Se non posso lo faccio


Finalmente questa è una giornata di sole.
Un inizio gelido comunque, per via di un appuntamento gradito quanto infelice per la scelta del luogo, in una piazza della Repubblica ancora sonnolenta e rintanata nelle ombre. Perfettamente tagliata in due dalla lama fiammante di un giovane sole, Gilli si trova a quell'ora dalla parte che la me intirizzita considera inequivocabilmente come quella sbagliata. Due chiacchere e al lavoro.
In questo periodo ho tanto da fare quanto desiderio di un bel viaggio lontano, distensivo e permissivo di distacco quasi completo da questo tran tran quotidiano. Chiaro che non è fattibile. Chiaro che trovi una scappatoia per concedermelo.
Ci pensavo ieri, ma non ho avuto modo di parlarne (leggi: tempo) dunque lo farò adesso.
Viaggerò attraverso i miei ricordi, le fotografie e le memorie di un mio soggiorno a Parigi, vecchio ormai di una decina d'anni. Quanto mi manca. Un viaggio particolare quello, l'ultimo di una serie con i miei compagni di liceo: un modo nostro di salutarci e augurarci buona fortuna per gli anni a venire.
Anche quella, quella dell'arrivo a Parigi era una mattina fredda e luminosa. Stretti nei piumini e nei cappotti, nasi e guance arrossati, seminavamo la nostra spensieratezza e la nostra allegria di neanche ventenni per le stradine, su su con le borse e le valigie per arrivare alla pensioncina. Tra chiacchere e battute si cominciava a fare l'appello, tentando di creare l'equilibrio perfetto nella scelta dei compagni di stanza, anche se tutti sapevano che quelle preferenze di fatto non esistevano. Sarà stata una sottile e vaga consapevolezza del distacco che di lì a poco sarebbe arrivato, ma ognuno di noi improvvisamente vedeva crescere il suo affetto per gli altri.
Forse era stato sempre di quelle dimensioni o forse no, forse per alcuni si e per altri no, chissà.
La stanchezza o lo stress da viaggio non albergano in nessuno a quell'età e noi non facevamo eccezione: ci siamo gustati gli angoli della città che più sentivamo vicini, che avevamo fino ad allora letto e guardato dalle pagine del nostro libro di storia dell'arte, che se già fosse stato di storia dell'architettura sarebbe stato più congeniale e apprezzato. I ricami gotici che svettano e punzecchiano il cielo terso, la pelle bianca e traforata tesa tra l'arco della Défense, macchie di colori vivaci e giocose, che in uno strano connubio con una fontana che specchia una cattedrale ti riportano in testa i Mirò che ti hanno cullato pochi minuti prima. Le crepes calde e morbide di cioccolata che accompagnano le chiacchere con le amiche su una panchina di un parco, un'onirica passeggiata tra sculture di legno dalle forme sinuose e femminili suggerita dall'amico sapientone ma tanto simpatico.
Un libro sugli impressionisti sfogliato in volo, a sigillo di un periodo che si è chiuso, nel bene e nel male.

5 commenti:

  1. Bellissime immagini e sfolgoranti ricordi. Vorrei avere anch'io reminescenze così belle delle mie vacanze con gli amici, ma avedo frequentato un liceo femminile capirai che le mie gite scolstiche e le mie estati erano assai meno appassionanti. Ma Parigi è sempre Parigi...

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  2. arrivo per la prima volta e becco un post di Parigi, una città che amo tantissimo...
    grazie di essere passata da me, mi fa piacere aver avuto la possibilità di conoscerre il tuoblog, a presto :)

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  3. @Onde99: :) in effetti si respirava un "sano" equilibrio!
    @Ciboulette: grazie per essere passata, sei la benvenuta!
    @elisabetta: temo che sia un effetto collaterale più che diffuso :)
    @marcella: grazie!

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