ultima pianta, la più fine e splendente, si rese conto che le sue dita stavano sanguinando, proprio come quando faceva le ceste in Bottega. Quando liberò dall'incantesimo la fanciulla, questa gli disse con voce soave: " Sarò tua sposa se lo vorrai, perchè il tuo coraggio e la tua bontà d'animo sono così grandi che la principessa delle Driadi ne è rimasta colpita".

Il giovane e la sua sposa, assieme alle altre fanciulle, abbandonarono la valle di Gelidovento: ad ogni loro passo, la terra s'inverdiva e spuntavano fiori dai boccioli freschi, che si sarebbero schiusi quella notte per la prima volta. Un venticello leggero increspò appena le acque, che si erano fatte limpide: da quel giorno quel luogo fu Pianaquieta.

Arrivati alla cittadella, videro una coppia di cigni immacolati nuotare in una vasca cristallina molto grande, che aveva preso il posto del vecchio pozzo: inclinarono gentilmente il capo, in segno di saluto. La strega era definitivamente sconfitta; le sorelle di colei che fu Regina delle Driadi sorrisero e ritornarono alle loro case. Il giovane e la sua sposa, tenendosi per mano, presero la via dei Campi; arrivati in fondo, si guardarono attorno, ma non indietro. Accompagnati dal profumo dei fiori notturni, chiusero felici alle loro spalle la porta dell'abitazione.

cesto

Peperoni rossi zuccherati alla lavanda

rosso lavanda

Ho rimandato la pubblicazione di questa conserva da troppi giorni: vi dirò, postarla mentre fuori ruggiscono i tuoni e le saette squarciano nubi gonfie e cariche d'acqua proprio non mi pare il caso (sto seriamente pensando che sia causato dal rispetto della stagionalità :P).
Quindi ecco qui, l'ultima conserva che per quest'estate pubblico, uno degli incantesimi "proteggi ortaggio e portatelo nell'inverno".
L'idea è della rivista Sale&Pepe, ho riequilibrato le dosi perchè la quantità di quello che loro chiamano "salamoia" (che poi non è salata, la salamoia?!?) è decisamente troppo poca.
Buon fine settimana!

Peperoni rossi zuccherati alla lavanda
per 4 vasetti da 2,5 dl

peperoni rossi 750 g
aceto di vino bianco 5 dl
zucchero semolato bianco 150 g
rosmarino un rametto
timo secco un paio di prese
lavanda un paio di bei rametti fioriti
aglio 1 spicchio
sale 1/2 C

Lavate i peperoni sotto l'acqua corrente, mondateli dai filamenti bianchi e dai semini e tagliateli in falde. Sbollentateli in acqua per 3 minuti, scolateli e poneteli nei vasetti appena si saranno un pò raffreddati.
In una casseruola riunite l' aceto, lo zucchero, il sale, le erbe aromatiche e lo spicchio d'aglio schiacciato ma non sbucciato. Portate il tutto a ebollizione, mescolando finchè lo zucchero non si sarà sciolto completamente: lasciate sobbollire per 10 minuti.
Eliminate l'aglio.
Versate il preparato nei vasetti e procedete alla sterilizzazione.
E' meglio attendere un mesetto prima di assaggiare e conservare non oltre 6 mesi.

In medio stat virtus

in medio stat virtus

Il problema è che a volte non viene letto ma è ignorato, in una irreale sfera spazio-temporale in bianco e nero, privata della gamma dei grigi o dei colori.
Oggi ho pensato che più di un umano ha deciso di colonizzare un assurdo pianeta costituito dai soli poli, dove o è tutto bene o è tutto male. Sbalorditivo.
Per sciogliermi il guazzabuglio di imprecazioni che stipava la mia mente ho riletto un passo di un minuscolo librettino, che porta la firma di Michelucci. Tanto per rimanere nell'ambiente di cui sopra.

*
...Ero entrato in un bosco, uno di quei boschi dove c'è l'odore delle foglie marce, delle castagne e dove ci sono tutti i colori della campagna toscana. Ecco appunto giravo preso dal fascino degli odori, dai movimenti dei rami e dei tronchi, dai raggi del sole che filtravano...

Stavo vivendo il bosco, quando scopro o immagino di scoprire una piccola capanna, piccolissima, dove ci poteva stare pochissima gente o nessuno. Una capanna ridotta piuttosto male che aveva la porta semiaperta. E guardandola mi chiedevo chi mai potesse vivere in così poco spazio.

Con questo interrogativo mi sono avvicinato alla porta e dallo spiraglio ho potuto intravedere all'interno un'ala che si muoveva lentamente.

Cioè era un angelo che con quel movimento dell'ala creava nell'ambiente quell'atmosfera che è necessaria agli angeli per vivere, per continuare a vivere ancora fra noi. Meraviglia. Un angelo vive, all'angelo basta quello spazio...

Allora c'è da porsi una domanda. Come mai lo spazio non basta mai all'uomo? Invece nella capanna ci sono degli esseri che vivono e mettono a posto tutte le loro piccole cose... quelli creano lo spazio, però non sono mica uomini, sono angeli...

Allora bisogna cambiare il mondo e che l'uomo divenga un angelo !

E' possibile? Si, è possibile.
*
Michelucci, Giovanni, Dove si incontrano gli angeli. Zella Editore

Melanzane con mandorle sott'olio al profumo di menta e limone

sotto la neve
Il piacere e la rilassatezza che mi porta il cucinare raggiunge una discreta vetta in autunno: cominciando con settembre, il mese per eccellenza di conserve e confetture, sono già a metà dell'opera. Come bilancio della settimana che si sta concludendo posso ritenermi più che soddisfatta: ho sistemato i peperoni, lunghi, affusolati, bombati o piccoli e dalle pancine gonfie (con cavalli di battaglia e nuove ricette), pomodorini dolcissimi e fiori di zucca, pesche dorate e mirtilli raccolti nel bosco. Vi pare che manchi un pezzo forte dell'estate? Certamente. Mancano le melanzane all'appello. Ed ecco che arriva il mio personale segreto per portarmele in inverno.
Buon fine settimana!
alla gogna!
Melanzane con mandorle sott'olio al profumo di menta e limone

melanzane violette lunghe 1 kg
mandorle sgusciate e spellate 100 g
limone 1
menta qualche rametto
aceto di vino bianco 1l
olio evo
sale grosso qb

Lavate le melanzane, privatele del picciolo e tagliatele a fette spesse 1/2 cm. Disponetele sulla teglia del forno a strati, intervallate da abbondante sale grosso. Lasciatele riposare almeno 6 ore.Sciacquatele abbondantemente, riducetele in filetti e scottateli appena in acqua e aceto (in proporzione 1:1).Ricavate la scorza del limone, evitando accuratamente la parte bianca, tuffatela più volte in acqua bollente e passatela al coltello, sminuzzandola in maniera grossolana.Passate al coltello anche le mandorle, ricavandone dei grani. Lavate e tritate finemente le foglie di menta, riunite queste con le mandorle e la scorza di limone. Disponete strati di melanzane e mandorle condite nei vasetti, coprite con l'olio e passate alla sterilizzazione.
alla gogna!

Racconti di cucina al castello Malvezzi

Il blog di Wennycara
Cosa potrebbe accadere se per una strana alchimia venissero combinati un castello, un cuoco e una scrittrice? Che domande.
Un libro, un libro che sa di magia: il fascino dei castelli risveglia nell'immaginario collettivo le fortune e le sorti di personaggi che vivono travalicando indenni le epoche, che sono capaci di rievocare in un lampo le gesta e i destini di cui furono artefici e vittime. Libri letti e riletti (per me sicuramente!), in una instancabile desiderio di sentirli sempre più vicino.
Perchè non leggere la storia di un castello da una prospettiva inconsueta? Perchè no in effetti, soprattutto se se ne presenta una possibilità davvero gustosa e accattivante: l'invito infatti proviene... dalla cucina. Dalla cucina di un castello molto particolare: parliamo del Ristorante Castello Malvezzi, a Brescia.
Racconti di cucina al Castello Malvezzi- Favole nel piatto
è un libro scritto a quattro mani, dallo chef Alessandro Cappotto e dalla scrittrice Carla Perotti, in cui favole- ricette raccontano le loro storie, nate e cresciute al castello, abbracciando trasversalmente il menù e offrendo una raccolta che spazia dagli antipasti ai dessert. Un libro che si propone come una lettura stimolante nonchè come vero e proprio ricettario.
Partecipo con questa segnalazione all'estrazione di una copia... che la sorte tolga il chiavistello alla cucina!

Benvenuto settembre

rosa canina

Con un mercato settimanale ho detto addio all'estate, a questa bella estate che sfila via silenziosa mentre gli uomini sono indaffarati a riannodare le loro esistenze, con gesti consueti e familiari.
L'appuntamento con questi banchi mi è stato caro fin da che ho memoria: ce ne sono un paio che adoro in particolar modo, ma esiste il mio prediletto. Lui non lo batte davvero nessuno.
E' in un angolo della piccola piazza, con un vecchio albero di fronte e una cancellata verde alle spalle.
I due proprietari, padre e figlio, con cura e sveltezza si muovono tra casse e cassette, ceste e contenitori d'ogni forma, materiale, colore e peso. A sinistra la frutta, davanti e a destra ortaggi e prodotti di fattoria.
Proprio da loro ho conosciuto varietà che mi hanno meravigliosamente sorpreso: la pesca tabacchiera? Chi è questa sconosciuta :)
Così oggi mi sono portata a casa un pò di tutto: per ogni piccolo frammento d'estate ho un incantesimo, che gli darà le vesti per attraversare l'inverno che ci aspetta.
Al lavoro quindi, in attesa che anche il bosco cominci a regalarmi i suoi frutti...

rosa canina

Aggiornamento per Marilì: ecco qui. In una pagina un condensato di magia. Ti toccherà aspettare next year per assaggiarla però!

Pipérade mon amour {Thomas Keller}

pipérade

Dici piperade e pensi alla salsa che accompagna la ratatouille di Thomas Keller, nonchè al cartone animato ormai cult della Disney (Colette è indubbiamente il personaggio che preferisco!).
Così come è stato per la crema, mi sono domandata quale sia la storia di questa salsa tanto speciale: sono uscita dalla mia ricerca un pò confusa e a dirla tutta insoddisfatta, per le poche notizie reperite.
L'affermazione vera in assoluto è che è una preparazione che appartiene alla tradizione gastronomica basca (ho letto ad esempio che a Bayonne, cittadina dell'Aquitania, è una delle specialità).
Poi, a quanto sembra, il termine pipérade indica sia la salsa di accompagnamento per la ratatouille francese che una vera e propria portata.
Alla "base" di verdure (peperoni e peperoncini, pomodori e cipolle, vegetali che rimandano ai colori della bandiera basca) possono essere aggiunte uova (ecco che diventa la "omelette basca"), prosciutto o altri tipi di carne. In conclusione, sono moltissime le declinazioni.
Io oramai sono fedele a quella di Keller: la preparo da un paio d'anni, a fine estate, con una bottiglia di Ferrarelle sempre sottomano perchè (vorrei scrivere in maiuscolo per sottolinearne la pesantezza ma la netiquette lo sconsiglia: tenetelo a mente voi :)) a mio avviso è veramente lunga e il caldo sprigionato in cucina non è niente male!
Ma vuoi mettere che soddisfazione, l'ultimo dell'anno, mangiarsi quel tesoro dorato? (infatti io, pensando all'inverno, ho quadruplicato le dosi. Se non è amore questo... è gola!).

Pipérade (di Thomas Keller)

peperone rosso 1/2
peperone giallo 1/2
peperone verde 1/2
pomodori tondi maturi 3
cipolle bianche 2
aglio uno spicchio
alloro una foglia
prezzemolo una manciata di foglioline
timo un paio di rametti

Preriscaldate il forno a 230°C.
Pulite i peperoni dai filamenti bianchi e dai semini e poneteli su una teglia ricoperta di carta da forno con la parte tagliata rivolta verso il basso.
Infornate e cuocete finchè la pelle, abbrustolendosi, si comincerà a staccare (dai 20 minuti alla mezz'ora). Toglieteli dal forno e riponeteli in un sacchetto di carta, chiudetelo e lasciateli intiepidire. Procedete alla spellatura e fatene una dadolata fine.
Pulite i pomodori, incidetene la superficie con una crocetta, spellateli tuffandoli per pochi secondi in acqua bollente e sfilettateli. Separate la polpa e passate gli scarti al colino per recuperare l'acqua di vegetazione. Riducete i filetti a dadini piccolissimi.
Tritate le cipolle e l'aglio finemente, soffriggeteli finchè non diventano trasparenti stando attenti a non far prendere loro mai il colore. Aggiungete i pomodori e l'acqua di vegetazione, il timo, l'alloro e il prezzemolo e cuocete per altri 10 minuti sempre a fuoco molto dolce. Salate e pepate.
Aggiungete i peperoni e cuocete ancora per una decina di minuti, in modo che la salsa si addensi.
A piacere eliminate o lasciate le erbe.

Procedimento per creare il sottovuoto:

Suddividete la salsa in barattoli della dimensione che preferite e lasciate intiepidire. Chiudete bene e con tappi nuovi e ermetici. Foderate il fondo di una pentola capiente con spugnette o canovacci e disponetevi i barattoli, facendo molta attenzione perchè non si tocchino tra loro. Riempite d'acqua fredda coprendo i coperchi per circa due dita; portate a bollore e lasciate andare per circa venti minuti (vasetti da 250 g). Spengete e lasciate raffreddare completamente nella pentola.

Il campo delle pesche

il pescheto di santa maria
Ogni anno, in questo periodo, si rinnova il rito della raccolta delle pesche.
Io e mia mamma abbiamo il nostro campo prediletto: nostro di nome, non certo di fatto (magari!), ma così familiare che ha tutto il nostro affetto.
Si trova in una campagna che ha visto la giovinezza e la maturità di mia madre e la mia infanzia. E' preziosa e insostituibile: sebbene all'oggi la frequentiamo davvero sporadicamente, quando siamo tra i suoi prati ci sentiamo profondamente "a casa".
Questa mattina siamo partite armate di buoni propositi e cariche di aspettative: ahimè, che delusione trovare le povere pesche piccole e schiaffeggiate dalla grandine! In ogni caso il proprietario, amico di vecchia data, ha tirato fuori delle casse che aveva riempito nei giorni scorsi, piene di frutti "di terza scelta" (piccoli, ammaccati, un pò indietro), che sono utilizzabilissimi per far marmellate e da sciroppare. Credo nel brutto anatroccolo che diventa cigno e loro non faranno eccezione.
Nei prossimi giorni sarò indaffarata, perchè queste sono un vero tormentone qui da me ;)
E anche quest'anno è andata.

nell'uliveta

il pescheto di santa maria

Crema di peperoni, con feta e pinoli

peperoni!

Settembre!
Già soltanto pronunciarne il nome mi mette in una disposizione d'animo che amo moltissimo, figuriamoci quando arriva davvero.
Perchè mai lo sto accogliendo con una preparazione decisamente estiva? Perchè, con le ferie nel mezzo, quel che ho cucinato e che aveva diritto ad un post non ha avuto mai modo di esser pubblicato. Rimedio da adesso: ecco perchè rifilerò qualcosina un pò "fuori tema"... Non ho certo dimenticato il mio sacro voto alla stagionalità ;)

Questa ricettina l'avevo promessa addirittura diverso tempo prima di partire.
Ieri sera mi è venuta una curiosità, e ho cercato di chiarirmi le idee sull'universo zuppe, creme e vellutate.
Risultato? Ho scoperto che fino ad adesso, titolando le mie ricette "a sentimento", ho sbagliato quasi sempre vocabolo!
Prima separazione (questa è facile): nelle zuppe gli ingredienti base sono lasciati a pezzi, mentre e nelle creme e nelle vellutate sono passati.
Secondo: si parte da un roux bianco in entrambi i casi (farina+burro). Cambiano gli ingredienti da addizionare e con cui cuocere la passata ( di verdura, di carne o di pesce) e quelli per legare alla conclusione.
Infatti,

creme> al roux bianco si aggiunge del latte, ottenendo così una salsa besciamella, si addiziona un passato, si mescola e si cuoce con del brodo, alla fine si lega con il burro.

vellutate> al roux bianco si aggiunge del brodo, ottenendo una salsa vellutata, si addiziona un passato, si mescola e si cuoce con altro brodo, alla fine si lega con panna e rosso d'uovo.

Per queste preziose informazioni ringrazio di cuore Lorella: entrano a far parte integrante della mia "teoria", perchè, conoscendomi, da brava pigrona e semplificatrice, la pratica sarà quella di sempre...


peperoni!
Crema di peperoni rossi e feta

peperoni rossi 2
cipolla bianca 1
feta 40 g
pinoli 1C
farina 1C
brodo vegetale 500 ml
olio evo
basilico qualche foglia
sale e pepe

Lavate e asciugate i peperoni, privateli del picciolo, dei filamenti bianchi e dei semini; riduceteli in piccoli pezzi.
Spellate la cipolla e affettatela finemente.
In una pentola fate appassire la cipolla con un giro di olio evo. Aggiungete i peperoni e mescolate, facendo insaporire. Spolverizzate con la farina e mescolate ancora, riducendo quanto più possibile i grumi. Dopo un paio di minuti aggiungete, in una volta sola, il brodo intiepidito e mescolate ancora una volta.
Unite il basilico spezzettato con le mani, sale e pepe e cuocete a fuoco medio per circa mezz'ora.
Frullate il composto con il minipimer, controllate la sapidità,e lasciate raffreddare in frigorifero (io la preferisco tiepidina).
Prima di servire tostate i pinoli in un padellino antiaderente senza condimento, sbriciolate la feta e impiattate. Spolverate ogni porzione di crema con il formaggio, una buona macinata di pepe nero e i pinoli tostati.

P.s.: rispondo a vaniglia, che nel suo ultimo post mi ha passato la palla rinfilandomi un giochetto, che consiste nel chiedere a una persona cosa ci sia scritto a pagina 161, rigo 5, del libro che sta leggendo.
Il mio (che s'è un pò offeso) dice:

"[...]Aleksàndrovič. Egli stimava questa azione spirituale una fantasticheria [...]".

Chissà chi è...

P.p.s.: visto che devo girarlo, chiamo in causa Marilì!

Aggiornamento: La frase è tratta da Anna Karenina, traduzione di Leone Ginzburg. Lo sottolineo perchè ho trovato in giro versioni a dir poco vergognose!

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