Metti una sera a cena...

Era da un pò che rimuginavo se regalarmi o meno questo libro, perchè da indecisa incallita quale sono, era lì a contendersi il mio portafoglio con altri due o tre titoli da troppo tempo, da troppe visitine in libreria.
L'ha fatto qualcun'altro per me (grazie :)) trasformandolo in un bel dono di Natale.
Il libro in questione è di Trish Deseine, Metti una sera a cena, Guido Tommasi Editore, Milano, 2004.
Scritto da Trish Deseine (nome d'arte di Patricia Stevens) con la collaborazione fotografica di Marie-Pierre Morel, si inquadra nella categoria dei libri di cucina "d'autore" ed è la terza nonchè ultima delle sue opere tradotte nella nostra lingua. 
Che sia una perla lo si intuisce immediatamente, appena lo si prende in mano: il peso, il formato, il tipo di carta rimandano a scelte curate e mirate, adatte a sostenere un prodotto di qualità. La veste grafica è tagliata perfettamente sullo stile dell'autrice, accompagnandone le parole, suggestionando il lettore e invitandolo nella cucina di Trish, facendogli vivere intensamente colori, profumi, sensazioni tattili e emozionandolo intensamente. Un plauso alla fotografa, una vera artista.
Organizzato accuratamente per capitoli, l'oggetto del libro viene trattato in diverse sue sfaccettature: si parla di cene tradizionali tra amici o di feste diplomatiche quanto di feste date per il gusto di condividere con chi si ama un'esperienza piacevole e memorabile. Che sia l'una o che sia l'altra, l'importante è non lasciare mai niente al caso, evitando così la sciatteria, lo stress della padrona di casa e l'imbarazzo e la noia degli invitati, in quattro lettere il temuto flop.
Quello che mi ha colpito e che francamente non mi aspettavo è l'uso, in più ricette, di prodotti disponibili nella grande distribuzione (leggi determinati cioccolatini o biscotti nonchè carne).

Che io sia un'estimatrice di libri di cucina scritti da signore si sa, questo lo consiglio caldamente a chiunque :P (oppure fate come me e sbirciate a oltranza in libreria :P).
Concludo con un appunto di dispiacere, perchè dopo una lettura del genere vien voglia di saperne di più su Trish e sul suo modo di cucinare: è attiva dal 2001 quanto a pubblicazioni e fino ad oggi ne sono stati editi uno all'anno... qui da noi siamo indietro di quattro anni, che peccato...
Per chi la volesse seguire e conosce il francese, è possibile leggere qui alcuni suoi articoli.

Buona lettura.

Pane alle cipolle


Eccomi qui, tornata da un fine settimana senza InterNos, che mi ha fatto sentire la mancanza di tutti voi oltremodo :)
Perlomeno ho realizzato che cosa significheranno questi giorni di festa per la mia cucina e per le mie manine sante: "cerchiamo di organizzarci bene fin da adesso" mi son detta, perchè una cena o peggio che mai un cenone mal gestiti rischiano di trasformarsi in un incubo.
Quest'anno la Vigilia e Natale sono già sistemati, grazie al tandem con mia mamma, fatto sta che mi rimane fuori l'ultimo dell'anno e il capodanno: saremo "fuori sede", inaugurando la casa di montagna con una cena per pochi amici intimi. Cosa significa?
CUCINA NUOVA e perciò SCONOSCIUTA.
L'ha riattrezzata mia mamma, com'è giusto che sia, quindi dovrà compilarmi una vera e propria mappatura (dove sono l'olio? lo scolapasta? le confetture? il coltello del pane? la tovaglia? la tovaglia! devo ricordarmi quella grande!!!) con tanto di lista dei basic presenti o meno (scoprire che non ci sono patate per il purè sarebbe deleterio...).
FORNITORI e NEGOZIETTI NON TESTATI.
O meglio soltanto in parte. Mi auguro che non ci tradiscano proprio nel momento cruciale. In compenso so per certo che c'è un santo macellaio pressochè mio vicino di casa, che tiene sempre prodotti di prima qualità. Dici pizza e fichi ;)
Quindi che si fa?
Si butta giù un menù con relativi ingredienti separati in due gruppi: tutto quello che può essere confezionato lo acquisteremo qua, a scanso d'equivoci. Indispensabile segnarsi il tipo di attrezzo che serve per la ricetta: non mi stupirei di ritrovarmi con la zucca già cotta ma senza minipimer :\
Ieri sera tra cellulare e ricettari abbiamo compiuto dei gran passi in avanti: chiaramente sono spuntate fuori preparazioni interessanti ma mai testate. E' OBBLIGATORIO farlo prima di propinarle agli ospiti!
Ecco che stamattina mi sono data al pane, al pane alle cipolle, che è diverso dalla classica focaccia ;) Lascio la ricetta presa "dal quaderno verde" e la salvo sul portatile, visto che su di InterNos neanche l'ombra!

Pane alle cipolle

farina di grano tenero 250 g
farina integrale di segale 250 g
cipolla rossa media 1
lievito di birra 30 g
burro 50 g
acqua 3 dl
sale 1/2 c
zucchero 1 c

Sbucciate e tritate grossolanamente la cipolla, rosolatela nel burro, spegnete il fuoco e tenetela da parte.
Sbriciolate il lievito nell'acqua intiepidita e zuccherata. Unite al composto lievitante le farine miscelate con il sale e la cipolla, mescolate bene tutti gli ingredienti e impastate con il resto dell'acqua fino a ottenere una pasta di media consistenza che coprirete e farete lievitare per circa 20 minuti, in un luogo caldo.
Preriscaldate il forno a 210°C.
Riprendete la pasta e suddividetela in tre parti uguali (o come preferite) formando delle pagnottelle che inciderete in superficie a metà, con un coltello. Lasciate lievitare ancora per 15 minuti e infornate per 25 minuti.

I primi regali... le feste cominciano a rivelarsi

L'Arno è tornato buono, anche se non ha mai veramente destato preoccupazione nei fiorentini (i turisti riescono a trovare tutto estremamente divertente: perfino farsi fotografare con il cellulare sorridenti e spensierati la mattina prima delle otto, quando sui lungarni già gira la volante della polizia con al seguito il fedelissimo mastino trasportatore di ganasce, mentre loro si piazzano con alle spalle acque torbide e ruggenti che hanno completamente sommerso le pescaie).
La pioggia sta dando la sua tregua, resta a vedere per quanto: intanto si ringrazia e appena possibile ci si gode la città, scoprendo che fare acquisti di Natale senza l'ombrello è decisamente più piacevole. A me è successo ieri, durante la pausa pranzo: complice la positività di un colloquio "andato bene", mi sono diretta verso uno dei miei negozi must, dove manco a dirlo ho trovato quanto cercavo. E' lo storico "Dino Bartolini" in via de' Servi, a due veramente due passi da Santa Maria del Fiore: chiamarlo casalinghi è un oltraggio, bisogna percorrerne i corridoi e le stanze per rendersene conto. Ho avuto anche il miraggio di aver trovato lo stampino "modello Oro Saiwa" nella moltitudine delle graziosissime forme appese a una parete, salvo poi scoprire che aveva sì l'orlo merlato ma era quadrato... beh comunque sono disponibili diverse grandezze e vi dirò che ciò non è affatto deprecabile ;)
Sono stata servita dal proprietario, un bell'uomo dai capelli bianchi: quando mi presentava gli oggetti lo faceva con estrema puntigliosità, dispensando complimenti in base alla fattura. Arrivato al modello che poi ho acquistato, ne ha decantato le qualità con affetto paterno, sottolineando che "lui viene dalla Svizzera" mentre i precedenti "..." (= sguardo di sufficienza, come a dire che dovevano tenerli per esigenze di completezza dell'offerta).
Compiaciuto della mia scelta, con grande pazienza e cura si è dedicato al confezionamento, alla scelta della carta e del fiocco "è per una signora o un signore?", dispensandomi consigli su una perfetta presentazione.
In mezzo a tutto questo trambusto consumista, mi è sembrato di fare un salto nel passato, dove calma e pazienza rispecchiano la natura di un oggetto che è tradizionale, che non scende a compromessi in materia di qualità, bellezza e funzionalità. Che per questo riesce a educare al corretto utilizzo, senza lo spreco del dover averlo perchè fa figo.
Perchè anzi, se non conosci "come e quando si usa in maniera corretta", fai una figura barbina.

30 r, via de' Servi
50122 Firenze

Orange cake


Le feste ancora non sono arrivate o perlomeno questo è quello che dice il calendario. Eppure sono già riuscite a cogliermi impreparata e giocarmi il primo tiro. Dicembre è un mese ricco di compleanni per me, che sommandosi alle festività comandate si trasforma in un vero e proprio titano da fronteggiare con un'organizzazione puntigliosa...
Niente da fare.
Uno a zero palla al centro per lui.
Un paio di giorni fa ero rimasta bloccata con dolori muscolari: una marionetta alla guida forzata in confronto a me sarebbe stata la Fracci sul palcoscenico. Che disastro! Ieri la rivelazione: sale grosso rovente in un calzino di spugna tenuto finchè non si intiepidisce sul muscolo dolorante. Funziona a meraviglia, peccato che mi abbia trascinato in una spirale di nullafacenza e ozio pateticamente giustificato ai miei occhi. Con un compleanno da festeggiare lunedì, perdere un giorno è disastroso: niente carta da regalo, niente chiudipacco e bigliettino ma quel che è peggio... niente torta. Nessuna idea. Ho spulciato diligente i miei blog preferiti, ma a causa di un'incontrollabile senso di inadeguatezza di fronte a tanta bravura ho spento il portatile e mi sono affidata a quella notte che è tanto brava e gentile da portare consiglio.
Così la mattina alle sette e mezzo mi sono alzata, consapevole di dover andare a comprare soltanto quattro uova.
Buon we a tutti!

Torta alle arance
Ingr. x uno stampo da 26 cm di diametro

farina 180 g
zucchero semolato bianco 150 g
burro a temperatura ambiente 125 g
uova 4
succo d'arancia filtrato 1 bicchiere
lievito per dolci 1 bustina
scorza d'arancia 1 frutto grattugiato
polvere d'arancia una presa
sale 1 presa

per lo sciroppo
succo d'arancia 1 bicchiere
zucchero semolato bianco 1/4 di bicchiere
acqua 1/2 bicchiere
scorza d'arancia 1 frutto grattugiato

Lavorare a crema burro e zucchero poi unite uno ad uno i tuorli; in un'altra ciotola setacciate tutti gli ingredienti asciutti, unite la scorza e la polvere d'arancia. Unirli a pioggia al composto della prima ciotola, mescolare aiutandosi con il succo d'arancia. Montare a neve ben ferma gli albumi con una presa di sale e incorporarli poco alla volta all'impasto, mescolando dal basso verso l'alto. Trasferire tutto nella tortiera e infornare per circa 50 minuti; fate la prova stecchino.
Per preparare lo sciroppo, versate tutti gli ingredienti in un pentolino, portate a bollore e lasciate sobbollire per 10 minuti o poco più. Quando la torta sarà intiepidita, spennellatela con lo sciroppo.

p.s.: niente foto stavolta... zero tempo e zero luce, visto che piove ancora a dirotto!

Rischio di scivoloni

Queste fotografie sono state scattate quasi un anno fa.
Firenze non è cambiata, non è cambiata in questo piccolo intorno di piazza della Signoria. Si sa, i cantieri sono svariati e le tracce scavate a suon di martelli pneumatici, la posa dei binari, le trincee di tubi innocenti, moderne visiere di palazzi stanchi dei continui rifacimenti, sono e permangono quali ostiche cicatrici. Ma in centro ancora la vecchia Firenze pulsa di vita, indisturbata eppure consapevole di essere minacciata.
Quando piove poi, vicoli dai sanpietrini scivolosi (maledetti innumerevoli volte), facciate e fianchi di immobili dall'intonaco sbollato per gli anni, tetti dalle grondaie rotte e mai aggiustate in più punti (non quando passi tu) e stralci di cielo grigio cenere si fondono e si confondono, diventando noiosi e monotoni. Ragion per cui il passante si rintana nel cappotto, la testa al calduccio si abbandona ai propri pensieri, ritagliandosi uno spazio e un tempo soltanto suo.
Quel che predomina per me è un senso di nostalgia e malinconia: le stesse pietre, sì, quelle dell'anno scorso e dell'anno prima. Eppure mi tocca vederle con occhi diversi; quel che fa la differenza sono le persone che erano con me in quei giorni: quanto e come sono cambiate adesso, rapporti che si sciolgono, vite che si impuntano come un pennino metallico che strappa la carta. Poteva andare avanti e scrivere una bella storia invece no, è mancato l'inchiostro. Così, all'improvviso, senza un perchè.
Fortunatamente ci sono anche le storie belle, bellissime, che da quei giorni sono cresciute sempre di più, tenaci come un rampicante sul graticcio di un gazebo.
Che dire allora? Aspettiamo l'estate per sederci in quella veranda fiorita, nel frattempo coccoliamoci un pò di più.
E rassegnamoci a portare meno i tacchi.
Buon we.

Pane alle mele

alle mele
Wenny sta postando poco in questo periodo: colpa del portatile che s'è preso le ferie anticipate. Ecco che mi tocca sfruttare ogni occasione, dalla biblioteca all'amica che non ne ha bisogno per cinque minuti. Sarò veloce quindi!
Questo è proprio il tempo delle mele: tra i foodblogger imperversano in mille e mille varianti; bisognerebbe avere un esercito da sfamare in modo da poter sperimentare ogni giorno una delizia diversa senza che quella del giorno precedente vada persa, foss'anche per un cantuccino!
L'altro giorno stavo frugando tra gli scaffali del super alla ricerca della farina di castagne per questa goduriosissima torta: oltre a quella me ne sono portata a casa altre due: il fioretto di granoturco per questi (finalmente! buonissimi ;)) e il tritello di grano tenero. Scartabellando in un vecchio ricettario ho trovato la ricetta di questo pane. Vi consiglio di provarlo.
Baci.

Pane alle mele

mele rosse medie (ahi buone quelle che ho potuto usare... raccolte su in campagna...) 3
farina 00 300 g
farina 0 100 g
tritello di grano tenero 100 g
sale 1/2 C
lievito di birra 30 g
latte 250 ml
zucchero 1 c

Sbriciolate il lievito nel latte tiepido e unite lo zucchero.
Mescolate insieme le farine e il sale; grattugiate le mele grossolanamente, unite queste e tutti gli altri inrgedienti, impastate bene fino ad ottenere un composto di media consistenza. Coprite la massa con un canovaccio umido e lasciate lievitare in un luogo caldo per 25 minuti.
Lavorate di nuovo brevemente l'impasto, quindi dividetelo in parti uguali (io ne ho fatto due pagnotte tonde).
Preriscaldate il fornoa 200°C.
Con un mestolo di legno fate un incavo nel mezzo dei pani e lasciate lievitare nuovamente per 20 minuti.
Cuocete in forno per circa 30 minuti.


Aggiornamento: cercando in rete, tra i primi risultati che un motore di ricerca quale google dà utilizzando la chiave "tritello", compaiono siti che smerciano mangimi per la zootecnia. Niente paura: ci pensa cibo360 a chiarire le idee, spiegando le caratteristiche di questo prodotto della molitura del grano duro.
In pratica il tritello è uno sfarinato impuro, lo stadio precedente alla rimacina della semola: per quanto concerne l'uso in cucina, data la sua grossolanità, trova maggiore impiego nella produzione di vari tipi di pane e di pasta fresca.

Panini al latte e miele

al latte, al miele
Erano almeno un paio di giorni che avevo in mente di scrivere questo post: me ne sono capitate una dietro l'altra quindi tanto valeva aspettare un pò, riunirle tutte insieme e sbalordirsi di quanto possa essere sfaticata o insensata la realtà in cui si vive. Certo che se se ne parla relativamente e saltellando di cervello in cervello può acquistare un perchè tutto suo, opinabile qui più che di là; si può anche relegare il tutto al fattore C o più elegantemente alla Fortuna, così come (l'ho riscoperto poco fa grazie alla solita risposta A) che è sempre quella corretta) andava scrivendo il buon vecchio Machiavelli.
Ma di che si parla? Di cosa si, perchè francamente la foto di inizio post non aiuta. Anzi. Pensare che proprio lei dovrebbe fare da maschera e accompagnare il lettore, metterlo a suo agio qualora abbia ancora intenzione di seguire queste righe. Si capirà poi.
Quello che appunto stavolta è una breve riflessione su quella miriade di piccoli avvenimenti che si susseguono durante la nostra giornata determinando una scelta piuttosto che un'altra, infidi episodi che dimostrano quanto sappia essere illogica la mente umana: quando per comodità, quando per costruire qualcosa che rivenderà come frutto di un lavoro di grande impegno.
Due esempi: il primo dimostra quanto possa essere complicato tracciare un segmento quando il secondo punto è "momentaneamente fuori uso". La scorsa mattina infatti è stato impossibile per me prendere l'autobus dal capolinea sotto casa mia per andare all'università, vicina al capolinea opposto della solita linea. Perchè? Perchè un cantiere appena aperto bloccava la zona stazione (l'altro capolinea ndr), quindi gli autobus che arrivavano non potevano ripartire. Ma farli fermare al semaforo prima no eh?
Seconda storiella: sto preparando in questi giorni il quiz di cultura generale per un concorso pubblico. Ma dico: chi è che fa 'sta roba? Tra le 850 domande di italiano (una delle 9 materie) esistono cose come "quando ha vinto il Nobel Dario Fo" "chi è l'autore del Secretum" di quanti libri consta il De Vulgari Eloquentia" mentre tra le modeste 450 domande di scienza la prima e esemplare è "nella specie umana, l'ultrafiltrato ottenuto al livello della capsula del Bowman del nefrone è costituito in condizioni normali da..."... Sono fuori linea io o c'è qualcosa che non va? Saremo tantissimi è vero, ma siamo sicuri che questo sia l'unico modo di selezionare i futuri lavoratori? Anche all'estero fanno così? Allibisco.
Ma torniamo all'origine. Stufa di tanta insensatezza e complicazione stamattina mi sono alzata prima per dedicarmi a una delle cose più lineari, semplici e confortevoli del mondo: fare il pane.
Vi lascio la ricetta, con l'augurio che possiate evitare il più a lungo possibile queste situazioni paradossali.
Un bacio.

Panini al latte e miele

farina 500 g
lievito un panetto da 25 g
latte tiepido qb
olio evo 2 C
miele 3 C
sale 1 presa
acqua

Sciogliete il lievito in un pò d'acqua tiepida insieme a qualche cucchiaio di farina, lasciate riposare la pastella a riposare per mezz'ora circa in un luogo riparato.
Incorporate alla pastella lievitante la farina rimasta mescolata al sale, l'olio e man a mano che impastate il latte tiepido. Lavorate bene e in ultimo aggiungete il miele. Impastate ancora fino a ottenere una pasta elastica e liscia; formate una palla, avvolgetela in un telo umido e lasciatela risposare per un'ora circa.
Preriscaldate il forno a 200°C.
Suddividete la massa nelle forme che volete, io l'ho divisa in 5 panini tondi. Disponete i panini sulla placca da forno leggermente unta e infarinata, fate riposare per altri 15 minuti dopodichè infornate. I tempi di cottura vanno aggiustati in base alla pezzatura dei panini: considerate che per i miei, di circa 100 g l'uno, sono stati necessari 30 minuti. Un buon indizio lo dà la superficie, che deve risultare dorata. Sfornate e lasciate raffreddare.
Trovo che possano accompagnarsi anche con qualcosa di salato, magari con uno strato leggero di buon burro.

Mini cakes pot-pourri d'autunno



Silenziosamente.
Sommessamente.
Almeno per oggi, visto che ho un gran mal di testa e una mole di lavoro non indifferente da portare avanti. Vorrà dire che tra qualche giorno stabilirò il compleanno parte II, ovvero il tempo dei festeggiamenti.
D'altro canto non era proprio possibile procrastinare anche gli auguri per un evento speciale: un anno e qualche giorno fa nasceva "Wennycara-Appunti di una mente in libera uscita".
Un pò per diletto, un pò per scherzo davo vita a queste pagine, senza la benchè minima idea di quale taglio avrebbero potuto prendere, addirittura se mai lo avessero preso o se piano piano si fossero autocensurate. Da qui il carattere "moleskine" di Wennycara, un giorno per giorno di palo in frasca, che cresceva, appuntava, narrava, disegnava, cucinava, chiaccherava. Poi una pausa, bella lunga. Qualche capatina ogni tanto, raramente. Pagine scritte dal sole sulla pelle, quelle in quei giorni; nessun appunto in rete perchè la testolina non era poi così in libera uscita, o meglio, era mooolto impegnata in fatti che richiedevano tutta la sua attenzione.
Da qualche tempo a questa parte invece sono attiva, contenta di aver trovato blogger simpatici che hanno dato vita a esperienze curiose e interessanti, ognuna a modo suo.
Ripromettendomi di tornare con qualcosa di più frizzante vi lascio questa ricettina: sono delle piccole cakes pot-pourri, elette a personale dolce d'autunno. Hanno interrotto un pomeriggio di studio e probabilmente è per questo che sono così strambe... frutto di una mente un pò fritta ;)
ma già si conta chi ha apprezzato ;)
A presto!


Mini cakes pot-pourri d'autunno
Ingredienti x 12 mini cakes

farina manitoba 220 g
uova 1
zucchero 60 g
burro sciolto a fuoco dolce 60 g
latte 185 ml
bicarbonato di sodio 1/2 cucchiaino
lievito per dolci 3 cucchiaini
sale una presa
polvere di caffè 1 cucchiaino
polvere d'arancia una presa
cannella 1 cucchiaino
mela 1 tagliata a cubetti
uvetta una manciata
noci una manciata
fichi secchi un paio

Preriscaldate il forno a 180°C.
In una terrina capace setacciate la farina, il lievito, il sale, il bicarbonato, la polvere di caffè e quella di arancia, la cannella e lo zucchero.
Riducete a pezzettoni le noci e i fichi, uniteli agli ingredienti asciutti appena setacciati insieme alla mela e all'uvetta.
In una ciotola sbattete quanto basta
l'uovo, il burro e il latte. Versate a poco a poco nella terrina grande e mescolate. Suddividete il composto negli stampi e infornate per circa 20 minuti.
Fate la prova stecchino, lasciate raffreddare e sfornate.

Fatevi un caffè e con la vostra bella tortina (e una ciotolina di crème fraiche? :)) sedetevi e ricominciate a lavorare. Se il cervello viaggia alla vera festa di compleanno che si terrà di lì a poco lasciatelo fare :)


Due barman, due artisti e il loro antico caffè

Ovvero un altro post pro-Firenze, la Firenze notturna che sorseggia maliarda cocktail originali e invidiati, la Firenze che civetta un pò bohémien accavallando le gambe, che in fondo rimane sempre la signora secolare che si specchia nelle acque dell'Arno, ammirata per i suoi gioielli che non conoscono il passare del tempo.
L'Antico Caffè del Moro, o Cafè des Artistes che dir si voglia, è una perla custodita tra via del Moro e piazza Goldoni, piccola, ricercata, seduttiva: i due gestori sono proprio i barman che serata dopo serata si occupano personalmente dei clienti, sfoderando una professionalità ammirabile. Dalle loro mani escono i cocktail più famosi e classici in tutta la loro eleganza e purezza; l'estro del genio corre tra le bottiglie il cesto del ghiaccio e la vetrinetta della frutta fresca, per raggiungere concitatamente anche la reinterpretazione che non fallisce ma sbalordisce letteralmente il cliente.
Giuro: ieri sera ho bissato la reinterpretazione del mojito, che i due artisti propongono "ai frutti di boso". Non ne tento la descizione perchè sarebbe un fallimento e una cattiveria, non posso far altro che raccomandarlo...
Una piacevole e determinante esperienza per me, abituata purtroppo a osservare impotente la denigrazione della tradizione: quando si dice che tutto si reinventa... in alcuni casi è davvero appropriato e non lascia l'amaro in bocca neache ai più incalliti puristi.

Una gita fuori porta per un evento speciale


Questo è quello che vi propongo, perchè io nella peggiore delle ipotesi devo fare un paio di centinaia di metri, quindi chiamarla gita è decisamente eccessivo...  con qualche deviazione di percorso però può diventare una piacevole passeggiata sui lungarni. 
Firenze ospiterà la prima Biennale Enogastronomica, kermesse volta a diffondere l'originale esperienza gastronomica fiorentina. Per due settimane, da lunedì 10 novembre a lunedì 24, verranno proposti incontri, conferenze a tema ma sopratutto degustazioni e cene: lungi dall'essere un appuntamento esclusivo ed elitario, si rivolge a chiunque sia desideroso di conoscere questa realtà; basta dare un'occhiata al sito per farsi un'idea. 
La Biennale Enogastronomica difatti prende le mosse da quella che fu la brillante intuizione di Leo Codacci nel (troppo) lontano 1976: si promuove l'evento proprio per estendere a un pubblico vasto la tipicità e la tradizione della Firenze cuoca, evitando come la peste il misero tentativo (peraltro sempre riuscitissimo) di tanti ristoratori (e non solo) che deturpano e violentano le nostre pietanze con le loro ricette per poter vendere tanto con materia scadente.
E quale modo migliore se non quello di coinvolgere chi realmente merita, che con il suo lavoro decide di comunicare al cliente tutt'altro che il mero conto finale? Circa 80 ristoratori infatti parteciperanno all'iniziativa "Un piatto tipico al ristorante", il nome dice tutto...

Blogger avvertiti...

Post notturno


E' tanto che non scrivo di sera.
Di notte, in verità.
Qualche anno fa mi capitava spesso; risalgono a quell'epoca i miei racconti poi pubblicati sul Mid.
La notte c'è un'altra luce: la lampada che per qualche ora prima di cena è rimasta accesa per permettermi di lavorare adesso occhieggia in disparte, rilasciando una coperta ambrata sulle superfici degli arredi, su scatole, libri, riviste, fogli sparsi.
Sentire lo scorrere delle dita sulla tastiera e essere rassicurati dal continuo clicchete clicchete delle lettere bianche premute e rilasciate. Quando tacciono non c'è da preoccuparsi: la notte per lo scrittore è un'amica e una consigliera, se i paraggi sono silenziosi significa che quelle dita si stanno scaldando attorno a una tazza di porcellana che respira profumatamente.
Scrivere in vestaglia poi. Che gusto!

Soufflé glacé di diosperi (ovvero: comfort di tardo autunno)


Sono arrivati anche nel mio giardino: peccato che non riesca a trovare la mia digitale per fotografarli e ricordarmi di tanto oro durante l'inverno!
La ricetta è più semplice di quel che possa sembrare, è ripresa da una vecchia rivista; le dosi dovrebbero essere per quattro ma... temo che per quanto mi riguarda sia sufficiente per me e per l'altro commensale e basta!


Soufflé glacé di diosperi

diosperi maturi 2
uova 1
zucchero semolato bianco 25 gr
zucchero a velo vanigliato 35 gr
panna montata non zuccherata 150 gr
(eventualemente per accompagnare)
cioccolato fondente 75 gr
latte 50 cl

Separate l'albume dal tuorlo e montateli rispettivamente con lo zucchero a velo e con quello semolato: entrambi i procedimenti vanno effettuati in ciotoline messe a bagnomaria.
Spellate i kaki, eliminate la parte centrale bianca e i semi; passate la polpa al mixer e pesatene 150 gr. Unitela delicatamente al tuorlo, mescolate e cominciate a unire la panna montata; aggiungete infine l' albume.
Foderate con della carta da forno delle cocottine in modo da alzarne il bordo, potrete così suddividere il preparato lasciando olterpassare l'orlo di 2 o 3 cm; mettete in freezer per almeno 4 ore. Al momento di servire rimuovete la carta da forno.
Si può accompagnare con una calducciosa salsina al cioccolato, sciogliendolo a bagnomaria a fiamma lentissima nel latte.

p.s.: perchè soufflé? oltre all'apparente somiglianza con quelli propriamente detti, pare che si debba tutto alla montatura degli albumi: eseguendo questo passaggio infatti si evita che il dolce "ghiacci" troppo quand'è in freezer.

Comunicazione di servizio


Tempo di cambiamento: qualcuno direbbe che sono in fase creativa, fatto sta che ho deciso di dare una rinnovata all'immagine del blog.
Premetto: la prima cosa che farò non appena ne avrò la possibilità sarà togliere quei fastidiosissimi annunci pubblicitari (che oltretutto si riferiscono ad una "università semplicissima"! quando si dice il destino eh?); nel frattempo vi chiedo pazienza se qualcosa non funziona... sto lavorando per voi ;)
A presto, buon we.

Mi manca un tappeto



Vi scrivo dal cortile dell'università ovvero dal punto in cui ci sono più prese in tutta la facoltà. Ho attaccato il portatile con il buon proposito di rileggermi il lavoro e fare le ultime correzioni prima di mandare in stampa la bozza: peccato che non possa fare tutto ciò in tranquillità, dato che ho scoperto che la presa è fasulla e che potrò continuare solo finchè ho batteria. Cercare un altro attacco? Peggio che mai, sono tutti chiusi con una vite. Ha dell'incredibile no?
Eppure queste sono storie di vita quotidiana in un'università agonizzante, per la quale è già stata preparata una bara in cartone posizionata all'ingresso, tra fogli svolazzanti di revisioni e orari che i docenti non rispetteranno. Qui intorno è deserto; sento le ragazze del bar che hanno acceso lo stereo e scaricano la lavastoviglie facendo tintinnare tazze e piattini: niente a che vedere con la ressa di alcuni mesi fa, quando le code per un caffè erano minimo dell'ordine di tre metri.
Tra l'altro stamattina pioviggina e da brava metereopatica (almeno un pò, nella media penso) mi rattristo, quantomeno per il silenzio in questi corridoi e per le aule deserte. Mi chiedo che fine abbia fatto l'amore per la conoscenza in un mondo direzionato nientedimeno che dal denaro e dal profitto da un lato, da quella soddisfacente superficialità dall'altro.
Certo ci sono l'eccezioni, ma a volte preferirei trovare più regole. Che siano regole ragionevoli però.
A fronte di questa situazione, vi dico che in questo momento l'unica cosa che desidero è un soffice tappeto: un bel tappeto di foglie dorate, magari ancora umide per la pioggia notturna, che si stanno asciugando a un sole gentile e caldo. Che permettano di fare passi sicuri.
Sempre in avanti.
Per ora andiamo avanti sull'asfalto.
Un abbraccio.

Lavoro, lavoro, lavoro...


...per fortuna c'è, anche se la situazione in cui versa l'ateneo è davvero precaria. Questo brevissimo post per augurarvi un buon we, il mio me lo godrò in campagna (o meglio un giorno soltanto ma l'idea mi mette di buon umore già dal venerdì).
Al rientro spero di non dover fare ancora colazione con i biscotti industriali, alcuni buoni certo, ma mi sono viziata con quelli casalinghi: tanto di ricette buonose ne ho trovate ;)

Baci a tutti.

ASF, ASC (Della burocrazia e della meritocrazia)

Intanto vi/mi regalo un mazzo di ortensie, per stemperare i bollenti spiriti.
Di burocrazia ne abbiamo a oltranza, di meritocrazia ne siamo vergognosamente poveri, semmai qualcuno dovesse ancora ricordarne il significato.
Sembra poco credibile o quantomeno insensato, ma evidentemente in Italia per conoscere e studiare devi cavartela da solo e come meglio puoi, perchè se speri che le amministrazioni, gli enti o chi per essi ti vengano incontro sei destinato a rimanere con un palmo di naso.
Davvero: per il lavoro di cui ho parlato anche nel post precedente avevo bisogno (e avrei tutt'ora ma ho dovuto far senza...) di alcuni documenti: parte depositati all'ASF (Archivio storico di Firenze) e parte all' ASC di Firenzuola (all'archivio storico comunale).
Questo è quello che mi è successo nelle due sedi.

ASF: arrivo all'apertura e dopo aver raggiunto il piano della sala consultazione parlo con il sorvegliante. Mi rivela una regola interna dell'archivio scoraggiante: per accedere a qualunque tipo di documento depositato lì dentro devo presentarmi con la lettera del docente... purchè quell'esame serva per laurearmi. E se è un esame specialistico ma non l'ultimo prima della laurea? Niente. Mi dice comunque di provare ad aspettare "l'altro funzionario" e di parlare con lui. Mi accomodo nella sala d'aspetto che è anche quella dove ci sono le macchinette del caffè e di ogni tipo di porcheria: alle nove è ora di colazione, e una brancata di "gente" occupa letteralmente il posto per un quarto d'ora buono pettegolando fitto fitto.
Arriva il funzionario, ma mi sento ripetere le solite cose. Peggio: era quasi dubbioso che quei documenti esistessero (ma che pensiero sarebbe????????).
Intervalliamo ancora con le ortensie.


ASC: stavolta dovevo consultare delle deliberazioni comunali, ovvero atti pubblici che più pubblici non si può. MA dato che sono di sessant'anni fa bisogna seguire una trafila infinita; sono soggetti alla normativa di tutela dei beni archivistici (così dice la segretaria) quindi è normale dover compilare molte richieste, aspettare per tempi anche lunghi (un mese pare non basti...) per poi non avere la certezza del permesso di consultazione perchè L?ARCHIVIO E' CHIUSO e poi MANCA L'ARCHIVISTA che dovrebbe sorvegliarmi. Dunque, un po' stupita chiedo DOVE FOSSE fisicamente quest'archivio, tanto per sapere. Sapete cosa mi risponde? Che non mi devo aspettare granchè dato che L'ARCHIVIO SONO GLI SCAFFALI ALLE SUE SPALLE!!!
Ma questo non è ancora il culmine di quest'incontro davvero grottesco: la tipa ha addirittura il coraggio (o la cattiveria) di sfilare un fascicolo dallo scaffale sventolarmelo sotto il naso e dirmi "Sono queste vero? Allora faccia richiesta al Sindaco".
Io al Sindaco ho fatto richiesta venerdì, se entro domani non mi risponde esigo di parlargli direttamente.

Riguardo alla meritocrazia: giusto due parole, perchè mi sono stizzita veramente tanto oggi. Sapete qual'è stato il tempo medio di discussione di un'intera giornata di tesi? SETTE MINUTI.
Non di un solo corso di laurea, ma di più facoltà.
Bravissimi.

Voglia di rosso


Ed eccolo qui, è arrivato da pochi minuti. Stamattina sono rientrata sotto un cielo grigio grigio; sembrava ammantasse chiunque e che ostinatamente pedinasse le figure strette nei cappotti e frettolose in un ordinario lunedì d'ottobre.
Arrivata a casa, ho attaccato il mio fedele portatile e mi sono preparata a scrivere il secondo capitolo della monografia alla quale sto lavorando (il che non aiuta per niente: gli incipit sono stati sempre deleteri per me...): un giro rapido tra i miei blog prediletti mentre leggevo la posta e proprio mentre stavo mettendomi a lavorare mi ha chiamato un'amica... e rimanda. Aria triste che perdura. Riattacco e la prospettiva della giornata cambia improvvisamente. E' spuntato un sole brillante, che proietta sul marmo della sala dalla quale sto scrivendo un arabesco di ombre. Mi è venuta una gran voglia di fotografare; dovevo in qualche modo fissare quel regalo inaspettato. Ma serviva un soggetto che rendesse l'idea. E' così che frugando in cucina ho trovato un pacchettino con delle bacche di rosa canina raccolte (come mi è stato confermato poco fa) da mia mamma ieri, in montagna.
Un piccolo regalo che faccio anche a voi, che siate o meno sotto un cielo grigio grigio.
Buon inizio settimana a tutti.

Mini plumcakes yogurt e vaniglia


Un piccolo regalino in una mattinata avara di calda luce... davvero uno degli ultimi, visto l'incombente avvio dell'anno accademico. E' una ricetta pot pourri, con revisioni personali; sono soddisfatta perchè mi sto avvicinando al traguardo del "soffice-soffice" :)

Tortine peso piuma

Ingredienti x 6 stampini da plumcake

farina 200 g
amido di mais 50 g
zucchero 100 g
uova 2+1 tuorlo
olio evo 6 C
yogurt 250 g
lievito vanigliato 1 C
estratto naturale di vaniglia una fialetta
sale una presa

Preriscaldate il forno a 180°C.
In un recipiente riunite farina, amido e lievito precedentemente setacciati. In un'altra ciotola sbattete le uova intere con lo zucchero fino a ottenere un composto omogeneo e spumoso. Aggiungete il tuorlo, lo yogurt, l'estratto di vaniglia e il sale. Incorporate a poco a poco il contenuto dell'altro recipiente, infine l'olio a filo. Amalgamate bene.
Imburrate e infarinate gli stampini; riempiteli per 2/3 con il composto e infornate. Lasciate cuocere per ca 40 minuti. Fate sempre la prova stecchino prima di sfornare.
Sono deliziosi se spennellati con dello sciroppo aromatizzato: solitamente le dosi acqua/zucchero sono 2:1; lasciate sobbollire per qualche minuto prima di rivestire la superficie dei plumcakes.

Pesche sciroppate

...si passa una mattinata di inizio settembre a preparare vasetti di pesche sciroppate. Ne ho tre al momento, pronti per esser bolliti, mentre nel pentolone comincia a borbottare l'acqua che si sta prendendo cura di altre sei o sette pesche dimezzate. Mi frullano in testa diverse ricettine per gustare queste delizie; ma so anche che tirare fuori una cucchiaiata di pesche, in quella famosa mattina d'inverno, mi regalerebbe un nostalgico piacere, prima che per il palato certamente per gli occhi, con il loro colore dorato. Ho seguito la ricetta di questo libro, diminuendo le dosi dello zucchero perchè...le scorte erano misere e il saccheggio della zuccheriera non si è rivelato determinante per raggiungere la dose indicata :)
Buon lavoro.

Pesche sciroppate

pesche gialle
zucchero semolato bianco 250 g per ogni 1/2 l di liquido di cottura delle pesche

Lavate le pesche, sbucciatele e tagliatele a metà. Sistematele in una casseruola, coprite a filo d'acqua e fate bollire per 2 minuti. Lasciatele raffreddare nel loro liquido. Scolate le pesche e disponetele nei vasetti; pesate il liquido di cottura e aggiungete lo zucchero nelle dosi indicate sopra, portatelo a bollore e lasciate andare per 10 minuti. Versatelo nei vasetti fino a ricoprire le pesche.
Io poi procedo a sterilizzare, e cioè
Lasciate raffreddare i vasetti, dopodichè chiudeteli bene con tappi adatti alla sterilizzazione e nuovi. Poneteli in una pentola con tanta acqua quanta ne serve per ricoprirli di almeno due dita. Portate a bollore e proseguite per ca 20 minuti.

Rientro a casa

Questo momento doveva arrivare, anche quest'anno. In rete ci sono passata soltanto una volta, sfruttando la wireless di un pub (l'unico nel raggio di decine di km) dagli opinabili berserk dipinti sulle pareti; l'ottima Guinness servita (e spillata a dovere tra l'altro) però faceva dimenticare ogni sentore di kitsch.
Le nostre vacanze le abbiamo trascorse in un (nel nostro oramai...) agriturismo sull'Appennino toscano, che ha pensato bene di cullarci e rassicurarci, regalandoci un paio di settimane davvero confortevoli. Volenti o nolenti si casca nelle leggi della natura, se si frequentano o ci si stabilisce nelle zone collinari: e così anche per noi i ritmi si sono allentati e piano piano ci disfacevamo della pelle grigia cucita addosso dalla città.

Cose piante animali e persone avevano un altro colore: cromie diverse da quelle che siamo abituati ad avere sotto gli occhi, più vivaci e attraenti, che invogliavano a toccare e annusare quello di cui erano epidermide.
La lentezza dello scorrere del tempo e il silenzio pacifico davano modo di osservare o esaminare la realtà da più punti di vista, con curiosità sempre crescente: un cristallo sul palmo della mano, un microcosmos appassionante.




E anche gli abitanti "macro" sapevano essere solenni e dignitosi, chi nella loro singolarità, chi per la loro spiccata eleganza.

Un abbraccio fortissimo a quella campagna, con tutti i suoi abitanti.

Un saluto in leggerezza

Giuro ancora non l'ho mangiata. Beh si, una puntina di cucchiaino ieri sera per capire se fosse almeno commestibile, se non riuscita quel tanto che serve per ritenermi soddisfatta. E' la seconda volta che provo a fare la salsa maionese in casa, e in entrambi i casi è venuta fuori bene; giusta di consistenza, con un colore che vira verso i toni verde acido, a testimonianza dell'utilizzo del buon olio evo (della nonna in questo caso). Maionese a fine luglio? Pesantuccia sì, ma così buona! E c'è una ragione particolare anche: era tassativo recuperare dei tuorli che occhieggiavano in una ciotolina, visto che gli albumi erano finiti quel pomeriggio in una mousse-ciofeca prontamente cestinata.

La maionese nata in casa rimane a casa (ci sarà chi la consuma), mentre io partirò per le ferie questo pomeriggio: mi attendono lunghe e distensive passeggiate, sveglie serene decise dal mio corpo, che si crogiolerà in lenzuola candide e fragranti; la compagnia di persone amabili e oneste, sincere e semplici.

E' curioso ritrovarsi a fare le valigie: da un paio d'anni a questa parte infatti estate per me è stato sinonimo di lavoro estivo, purchè divertente e appassionante. Trovarsi a scegliere, compilare liste, sistemare gonne giacche e pantaloni adesso ha tutt'altro sapore. Mi tornano in mente le ultime vere vacanze, quelle a Londra, probabilmente perchè questi giorni saranno veramente vissuti come una trasferta in un'altro paese, con persone che parlano la tua stessa lingua, sì, ma che utilizzano per esprimere concetti diversi da quelli che sei abituato a sentire, con valori diversi che le portano a conclusioni diverse. Ma sopratutto paesaggi diversi che stimoleranno i sensi tutti risvegliandoli, rigenerandoli e riscoprendo la curiosità sopita dal tran tran cittadino.

Passate delle buone vacanze, e non dimenticate gli spazzolini!



Insalata piccante di riso e verdure croccanti

Le partenze sono alle porte: conseguenza che accomuna moltissimi è la progressiva desertificazione dei frigoriferi, per arrivare al culmine del processo con lo scioglimento dei ghiacci dei freezer. E poi il buio; l'era dell'Anno Lavorativotico si conclude. Tutto ciò solitamente si accompagna a una pigrizia sempre crescente nei confronti del cucinare: per carità, non che passi la curiosità e la passione del fare, ma l'idea di spentolare e gestire fuochi e forni esercita nei confronti dei più (e magari già predisposti) una gran forza di asservimento all'accettazione del cibo freddo e preparato rapidamente. Che sa essere sorprendente e buonissimo.
Oggi sono stata un esempio eclatante di questo: ho pizzicato verdure quà e là con l'intenzione di condire quella ciotolina di riso avanzato dalla sera precedente (seee l'avrò mica bollito per pranzare!E' un residuo bellico della meravigliosa moussakà della mamma).
Risultato: ho assaggiato la prima forchettata e sono rimasta stupita. Per la croccantezza e per il saporino piccantoso. Quindi eccola qui, niente di speciale, ma comunque una ricettina svuotafrigo pro ferie.

Riso in arcobaleno croccante
Ingredienti per una persona
riso 75 g (precedentemente lessato)
cetriolo mezzo
pomodoro rosso mezzo
peperone giallo una falda
cipolla di Tropea un quarto
olio evo 1c
senape di Digione 1c
aceto di mele una spruzzata
peperoncino rosso piccante uno, fresco o secco
sale e pepe qb

In una ciotola riunite le verdure tagliate a dadini. In una ciotolina a parte preparate il condimento emulsionando gli ingredienti restanti. Unite il riso alle verdure e mescolate bene, dopodichè condite con la salsetta.

Firenze si sveglia


Stamattina proprio non ce l'ho fatta. Come spesso accade da qualche mese a questa parte, poco prima delle otto sono uscita di casa in via de' Cerchi ancora un po' assonnata. Sapevo di avere tempo e di non dovermi precipitare sui viali per evitare di trovare le ganasce alla mia auto, dato che ne ho una "in prestito" per qualche settimana, con il tronfio permesso giallo della ztl zona centro, che mi permette di viaggiare indisturbata per tutta Firenze. Con la digitale in borsa, è stato inevitabile provare a fare qualche scatto. Per raggiungere piazza de' Giudici sull'Arno devo percorrere stradine storiche, che si snodano toccando piazze monumentali offrendo al contempo scorci della vita quotidiana, del fare dei bottegai e di chi si reca al lavoro. La luce che investe questa parte di Firenze la mattina rende abbacinanti i marmi di piazza della Signoria, scoprendoli dall'ombra di Palazzo Vecchio; subito dietro, in san Firenze come del resto ovunque, vengono sistemati i tavolini delle caffetterie, mentre i rifornitori scaricano la loro merce rapidamente.
Percorro via de' Neri, e piano piano si mostra una vecchia signora che sonnecchia: la Biblioteca Nazionale. Arrivati qui si impone decisamente una breve deviazione, per farvi affacciare sulla cappella de' Pazzi del Brunelleschi e ovviamente su Santa Croce.








































































Altri due passi e arrivo sui viali. Salgo in macchina, Firenze è ormai sveglia.

Mi scuso per le fotografie ma d'altronde la mattina è categorica: la città si sveglia con questi toni ombre e luci.

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