Insalata piccante di riso e verdure croccanti

Le partenze sono alle porte: conseguenza che accomuna moltissimi è la progressiva desertificazione dei frigoriferi, per arrivare al culmine del processo con lo scioglimento dei ghiacci dei freezer. E poi il buio; l'era dell'Anno Lavorativotico si conclude. Tutto ciò solitamente si accompagna a una pigrizia sempre crescente nei confronti del cucinare: per carità, non che passi la curiosità e la passione del fare, ma l'idea di spentolare e gestire fuochi e forni esercita nei confronti dei più (e magari già predisposti) una gran forza di asservimento all'accettazione del cibo freddo e preparato rapidamente. Che sa essere sorprendente e buonissimo.
Oggi sono stata un esempio eclatante di questo: ho pizzicato verdure quà e là con l'intenzione di condire quella ciotolina di riso avanzato dalla sera precedente (seee l'avrò mica bollito per pranzare!E' un residuo bellico della meravigliosa moussakà della mamma).
Risultato: ho assaggiato la prima forchettata e sono rimasta stupita. Per la croccantezza e per il saporino piccantoso. Quindi eccola qui, niente di speciale, ma comunque una ricettina svuotafrigo pro ferie.

Riso in arcobaleno croccante
Ingredienti per una persona
riso 75 g (precedentemente lessato)
cetriolo mezzo
pomodoro rosso mezzo
peperone giallo una falda
cipolla di Tropea un quarto
olio evo 1c
senape di Digione 1c
aceto di mele una spruzzata
peperoncino rosso piccante uno, fresco o secco
sale e pepe qb

In una ciotola riunite le verdure tagliate a dadini. In una ciotolina a parte preparate il condimento emulsionando gli ingredienti restanti. Unite il riso alle verdure e mescolate bene, dopodichè condite con la salsetta.

Firenze si sveglia


Stamattina proprio non ce l'ho fatta. Come spesso accade da qualche mese a questa parte, poco prima delle otto sono uscita di casa in via de' Cerchi ancora un po' assonnata. Sapevo di avere tempo e di non dovermi precipitare sui viali per evitare di trovare le ganasce alla mia auto, dato che ne ho una "in prestito" per qualche settimana, con il tronfio permesso giallo della ztl zona centro, che mi permette di viaggiare indisturbata per tutta Firenze. Con la digitale in borsa, è stato inevitabile provare a fare qualche scatto. Per raggiungere piazza de' Giudici sull'Arno devo percorrere stradine storiche, che si snodano toccando piazze monumentali offrendo al contempo scorci della vita quotidiana, del fare dei bottegai e di chi si reca al lavoro. La luce che investe questa parte di Firenze la mattina rende abbacinanti i marmi di piazza della Signoria, scoprendoli dall'ombra di Palazzo Vecchio; subito dietro, in san Firenze come del resto ovunque, vengono sistemati i tavolini delle caffetterie, mentre i rifornitori scaricano la loro merce rapidamente.
Percorro via de' Neri, e piano piano si mostra una vecchia signora che sonnecchia: la Biblioteca Nazionale. Arrivati qui si impone decisamente una breve deviazione, per farvi affacciare sulla cappella de' Pazzi del Brunelleschi e ovviamente su Santa Croce.








































































Altri due passi e arrivo sui viali. Salgo in macchina, Firenze è ormai sveglia.

Mi scuso per le fotografie ma d'altronde la mattina è categorica: la città si sveglia con questi toni ombre e luci.

A' rebours: Mousse au chocolate di Elena

E' da un po' di tempo che questo blog raccolglie le mie divagazioni culinarie; evidentemente il cibo, ma sopratutto la scelta e la preparazione di una ricetta mi sono terapeutiche. Assomiglia alla lettura di un libro. Assomiglia, badate bene: credo che ciò che accomuni questi due impegni sia il distendersi della mente, il dispiegarsi delle proprie ali su spazi sconfinati mano a mano costruiti, e mentre un buon libro ci porta nell'ozio latino, il far cucina tende a coccolarci, a mostrarci che (in fondo, magari l'autocritica tende a coprire) siamo bravi e dunque proviamo soddisfazione. E molto spesso ci riporta indietro, al tempo che fu, magari di quando eravamo piccoli e la cucina non la vivevamo da protagonisti... almeno per un altro po'.
Comunque: questa mousse l'ho preparata stamattina per la merenda; la ricetta, mi ricordo come se fosse ieri, la scrisse la mia amica a lapis sul vecchio quaderno con la copertina verde, sotto dettatura della madre al telefono.


Mousse au chocolate
per 4 bicchierini

cioccolato fondente al 75% 200 g
uova 4
estratto di vaniglia 1c
sale una presa

Sciogliere a bagnomaria a fuoco lento il cioccolato ridotto a pezzettoni, allungate con una cucchiaiata di acqua. Travasate in una terrina di ceramica e fate raffreddare. Intanto separate le uova: mettete i tuorli in una ciotolina e in un'altra, capiente, i bianchi. Montateli a neve ben ferma con un pizzico di sale. Tornate ad occuparvi del cioccolato: unite uno alla volta i rossi d'uovo, mescolando velocemente e a lungo; aggiungete l'estratto di vaniglia. Incorporate un cucchiaio alla volta i bianchi montati a neve, mescolando delicatamente sempre nello stesso senso e dal basso verso l'alto. Versate nei bicchierini e lasciate in frigo per almeno 4 o 5 ore.

Biscotti alla salvia

No, non sto dando di matto. Non ancora perlomeno. C'è da riflettere però su quanto stia diventando ansiosa in quest'ultimo periodo: ma non dovrei essere in ferie??? E' pur vero che si stanno addensando diverse situazioni che chiedono di concretizzare ciò che finora è stato sogno o desiderio, che si mostrano vivide e sfacciate, a volte davvero presuntuose. Alcune in sostanza sanno essere dolci e rassicuranti, indulgenti; altre sono acide e violente come le insegne al neon, che impietosamente schiaffeggiano la tua cautela (o indecisione?).
Tutto ciò cos'ha a che fare con il titolo del post? Ottima domanda.
I biscotti li ho fatti stamattina, perchè dopo le stelline salate mi è presa veramente la fitta per queste "salaterie". Mentre pesavo, impastavo, cuocevo (e quasi bruciavo...) rimuginavo su quello che avrei dovuto fare per sistemare un paio di cosette. Che erano importanti, che mi apparivano complicatissime: per farmi coraggio mi serviva qualcosa di semplice, breve e che desse soddisfazione. Ammetto che questi biscottini si sono rivelati perfetti. Una volta preparati gli ingredienti, il procedimento è facilissimo e basta tenerli in forno dieci minuti, davvero non di più perchè ve li trovate bruciacchiati.
Oggi pomeriggio ho fatto il resto: 60 centesimi di telefonata, un appuntamento per venerdì e il cuore in pace...
Macchè ansia.
A volte basta essere pratici.


Biscottini alla salvia (ancora quella del mio giardino...)
per circa 25 biscotti

farina 250 g
burro 75 g
lievito per torte salate e pizze 1c
latte qualche cucchiaio (circa 1/4 di bicchiere)
salvia un mazzetto
sale una presa

Preriscaldate il forno a 200°C.
Sciogliete a fuoco lento il burro; sminuzzate le foglioline di salvia. In una terrina mescolate quanto basta la farina, il lievito, il sale, le foglioline di salvia e il burro; versate a filo il latte a temperatura ambiente.
Amalgamate con cura il composto, quindi tirate una sfoglia di circa 5 mm di spessore e con uno stampino rotondo ritagliate i biscottini. Disponeteli su una teglia rivestita di carta da forno e cuocete 10 minuti.


Tortine con cioccolato bianco e matcha tea

Devo percorrere a ritroso un bel pò di mesi e tornare allo scorso gennaio: uscivo dalla facoltà; un vento gelido spazzava via la stanchezza riattivando i miei circuiti nervosi fino ad allora letteralmente assopiti e annoiati. In testa, da diversi giorni, mi frullava una ricetta che fin da subito mi aveva stuzzicato. E dato che avevo la possibilità di procurarmi l'ingrediente principale (sapendo con certezza che sarebbe stato di qualità), decisi che quella sera mi sarei data alla cucina. Non fu così. Fatto sta che 'ste tortine le ho fatte soltanto ieri, e per giunta non sono rimasta troppo soddisfatta... ma credo che sia un problema mio, perchè chi le ha assaggiate si è leccato i baffi.


Tortine con cioccolato bianco e matcha tea

Ingredienti per sei stampini (lieviteranno parecchio...)

farina 300 g
zucchero 100 g
burro 120 g
uova 3
cioccolato bianco 100 g
matcha tea 1c e 1/2
lievito 1 bustina
sale una presa


Preriscaldate il forno a 170°C.
Sciogliete il burro a fuoco lento. Tagliate il cioccolato grossolanamente e, in un altro recipiente, scioglietelo a bagnomaria.
Sbattete le uova con lo zucchero e unite il burro fuso, la farina a pioggia, il lievito e una presa di sale.
Stemperate il matcha tea in acqua qb. Dividete l'impasto in due: in una metà aggiungete il cioccolato, nell'altra il tè.
Imburrate gli stampi e versate prima l'impasto al matcha e poi quello al cioccolato; amalgamate il tutto con una forchetta facendo dei movimenti circolari dal basso verso l'alto.
Infornate per ca 30 minuti, fate la prova stecchino, se è il caso cuocete per altri 5 minuti, lasciate raffreddare e sfornate.

A cielo aperto... san Galgano

Qualche settimana fa mi capitò tra le mani il depliant dell'Operafestival, manifestazione estiva che raccoglie e propone opere liriche, balletti e cantate in luoghi particolarmente scenografici e d'effetto.
Quest'anno i palchi erano il Prato delle Colonne del Giardino di Boboli a Firenze, la Villa Medicea di Cafaggiolo a Barberino di Mugello, Montevarchi e l'Abbazia di san Galgano, Chiusdino, Siena. Neanche a dirlo, sono balzata sulla sedia: san Galgano ha sempre esercitato un gran fascino dentro di me, ma purtroppo, fino a sabato, questo era dato unicamente da splendide fotografie e resoconti di viaggio di amici entusiasti. Ho dato uno sguardo veloce alle tariffe dei biglietti di Operafestival ma poi, facendo due conti e qualche considerazione molto pratica, ho finito per proporre a Franci una giornata intera da trascorrere in tutta calma all'ombra dell'Abbazia.















Così sabato mattina siamo partiti. Le nostre aspettative non sono state disattese, anzi. Un'architettura imponente, carismatica per la sua caratteristica di essere "a cielo aperto" (è infatti sconsacrata, la copertura non esiste più e le strutture superstiti sono allo stato di rudere) che catapulta letteralmente indietro di quasi otto secoli. Chiunque abbia un minimo di sensibilità storica si sentirà inevitabilmente immerso nell'alto medioevo, rispettoso del silenzio che i monaci osservavano e consapevole della spiritualità che permeava quel luogo, dacchè Galgano decise di abbandonare le vesti di cavaliere e la vita violenta e macchiata di crimini efferati che fino ad allora aveva condotto, per ritirarsi sulla collina di Montesiepi e vivere in eremitaggio.




















Ed è proprio qui, in una roccia di questo luogo, che piantò la propria spada, che divenne croce di fronte alla quale pregare. Qualche decennio più tardi venne avviata la costruzione dell'Abbazia. La storia di questa è ricca di vicissitudini, gran parte delle quali assai sfortunate, e che ne segnarono la sorte in maniera definitiva, per consegnarla a noi come rudere. Che sa essere però ancora capace di parlare a chi lo voglia ascoltare, ben lungi da essere un'architettura morta e silente.















L'ultimo regalo dal giardino

E' bastato il tempo della mia colazione, perchè il giardino perdesse la freschezza portata in dono dalla notte, e perchè tornasse ad addormentarsi, questa volta però sotto una coltre cocente, dorata e ladra d'ogni petalo stimma e foglia, anestetizzante e, per sfortuna del mio regno smeraldino, invincibile.
Ho riletto Montale in questi giorni passati a casa; poeta che è probabilmente quello che più amo e che ho sentito vicino, simpatico nel senso stretto della parola, quando semplicemente passeggiando vive nel modo più assoluto, profondo e sincero il suo intorno di mondo, il muro, l'orto, le piante di limone.
E' il senso di pace che mi regala il luogo, che mi ha fatto amare questo breve soggiono. Solo adesso che scrivo mi è chiaro, solo adesso che ha deciso di svelarsi alla ragione. O forse era proprio questa che ha fatto la cieca, volendo gustarselo appieno. E' stato un luogo vissuto in silenzio e solitudine, appagante, viscerale, tramite un colloquio, o una comunione, tra spiriti e anime di un tempo che fu e che, rinnovato ma mai dimentico, continua ad essere.
Ricordo che molti anni fa la sorellina di una mia cara amica pianse al momento del trasloco. Lasciava il glicine del pergolato della casa nella quale era nata.





Biscotti aglio rosso ed erba cipollina

Sarà la settimana che mi si prospetta a casa. Sarà il giardino vestito d'estate, che m'appare così ricco di ricordi da farmi provare vera nostalgia. Sarà il riscoprire una grande varietà di essenze, piante aromatiche o da fiore, nel pieno della loro bellezza e fragranza. Sarà il trovarle in vasi di coccio un pò sporchi e sfogliati, striati dalla bava lucente di qualche vecchia e stanca chiocciola.
Fatto sta che questo incanto da vero giardino segreto l'ho fatto mio, l'ho preso tra le mani, impastato e fatto rinascere in forma di stella.

Ho seguito questa ricetta (già cambiata nell'uso dell'aglio rosso per ragioni di dispensa...), deliziosa, ma quando ho sfornato e assaggiato ho pensato che la prossima volta che la rifarò apporterò delle modifiche: l'ho trovata un pò troppo saporita; credo che principalmente questo si debba al parmigiano, che è veramente potente quando impastato e cotto, almeno per me :)
Quindi, credo che mi darò alla ricerca di un formaggio secco più delicato, meno stagionato... con la gran varietà di pecorini che c'è qui da noi... magari posso provare con del Re Nero, eh Franci ;) ?
Biscotti al profumo d'aglio rosso e erba cipollina del mio giardino
per circa 20 biscotti

farina 100 g
burro 40 g
sale una presa
uovo 1
erba cipollina un mazzetto
aglio rosso 1/2 spicchio
parmigiano grattugiato 2 C

Lavorate il burro fino a farlo diventare cremoso e aggiungetevi l'erba cipollina e mezzo spicchio d'aglio tagliati fini. Procedete con la farina, l'uovo, il parmigiano e il sale. Con la pasta ottenuta fate una palla e lasciatela riposare in frigo per una mezz'oretta. Nel frattempo accendete il forno a 180°. Estraete la pasta, appiattitela a circa mezzo centimetro col mattarello e ricavatene delle formine. Se volete spennellateli con il rosso d'uovo. Mettete in forno per circa 15 minuti.

Cake vanigliato e granella di zucchero


Ieri sera, tardo pomeriggio, rientro a casa. Borsa e portatile erano più pesanti del solito. La sessione estiva è conclusa e, in generale, per la popolazione studentesca di fronte alle vacanze sembra che anche l'anno accademico sia bell' e chiuso. Sorvolo sul fatto che non è proprio così (non è affatto così ma lasciatecelo credere) ma per me e le due Cecilie uscire ieri da santa Verdiana con il libretto firmato ha significato una cesura netta e completa con un anno e mezzo di lavoro snervante, di vicissitudini sconfortanti e di conferme continue sulla opinabile funzionalità della nostra università.
E' il caso di dire che questa benedetta firma ce la siamo sudata, e che il punto finale ce l'abbiamo messo (perdonatemi se porto al plurale questa memorabile frase) quando "le sVenturAte risposero"...
Non ci rimane che organizzare una cenetta per festeggiare care ragazze!
Un ringraziamento particolare va a Damianos e Maria Cristina che ci hanno sostenuto con tanta pazienza, a quest'ultima posso permettermi di mandare anche un bacione.

Questa chronica può esser vista come premessa a ciò che di seguito viene enarrato, o meglio redatto, perchè come già si sa, preparare un dolce (sebbene davvero non siano la mia passione) mi cura dallo stress. Ecco una versione personale di una ricetta che ho trovato da un foodblogger (che mi perdoni, non ricordo più quale sia... dovesse venirmi in mente metterò subito il link!).


Cake vanigliato e granella di zucchero

farina
300 g
zucchero 100 g
uova 2
burro 120 g
latte 150 ml
lievito vanigliato 2c e 1/2
sale una presa
vanillina una fialetta
granella di zucchero qb

Preriscaldate il forno a 180°.
In una ciotola mescolate gli ingredienti asciutti (farina, lievito, zucchero e sale). Sciogliete a fuoco bassissimo il burro e unitelo. Mescolate.
In un'altra ciotola sbattete le uova e aggiungete il latte. Versatevi gli ingredienti dell'altra ciotola poco alla volta e amalgamate fino a ottenere un composto omogeneo.
Imburrate e infarinate uno stampo da plumcake e versatevi l'impasto. Da qui ci sono due versioni, io stamattina ho optato per la seconda: o cospargete il dolce con la granella e poi infornate, oppure infornate e dopo aver fatto raffreddare e sfornato il dolce spennellate la superfice con un cucchiaino di confettura di albicocche (o quella che volete) sciolta in acqua e poi cospargete con la granella.
In entrambi i casi infornate a 180°C per 40-45 min, ma controllate bene facendo la prova stecchino. Lasciate raffreddare a forno spento e sfornate.



Maple syrup and yogurt cake


E' da diverso tempo che preparo questa torta e devo dire che non mi ha mai deluso, anche se di volta in volta ho apportato le mie modifiche, perchè trovavo qualche piccolo particolare che poteva essere sperimentato :)
L'ultima versione è questa; quanto al nome invece sarà definitivo, a memento della bella serata di ieri: prometto di portarla al prossimo American barbecue di Lauren, che deve assolutamente farmi assaggiare le pannocchie!

Maple cake
(Ingredienti per uno stampo da 22 cm)

Yogurt bianco magro 1 vasetto
Zucchero alla vaniglia (homemade please!) 1 vasetto
Farina 3 vasetti
Uova 3
Olio evo 1 vasetto
Lievito vanigliato 1 bustina
Sciroppo d'acero 2 cucchiai
Estratto di vaniglia 1 cucchiaino

Preriscaldate il forno a 180°C.
Versate lo yogurt in una ciotola e conservate il vasetto che utilizzarete per dosare gli altri ingredienti. Aggiungete allo yogurt lo zucchero e le uova e lavorate fino a ottenere un impasto cremoso. Aggiungete la farina setacciata con il lievito e mescolate.
Versate l'olio e lo sciroppo d'acero, infine la vaniglia.
Imburrate e infarinate lo stampo (a bordi alti, diametro 22 cm) e versate il composto.
Cuocete per 40 min, fate la prova stecchino e lasciate intiepidire prima di sfornare.


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...