Manidoro

fascina
Facciamo che le date una letta dopo cena, accoccolati sul divano col portatile accanto.
E' una fiaba che scrissi anni fa, alla quale ho preferito non apportare modifiche: d'altronde è per mio diletto personale che la leggo e la rileggo.
Stasera la propongo a voi: siate giudici clementi :)
Allora: latte caldo caldo, buona lettura e buona notte.


Manidoro

C'era una volta, quando il fieno era nella mangiatoia e l'indomani nel campo e dove i fiori sbocciavano alla luce della luna, un giovane garzone, che intrecciava rami di salice per fare cesti venduti poi alla Bottega dei Viminai. Era alto e dinoccolato, un gran lavoratore: spesso le sue dita sanguinavano a fine giornata. Rincasando, alla sera, prendeva la via dei Campi; arrivato in fondo, si guardava attorno e indietro, sospirando incantato dalla bellezza dei fiori notturni: poi, mesto, scompariva dietro la porta dell'abitazione.

Una mattina, mentre si stava dirigendo alla bottega, proprio vicino al pozzo della cittadina, vide qualcosa d'insolito. Era una bancarella, approntata alla bell'e meglio su di un carretto, con drappi e festoni. Accanto, una coppia di grosse papere bianche becchettava dei semi tra le pietre della piazza. Il ragazzo allungò il collo, incuriosito: " Ehi! Tu! Cos'hai da ficcanasare! " disse improvvisamente una vocina acida e maligna. " Vattene! Vattene! Qui si lega e mai si scioglie, qui si cuce e poi si toglie, coton candido bambolina, torci stringi e lima, poi ricurva alfin sul fosso le tue dita senza l'osso, verdi fini tristi foglie, taglia! Taglia, taglia serve ancora, per abbellir l'altrui dimora! ". Il garzone fece un passo, cercando di capire chi fosse a comporre quelle strane rime. D'improvviso, da dietro il carretto spuntò la vecchina: sembrava di cartapesta; se non l'avesse sentita canticchiare fino a poco prima, l'avrebbe certamente presa per un giocattolo dimenticato - tant'era piccina - o una marionetta del teatrino accanto. " Tu intrecci cesti, come faccio io? " chiese il garzone. " Ahahahah! So intrecciar con la parola, chiuder il sospir entro uno lignea dimora! Vecchie stanche le mie mani! A raccoglier son poi capaci, taglia, sega e straccia mio coltello! Là vicino al fangoso e buio ruscello! " rispose la vecchina. " Ahahahah! Povero sciocco! Intreccia e lavora! Vendi per la tua signora! Diventerò ricca e bella, l'oro compra quel che il cuore sogna! " e con un botto, in una nuvola di zolfo, la vecchina scomparve insieme al carretto.

Il giovane rimase a occhi sgranati e intontito. " Popopopopoo! Pooo! Ma allora! Pooopopo! Guarda giù! " Erano le papere bianche a parlare. " Hai visto la Maga dei Salici Piangenti! E' ben strano che sia tu. " Si scambiarono un'occhiata, perplesse. " E sia. Conosci la leggenda vero? Adesso non puoi più sottrarti! Il destino ti ha scelto, e devi dimostrare il tuo coraggio! ". Il garzone, sempre più confuso, balbettò " Io? Ma sono soltanto un fabbricatore di ceste e panieri! Non so far altro che intrecciar rami di salice! Non so combattere o cavalcare destrieri possenti! " . " E infatti non devi! Recati nella Valle di Gelidovento, e libera le nostre sorelle! Ahimè! " Il ragazzo stava per replicare, ma le papere avevano ripreso a becchettare, quasi che il momento in cui potevano parlare fosse scaduto.

Fu così che quella fredda mattina, anzichè dirigersi alla Bottega dei Viminai, il garzone prese il sentiero che portava a Gelidovento. Era questa una distesa di un verde marcio; le acque del fiume che la attraversavano erano torbide e malaticce. Eppure, sulle sponde, crescevano i più bei salici che si sarebbe mai potuto vedere. Erano snelli e piegavano morbidi i loro rami al vento tagliente, che da sempre soffiava in quel luogo. Il garzone si avviciò a uno di essi e ne accarezzò con le dita il fusto liscio e argentato: d'improvviso, il salice sussultò, scuotendo la chioma. " Salvami! Altrimenti le mie dita e quelle delle mie sorelle verranno tagliate dalla perfida Maga! Venderà i preziosi ramoscelli al mercato per delle sonanti monete d'oro, certa che infine potrà comprarsi i suoi desideri! Liberaci da questa prgionia! ". Il giovane, sentendo il salice - fanciulla parlare in quel modo disperato e col cuore colmo di sofferenza, chiuse i pugni in gesto di sfida e gridò " Perfida strega! Il tuo incanto verrà rotto! Non ho armatura rilucente o spada tagliente da impugnare, ma forte è il mio animo, e coraggio di leone ho scoperto di avere! Malvagia e crudele, i tuoi non sono sogni, non puoi averne! Tu, Maga Senzacuore!".

Guadò le sue mani, e, rabbioso, si chiese come avrebbe potuto liberare le fanciulle - salice senza far loro del male. Poi, si ricordò della filastrocca della strega: " Sa intrecciare con la parola! Devo trovare il contro incantesimo..."; si guardò attorno, ma senza rendersi conto si mise a fischiettare la melodia che ogni giorno gli teneva compagnia mentre intrecciava cesti alla Bottega dei Viminai. I salici, piano piano, lenti lenti, alzarono il capo dall'acqua torbida, e, magia! Il garzone vide che, nascosti tra l'attaccatura dei rami, c'erano i volti delle fanciulle, i loro corpi altro non erano che i fusti, mentre i piccoli piedi, nascosti nella melma, dovevano essere certamente le radici. I loro occhi sorrisero speranzosi al giovane e gli esili rami, mossi dal vento, cominciarono a cantare sulla melodia fischiettata.

Il giorno passava, mentre il ragazzo, lesto e preciso, andava di salice in salice, liberando le fanciulle: stava facendo quel che mai in vita sua aveva fatto; stava slegando le chiome intricate degli alberi argentati. Dalle punte che toccavano terra su su, fino al tronco, che, con sua meraviglia, scoprì essere formato da tante minuscole treccine. Arrivato all'ultima pianta, la più fine e splendente, si rese conto che le sue dita stavano sanguinando, proprio come quando faceva le ceste in Bottega. Quando liberò dall'incantesimo la fanciulla, questa gli disse con voce soave: " Sarò tua sposa se lo vorrai, perchè il tuo coraggio e la tua bontà d'animo sono così grandi che la principessa delle Driadi ne è rimasta colpita".

Il giovane e la sua sposa, assieme alle altre fanciulle, abbandonarono la valle di Gelidovento: ad ogni loro passo, la terra s'inverdiva e spuntavano fiori dai boccioli freschi, che si sarebbero schiusi quella notte per la prima volta. Un venticello leggero increspò appena le acque, che si erano fatte limpide: da quel giorno quel luogo fu Pianaquieta.

Arrivati alla cittadella, videro una coppia di cigni immacolati nuotare in una vasca cristallina molto grande, che aveva preso il posto del vecchio pozzo: inclinarono gentilmente il capo, in segno di saluto. La strega era definitivamente sconfitta; le sorelle di colei che fu Regina delle Driadi sorrisero e ritornarono alle loro case. Il giovane e la sua sposa, tenendosi per mano, presero la via dei Campi; arrivati in fondo, si guardarono attorno, ma non indietro. Accompagnati dal profumo dei fiori notturni, chiusero felici alle loro spalle la porta dell'abitazione.

cesto

13 commenti:

  1. Leggendo i tuoi post giorno dopo giorno, ho imparato ad apprezzare le tue doti di scrittrice, ma con questa romantica fiaba ti scopro sensibile narratrice
    Complimenti :))

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  2. wenny, mi lasci sempre più spesso senza parole...
    grazie, ora vado a nanna.
    buonanotte

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  3. ...
    ... Sospiro...
    Solamente: peccato che non l'abbia vista ieri sera in modo da poterla leggere già accoccolata sotto le coperte con il "latte caldo caldo"...
    Buongiorno Wennycara.

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  4. Grazie care, è bello per me sapere di avervi regalato qualcosa che vi è piaciuto. A me questa fiaba (insieme a Wenny e gli arcobaleni e Vento d'argento)è molto cara, sono stata felice di condividerla con voi tutte :)

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  5. wenny... è bellissima!
    così antica, e magica. come tutto quel mondo "dentro di noi" fatto di simboli e saggezza.

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  6. Purtroppo l'ho letta a singhiozzo, in ufficio... ma è comunque bellissima, mi ha fatto sognare ad occhi aperti e riportato alla dolcezza delle fiabe dell'infanzia...

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  7. @the t time: che piacere e che onore leggerti qui! Hai ragione: ci sono i simboli e c'è la saggezza... a presto, sei la benvenuta!

    @Onde: non sai quanto mi fai contenta quando mi dici che anche se sei impegnatissima trovi il tempo per leggere i miei post. Sono davvero felice che ti sia piaciuta. Buona giornata!

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  8. Grazie per la visita e per il tuo gentile commento.
    Ti confesso, non ero pronta ad arrivare qui e a trovare ad attendermi addirittura una favola e scritta da te!
    Provo una benevola invidia per le tue evidenti doti di narratrice e per l'intatto legame che, in modo altrettanto evidente, conservi con il mondo poetico e fatato dell'infanzia (tua, e dell'umanità).
    Ti aggiungo tra i miei blog preferiti, e mi riservo di leggere anche io i tuoi vecchi post, tra una traduzione e l'altra, per farmi ogni tanto un regalino!
    Buona giornata!

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  9. Letto tutto d'un fiato. Alcune immagini sono di una dolcezza...e poi è buffo ma...leggendo si è riaffacciata Marilì bambina, quei piccoli sobbalzi del cuore che appartengono ai primi virgulti del proprio tempo. Una piccola magia. Insomma sei anche una fatina, tu, wenny dolce ! Grazie tesoro

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  10. ...un bel tuffo al cuore rileggere "Manidoro"... a momenti me l'ero quasi dimenticata... mi accodo ai complimenti per la bellissima favola... e come potrebbe essere altrimenti. Un bacione ;-)

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  11. @Duck: sono io che ringrazio te, sei sempre la benvenuta. Anche a me è piaciuto moltissimo il tuo blog, e come puoi vedere ti ho inserita nel blogroll :)
    a presto!

    @Marilì: che bello, ci tenevo a leggere un tuo commento. Grazie. Mille baci :)

    @ziomick: ennò tu non puoi dimenticarle! scherzi a parte, sono felice che ti abbia fatto piacere rileggerlo. Un abbraccio.

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  12. L'ho letto di mattina, con il sole fuori...
    Una lettura davvero bella, una bella storia davvero! Di favole me ne intendo, (quasi) ogni sera è il rituale per far addormentare il mio piccolo.
    Brava!!! Ciao ciao giulia

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  13. @giulia: benvenutissima! scusami se ti rispondo così tardi.
    Che bello leggere le fiabe della buonanotte ai propri bimbi...
    ti aspetto, ripassa quando vuoi!

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