A cielo aperto... san Galgano

Qualche settimana fa mi capitò tra le mani il depliant dell'Operafestival, manifestazione estiva che raccoglie e propone opere liriche, balletti e cantate in luoghi particolarmente scenografici e d'effetto.
Quest'anno i palchi erano il Prato delle Colonne del Giardino di Boboli a Firenze, la Villa Medicea di Cafaggiolo a Barberino di Mugello, Montevarchi e l'Abbazia di san Galgano, Chiusdino, Siena. Neanche a dirlo, sono balzata sulla sedia: san Galgano ha sempre esercitato un gran fascino dentro di me, ma purtroppo, fino a sabato, questo era dato unicamente da splendide fotografie e resoconti di viaggio di amici entusiasti. Ho dato uno sguardo veloce alle tariffe dei biglietti di Operafestival ma poi, facendo due conti e qualche considerazione molto pratica, ho finito per proporre a Franci una giornata intera da trascorrere in tutta calma all'ombra dell'Abbazia.















Così sabato mattina siamo partiti. Le nostre aspettative non sono state disattese, anzi. Un'architettura imponente, carismatica per la sua caratteristica di essere "a cielo aperto" (è infatti sconsacrata, la copertura non esiste più e le strutture superstiti sono allo stato di rudere) che catapulta letteralmente indietro di quasi otto secoli. Chiunque abbia un minimo di sensibilità storica si sentirà inevitabilmente immerso nell'alto medioevo, rispettoso del silenzio che i monaci osservavano e consapevole della spiritualità che permeava quel luogo, dacchè Galgano decise di abbandonare le vesti di cavaliere e la vita violenta e macchiata di crimini efferati che fino ad allora aveva condotto, per ritirarsi sulla collina di Montesiepi e vivere in eremitaggio.




















Ed è proprio qui, in una roccia di questo luogo, che piantò la propria spada, che divenne croce di fronte alla quale pregare. Qualche decennio più tardi venne avviata la costruzione dell'Abbazia. La storia di questa è ricca di vicissitudini, gran parte delle quali assai sfortunate, e che ne segnarono la sorte in maniera definitiva, per consegnarla a noi come rudere. Che sa essere però ancora capace di parlare a chi lo voglia ascoltare, ben lungi da essere un'architettura morta e silente.















2 commenti:

  1. www.worldkritik.blogspot.com21 luglio 2008 11:42

    very nice pics.....keep posting

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  2. Ma che belle foto! Immagino cosa devi aver provato nel trovarti lì, lo hai anche descritto, ma conoscendoti penso di capire un po' di più di quello che hai narrato. Veramente un bellissimo scenario per un festival e immagino che un po' tutta la vostra "giornata all'ombra dell'abbazia" sia stata molto bella

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