L'ultimo regalo dal giardino

E' bastato il tempo della mia colazione, perchè il giardino perdesse la freschezza portata in dono dalla notte, e perchè tornasse ad addormentarsi, questa volta però sotto una coltre cocente, dorata e ladra d'ogni petalo stimma e foglia, anestetizzante e, per sfortuna del mio regno smeraldino, invincibile.
Ho riletto Montale in questi giorni passati a casa; poeta che è probabilmente quello che più amo e che ho sentito vicino, simpatico nel senso stretto della parola, quando semplicemente passeggiando vive nel modo più assoluto, profondo e sincero il suo intorno di mondo, il muro, l'orto, le piante di limone.
E' il senso di pace che mi regala il luogo, che mi ha fatto amare questo breve soggiono. Solo adesso che scrivo mi è chiaro, solo adesso che ha deciso di svelarsi alla ragione. O forse era proprio questa che ha fatto la cieca, volendo gustarselo appieno. E' stato un luogo vissuto in silenzio e solitudine, appagante, viscerale, tramite un colloquio, o una comunione, tra spiriti e anime di un tempo che fu e che, rinnovato ma mai dimentico, continua ad essere.
Ricordo che molti anni fa la sorellina di una mia cara amica pianse al momento del trasloco. Lasciava il glicine del pergolato della casa nella quale era nata.





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