Post notturno


E' tanto che non scrivo di sera.
Di notte, in verità.
Qualche anno fa mi capitava spesso; risalgono a quell'epoca i miei racconti poi pubblicati sul Mid.
La notte c'è un'altra luce: la lampada che per qualche ora prima di cena è rimasta accesa per permettermi di lavorare adesso occhieggia in disparte, rilasciando una coperta ambrata sulle superfici degli arredi, su scatole, libri, riviste, fogli sparsi.
Sentire lo scorrere delle dita sulla tastiera e essere rassicurati dal continuo clicchete clicchete delle lettere bianche premute e rilasciate. Quando tacciono non c'è da preoccuparsi: la notte per lo scrittore è un'amica e una consigliera, se i paraggi sono silenziosi significa che quelle dita si stanno scaldando attorno a una tazza di porcellana che respira profumatamente.
Scrivere in vestaglia poi. Che gusto!

Soufflé glacé di diosperi (ovvero: comfort di tardo autunno)


Sono arrivati anche nel mio giardino: peccato che non riesca a trovare la mia digitale per fotografarli e ricordarmi di tanto oro durante l'inverno!
La ricetta è più semplice di quel che possa sembrare, è ripresa da una vecchia rivista; le dosi dovrebbero essere per quattro ma... temo che per quanto mi riguarda sia sufficiente per me e per l'altro commensale e basta!


Soufflé glacé di diosperi

diosperi maturi 2
uova 1
zucchero semolato bianco 25 gr
zucchero a velo vanigliato 35 gr
panna montata non zuccherata 150 gr
(eventualemente per accompagnare)
cioccolato fondente 75 gr
latte 50 cl

Separate l'albume dal tuorlo e montateli rispettivamente con lo zucchero a velo e con quello semolato: entrambi i procedimenti vanno effettuati in ciotoline messe a bagnomaria.
Spellate i kaki, eliminate la parte centrale bianca e i semi; passate la polpa al mixer e pesatene 150 gr. Unitela delicatamente al tuorlo, mescolate e cominciate a unire la panna montata; aggiungete infine l' albume.
Foderate con della carta da forno delle cocottine in modo da alzarne il bordo, potrete così suddividere il preparato lasciando olterpassare l'orlo di 2 o 3 cm; mettete in freezer per almeno 4 ore. Al momento di servire rimuovete la carta da forno.
Si può accompagnare con una calducciosa salsina al cioccolato, sciogliendolo a bagnomaria a fiamma lentissima nel latte.

p.s.: perchè soufflé? oltre all'apparente somiglianza con quelli propriamente detti, pare che si debba tutto alla montatura degli albumi: eseguendo questo passaggio infatti si evita che il dolce "ghiacci" troppo quand'è in freezer.

Comunicazione di servizio


Tempo di cambiamento: qualcuno direbbe che sono in fase creativa, fatto sta che ho deciso di dare una rinnovata all'immagine del blog.
Premetto: la prima cosa che farò non appena ne avrò la possibilità sarà togliere quei fastidiosissimi annunci pubblicitari (che oltretutto si riferiscono ad una "università semplicissima"! quando si dice il destino eh?); nel frattempo vi chiedo pazienza se qualcosa non funziona... sto lavorando per voi ;)
A presto, buon we.

Mi manca un tappeto



Vi scrivo dal cortile dell'università ovvero dal punto in cui ci sono più prese in tutta la facoltà. Ho attaccato il portatile con il buon proposito di rileggermi il lavoro e fare le ultime correzioni prima di mandare in stampa la bozza: peccato che non possa fare tutto ciò in tranquillità, dato che ho scoperto che la presa è fasulla e che potrò continuare solo finchè ho batteria. Cercare un altro attacco? Peggio che mai, sono tutti chiusi con una vite. Ha dell'incredibile no?
Eppure queste sono storie di vita quotidiana in un'università agonizzante, per la quale è già stata preparata una bara in cartone posizionata all'ingresso, tra fogli svolazzanti di revisioni e orari che i docenti non rispetteranno. Qui intorno è deserto; sento le ragazze del bar che hanno acceso lo stereo e scaricano la lavastoviglie facendo tintinnare tazze e piattini: niente a che vedere con la ressa di alcuni mesi fa, quando le code per un caffè erano minimo dell'ordine di tre metri.
Tra l'altro stamattina pioviggina e da brava metereopatica (almeno un pò, nella media penso) mi rattristo, quantomeno per il silenzio in questi corridoi e per le aule deserte. Mi chiedo che fine abbia fatto l'amore per la conoscenza in un mondo direzionato nientedimeno che dal denaro e dal profitto da un lato, da quella soddisfacente superficialità dall'altro.
Certo ci sono l'eccezioni, ma a volte preferirei trovare più regole. Che siano regole ragionevoli però.
A fronte di questa situazione, vi dico che in questo momento l'unica cosa che desidero è un soffice tappeto: un bel tappeto di foglie dorate, magari ancora umide per la pioggia notturna, che si stanno asciugando a un sole gentile e caldo. Che permettano di fare passi sicuri.
Sempre in avanti.
Per ora andiamo avanti sull'asfalto.
Un abbraccio.

Lavoro, lavoro, lavoro...


...per fortuna c'è, anche se la situazione in cui versa l'ateneo è davvero precaria. Questo brevissimo post per augurarvi un buon we, il mio me lo godrò in campagna (o meglio un giorno soltanto ma l'idea mi mette di buon umore già dal venerdì).
Al rientro spero di non dover fare ancora colazione con i biscotti industriali, alcuni buoni certo, ma mi sono viziata con quelli casalinghi: tanto di ricette buonose ne ho trovate ;)

Baci a tutti.

ASF, ASC (Della burocrazia e della meritocrazia)

Intanto vi/mi regalo un mazzo di ortensie, per stemperare i bollenti spiriti.
Di burocrazia ne abbiamo a oltranza, di meritocrazia ne siamo vergognosamente poveri, semmai qualcuno dovesse ancora ricordarne il significato.
Sembra poco credibile o quantomeno insensato, ma evidentemente in Italia per conoscere e studiare devi cavartela da solo e come meglio puoi, perchè se speri che le amministrazioni, gli enti o chi per essi ti vengano incontro sei destinato a rimanere con un palmo di naso.
Davvero: per il lavoro di cui ho parlato anche nel post precedente avevo bisogno (e avrei tutt'ora ma ho dovuto far senza...) di alcuni documenti: parte depositati all'ASF (Archivio storico di Firenze) e parte all' ASC di Firenzuola (all'archivio storico comunale).
Questo è quello che mi è successo nelle due sedi.

ASF: arrivo all'apertura e dopo aver raggiunto il piano della sala consultazione parlo con il sorvegliante. Mi rivela una regola interna dell'archivio scoraggiante: per accedere a qualunque tipo di documento depositato lì dentro devo presentarmi con la lettera del docente... purchè quell'esame serva per laurearmi. E se è un esame specialistico ma non l'ultimo prima della laurea? Niente. Mi dice comunque di provare ad aspettare "l'altro funzionario" e di parlare con lui. Mi accomodo nella sala d'aspetto che è anche quella dove ci sono le macchinette del caffè e di ogni tipo di porcheria: alle nove è ora di colazione, e una brancata di "gente" occupa letteralmente il posto per un quarto d'ora buono pettegolando fitto fitto.
Arriva il funzionario, ma mi sento ripetere le solite cose. Peggio: era quasi dubbioso che quei documenti esistessero (ma che pensiero sarebbe????????).
Intervalliamo ancora con le ortensie.


ASC: stavolta dovevo consultare delle deliberazioni comunali, ovvero atti pubblici che più pubblici non si può. MA dato che sono di sessant'anni fa bisogna seguire una trafila infinita; sono soggetti alla normativa di tutela dei beni archivistici (così dice la segretaria) quindi è normale dover compilare molte richieste, aspettare per tempi anche lunghi (un mese pare non basti...) per poi non avere la certezza del permesso di consultazione perchè L?ARCHIVIO E' CHIUSO e poi MANCA L'ARCHIVISTA che dovrebbe sorvegliarmi. Dunque, un po' stupita chiedo DOVE FOSSE fisicamente quest'archivio, tanto per sapere. Sapete cosa mi risponde? Che non mi devo aspettare granchè dato che L'ARCHIVIO SONO GLI SCAFFALI ALLE SUE SPALLE!!!
Ma questo non è ancora il culmine di quest'incontro davvero grottesco: la tipa ha addirittura il coraggio (o la cattiveria) di sfilare un fascicolo dallo scaffale sventolarmelo sotto il naso e dirmi "Sono queste vero? Allora faccia richiesta al Sindaco".
Io al Sindaco ho fatto richiesta venerdì, se entro domani non mi risponde esigo di parlargli direttamente.

Riguardo alla meritocrazia: giusto due parole, perchè mi sono stizzita veramente tanto oggi. Sapete qual'è stato il tempo medio di discussione di un'intera giornata di tesi? SETTE MINUTI.
Non di un solo corso di laurea, ma di più facoltà.
Bravissimi.

Voglia di rosso


Ed eccolo qui, è arrivato da pochi minuti. Stamattina sono rientrata sotto un cielo grigio grigio; sembrava ammantasse chiunque e che ostinatamente pedinasse le figure strette nei cappotti e frettolose in un ordinario lunedì d'ottobre.
Arrivata a casa, ho attaccato il mio fedele portatile e mi sono preparata a scrivere il secondo capitolo della monografia alla quale sto lavorando (il che non aiuta per niente: gli incipit sono stati sempre deleteri per me...): un giro rapido tra i miei blog prediletti mentre leggevo la posta e proprio mentre stavo mettendomi a lavorare mi ha chiamato un'amica... e rimanda. Aria triste che perdura. Riattacco e la prospettiva della giornata cambia improvvisamente. E' spuntato un sole brillante, che proietta sul marmo della sala dalla quale sto scrivendo un arabesco di ombre. Mi è venuta una gran voglia di fotografare; dovevo in qualche modo fissare quel regalo inaspettato. Ma serviva un soggetto che rendesse l'idea. E' così che frugando in cucina ho trovato un pacchettino con delle bacche di rosa canina raccolte (come mi è stato confermato poco fa) da mia mamma ieri, in montagna.
Un piccolo regalo che faccio anche a voi, che siate o meno sotto un cielo grigio grigio.
Buon inizio settimana a tutti.

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