Rischio di scivoloni

Queste fotografie sono state scattate quasi un anno fa.
Firenze non è cambiata, non è cambiata in questo piccolo intorno di piazza della Signoria. Si sa, i cantieri sono svariati e le tracce scavate a suon di martelli pneumatici, la posa dei binari, le trincee di tubi innocenti, moderne visiere di palazzi stanchi dei continui rifacimenti, sono e permangono quali ostiche cicatrici. Ma in centro ancora la vecchia Firenze pulsa di vita, indisturbata eppure consapevole di essere minacciata.
Quando piove poi, vicoli dai sanpietrini scivolosi (maledetti innumerevoli volte), facciate e fianchi di immobili dall'intonaco sbollato per gli anni, tetti dalle grondaie rotte e mai aggiustate in più punti (non quando passi tu) e stralci di cielo grigio cenere si fondono e si confondono, diventando noiosi e monotoni. Ragion per cui il passante si rintana nel cappotto, la testa al calduccio si abbandona ai propri pensieri, ritagliandosi uno spazio e un tempo soltanto suo.
Quel che predomina per me è un senso di nostalgia e malinconia: le stesse pietre, sì, quelle dell'anno scorso e dell'anno prima. Eppure mi tocca vederle con occhi diversi; quel che fa la differenza sono le persone che erano con me in quei giorni: quanto e come sono cambiate adesso, rapporti che si sciolgono, vite che si impuntano come un pennino metallico che strappa la carta. Poteva andare avanti e scrivere una bella storia invece no, è mancato l'inchiostro. Così, all'improvviso, senza un perchè.
Fortunatamente ci sono anche le storie belle, bellissime, che da quei giorni sono cresciute sempre di più, tenaci come un rampicante sul graticcio di un gazebo.
Che dire allora? Aspettiamo l'estate per sederci in quella veranda fiorita, nel frattempo coccoliamoci un pò di più.
E rassegnamoci a portare meno i tacchi.
Buon we.

Pane alle mele

alle mele
Wenny sta postando poco in questo periodo: colpa del portatile che s'è preso le ferie anticipate. Ecco che mi tocca sfruttare ogni occasione, dalla biblioteca all'amica che non ne ha bisogno per cinque minuti. Sarò veloce quindi!
Questo è proprio il tempo delle mele: tra i foodblogger imperversano in mille e mille varianti; bisognerebbe avere un esercito da sfamare in modo da poter sperimentare ogni giorno una delizia diversa senza che quella del giorno precedente vada persa, foss'anche per un cantuccino!
L'altro giorno stavo frugando tra gli scaffali del super alla ricerca della farina di castagne per questa goduriosissima torta: oltre a quella me ne sono portata a casa altre due: il fioretto di granoturco per questi (finalmente! buonissimi ;)) e il tritello di grano tenero. Scartabellando in un vecchio ricettario ho trovato la ricetta di questo pane. Vi consiglio di provarlo.
Baci.

Pane alle mele

mele rosse medie (ahi buone quelle che ho potuto usare... raccolte su in campagna...) 3
farina 00 300 g
farina 0 100 g
tritello di grano tenero 100 g
sale 1/2 C
lievito di birra 30 g
latte 250 ml
zucchero 1 c

Sbriciolate il lievito nel latte tiepido e unite lo zucchero.
Mescolate insieme le farine e il sale; grattugiate le mele grossolanamente, unite queste e tutti gli altri inrgedienti, impastate bene fino ad ottenere un composto di media consistenza. Coprite la massa con un canovaccio umido e lasciate lievitare in un luogo caldo per 25 minuti.
Lavorate di nuovo brevemente l'impasto, quindi dividetelo in parti uguali (io ne ho fatto due pagnotte tonde).
Preriscaldate il fornoa 200°C.
Con un mestolo di legno fate un incavo nel mezzo dei pani e lasciate lievitare nuovamente per 20 minuti.
Cuocete in forno per circa 30 minuti.


Aggiornamento: cercando in rete, tra i primi risultati che un motore di ricerca quale google dà utilizzando la chiave "tritello", compaiono siti che smerciano mangimi per la zootecnia. Niente paura: ci pensa cibo360 a chiarire le idee, spiegando le caratteristiche di questo prodotto della molitura del grano duro.
In pratica il tritello è uno sfarinato impuro, lo stadio precedente alla rimacina della semola: per quanto concerne l'uso in cucina, data la sua grossolanità, trova maggiore impiego nella produzione di vari tipi di pane e di pasta fresca.

Panini al latte e miele

al latte, al miele
Erano almeno un paio di giorni che avevo in mente di scrivere questo post: me ne sono capitate una dietro l'altra quindi tanto valeva aspettare un pò, riunirle tutte insieme e sbalordirsi di quanto possa essere sfaticata o insensata la realtà in cui si vive. Certo che se se ne parla relativamente e saltellando di cervello in cervello può acquistare un perchè tutto suo, opinabile qui più che di là; si può anche relegare il tutto al fattore C o più elegantemente alla Fortuna, così come (l'ho riscoperto poco fa grazie alla solita risposta A) che è sempre quella corretta) andava scrivendo il buon vecchio Machiavelli.
Ma di che si parla? Di cosa si, perchè francamente la foto di inizio post non aiuta. Anzi. Pensare che proprio lei dovrebbe fare da maschera e accompagnare il lettore, metterlo a suo agio qualora abbia ancora intenzione di seguire queste righe. Si capirà poi.
Quello che appunto stavolta è una breve riflessione su quella miriade di piccoli avvenimenti che si susseguono durante la nostra giornata determinando una scelta piuttosto che un'altra, infidi episodi che dimostrano quanto sappia essere illogica la mente umana: quando per comodità, quando per costruire qualcosa che rivenderà come frutto di un lavoro di grande impegno.
Due esempi: il primo dimostra quanto possa essere complicato tracciare un segmento quando il secondo punto è "momentaneamente fuori uso". La scorsa mattina infatti è stato impossibile per me prendere l'autobus dal capolinea sotto casa mia per andare all'università, vicina al capolinea opposto della solita linea. Perchè? Perchè un cantiere appena aperto bloccava la zona stazione (l'altro capolinea ndr), quindi gli autobus che arrivavano non potevano ripartire. Ma farli fermare al semaforo prima no eh?
Seconda storiella: sto preparando in questi giorni il quiz di cultura generale per un concorso pubblico. Ma dico: chi è che fa 'sta roba? Tra le 850 domande di italiano (una delle 9 materie) esistono cose come "quando ha vinto il Nobel Dario Fo" "chi è l'autore del Secretum" di quanti libri consta il De Vulgari Eloquentia" mentre tra le modeste 450 domande di scienza la prima e esemplare è "nella specie umana, l'ultrafiltrato ottenuto al livello della capsula del Bowman del nefrone è costituito in condizioni normali da..."... Sono fuori linea io o c'è qualcosa che non va? Saremo tantissimi è vero, ma siamo sicuri che questo sia l'unico modo di selezionare i futuri lavoratori? Anche all'estero fanno così? Allibisco.
Ma torniamo all'origine. Stufa di tanta insensatezza e complicazione stamattina mi sono alzata prima per dedicarmi a una delle cose più lineari, semplici e confortevoli del mondo: fare il pane.
Vi lascio la ricetta, con l'augurio che possiate evitare il più a lungo possibile queste situazioni paradossali.
Un bacio.

Panini al latte e miele

farina 500 g
lievito un panetto da 25 g
latte tiepido qb
olio evo 2 C
miele 3 C
sale 1 presa
acqua

Sciogliete il lievito in un pò d'acqua tiepida insieme a qualche cucchiaio di farina, lasciate riposare la pastella a riposare per mezz'ora circa in un luogo riparato.
Incorporate alla pastella lievitante la farina rimasta mescolata al sale, l'olio e man a mano che impastate il latte tiepido. Lavorate bene e in ultimo aggiungete il miele. Impastate ancora fino a ottenere una pasta elastica e liscia; formate una palla, avvolgetela in un telo umido e lasciatela risposare per un'ora circa.
Preriscaldate il forno a 200°C.
Suddividete la massa nelle forme che volete, io l'ho divisa in 5 panini tondi. Disponete i panini sulla placca da forno leggermente unta e infarinata, fate riposare per altri 15 minuti dopodichè infornate. I tempi di cottura vanno aggiustati in base alla pezzatura dei panini: considerate che per i miei, di circa 100 g l'uno, sono stati necessari 30 minuti. Un buon indizio lo dà la superficie, che deve risultare dorata. Sfornate e lasciate raffreddare.
Trovo che possano accompagnarsi anche con qualcosa di salato, magari con uno strato leggero di buon burro.

Mini cakes pot-pourri d'autunno



Silenziosamente.
Sommessamente.
Almeno per oggi, visto che ho un gran mal di testa e una mole di lavoro non indifferente da portare avanti. Vorrà dire che tra qualche giorno stabilirò il compleanno parte II, ovvero il tempo dei festeggiamenti.
D'altro canto non era proprio possibile procrastinare anche gli auguri per un evento speciale: un anno e qualche giorno fa nasceva "Wennycara-Appunti di una mente in libera uscita".
Un pò per diletto, un pò per scherzo davo vita a queste pagine, senza la benchè minima idea di quale taglio avrebbero potuto prendere, addirittura se mai lo avessero preso o se piano piano si fossero autocensurate. Da qui il carattere "moleskine" di Wennycara, un giorno per giorno di palo in frasca, che cresceva, appuntava, narrava, disegnava, cucinava, chiaccherava. Poi una pausa, bella lunga. Qualche capatina ogni tanto, raramente. Pagine scritte dal sole sulla pelle, quelle in quei giorni; nessun appunto in rete perchè la testolina non era poi così in libera uscita, o meglio, era mooolto impegnata in fatti che richiedevano tutta la sua attenzione.
Da qualche tempo a questa parte invece sono attiva, contenta di aver trovato blogger simpatici che hanno dato vita a esperienze curiose e interessanti, ognuna a modo suo.
Ripromettendomi di tornare con qualcosa di più frizzante vi lascio questa ricettina: sono delle piccole cakes pot-pourri, elette a personale dolce d'autunno. Hanno interrotto un pomeriggio di studio e probabilmente è per questo che sono così strambe... frutto di una mente un pò fritta ;)
ma già si conta chi ha apprezzato ;)
A presto!


Mini cakes pot-pourri d'autunno
Ingredienti x 12 mini cakes

farina manitoba 220 g
uova 1
zucchero 60 g
burro sciolto a fuoco dolce 60 g
latte 185 ml
bicarbonato di sodio 1/2 cucchiaino
lievito per dolci 3 cucchiaini
sale una presa
polvere di caffè 1 cucchiaino
polvere d'arancia una presa
cannella 1 cucchiaino
mela 1 tagliata a cubetti
uvetta una manciata
noci una manciata
fichi secchi un paio

Preriscaldate il forno a 180°C.
In una terrina capace setacciate la farina, il lievito, il sale, il bicarbonato, la polvere di caffè e quella di arancia, la cannella e lo zucchero.
Riducete a pezzettoni le noci e i fichi, uniteli agli ingredienti asciutti appena setacciati insieme alla mela e all'uvetta.
In una ciotola sbattete quanto basta
l'uovo, il burro e il latte. Versate a poco a poco nella terrina grande e mescolate. Suddividete il composto negli stampi e infornate per circa 20 minuti.
Fate la prova stecchino, lasciate raffreddare e sfornate.

Fatevi un caffè e con la vostra bella tortina (e una ciotolina di crème fraiche? :)) sedetevi e ricominciate a lavorare. Se il cervello viaggia alla vera festa di compleanno che si terrà di lì a poco lasciatelo fare :)


Due barman, due artisti e il loro antico caffè

Ovvero un altro post pro-Firenze, la Firenze notturna che sorseggia maliarda cocktail originali e invidiati, la Firenze che civetta un pò bohémien accavallando le gambe, che in fondo rimane sempre la signora secolare che si specchia nelle acque dell'Arno, ammirata per i suoi gioielli che non conoscono il passare del tempo.
L'Antico Caffè del Moro, o Cafè des Artistes che dir si voglia, è una perla custodita tra via del Moro e piazza Goldoni, piccola, ricercata, seduttiva: i due gestori sono proprio i barman che serata dopo serata si occupano personalmente dei clienti, sfoderando una professionalità ammirabile. Dalle loro mani escono i cocktail più famosi e classici in tutta la loro eleganza e purezza; l'estro del genio corre tra le bottiglie il cesto del ghiaccio e la vetrinetta della frutta fresca, per raggiungere concitatamente anche la reinterpretazione che non fallisce ma sbalordisce letteralmente il cliente.
Giuro: ieri sera ho bissato la reinterpretazione del mojito, che i due artisti propongono "ai frutti di boso". Non ne tento la descizione perchè sarebbe un fallimento e una cattiveria, non posso far altro che raccomandarlo...
Una piacevole e determinante esperienza per me, abituata purtroppo a osservare impotente la denigrazione della tradizione: quando si dice che tutto si reinventa... in alcuni casi è davvero appropriato e non lascia l'amaro in bocca neache ai più incalliti puristi.

Una gita fuori porta per un evento speciale


Questo è quello che vi propongo, perchè io nella peggiore delle ipotesi devo fare un paio di centinaia di metri, quindi chiamarla gita è decisamente eccessivo...  con qualche deviazione di percorso però può diventare una piacevole passeggiata sui lungarni. 
Firenze ospiterà la prima Biennale Enogastronomica, kermesse volta a diffondere l'originale esperienza gastronomica fiorentina. Per due settimane, da lunedì 10 novembre a lunedì 24, verranno proposti incontri, conferenze a tema ma sopratutto degustazioni e cene: lungi dall'essere un appuntamento esclusivo ed elitario, si rivolge a chiunque sia desideroso di conoscere questa realtà; basta dare un'occhiata al sito per farsi un'idea. 
La Biennale Enogastronomica difatti prende le mosse da quella che fu la brillante intuizione di Leo Codacci nel (troppo) lontano 1976: si promuove l'evento proprio per estendere a un pubblico vasto la tipicità e la tradizione della Firenze cuoca, evitando come la peste il misero tentativo (peraltro sempre riuscitissimo) di tanti ristoratori (e non solo) che deturpano e violentano le nostre pietanze con le loro ricette per poter vendere tanto con materia scadente.
E quale modo migliore se non quello di coinvolgere chi realmente merita, che con il suo lavoro decide di comunicare al cliente tutt'altro che il mero conto finale? Circa 80 ristoratori infatti parteciperanno all'iniziativa "Un piatto tipico al ristorante", il nome dice tutto...

Blogger avvertiti...

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