Watch out...


Credo di aver "dormito" tre ore questa notte. Stamattina nel giro di cinque minuti sono passata dal mio confortevole e morbidosissimo giaciglio al lettino scomodo e un po' duretto dell'estetista. Meraviglioso, nessun trauma! Nè da presunto sogno interrotto, da freddo glaciale o da cera bollente...ah, i piccoli grandi piaceri della vita.
Certo è che le chiacchere tra donne sono una vera panacea: ho già ricominciato a realizzare l'accaduto delle ore precedenti, ma la vera la sferzata arriverà al giro pomeridiano.
Quante volte abbiamo l'impressione di essere ingaggiati in una vera e spietata partita a scacchi contro il destino? E che frustrazione per chi, come me, se la dice ben poco con qualunque cosa preveda un certo grado di scioltezza strategica. E comunque che logorio di nervi, anche per i piccoli grandi Kasparov.
Stop.
Macchè scacchi, a volte è una semplice e innocente gioco di carte, familiare o comunque talmente istintivo da risultare immediatamente piacevole. Vero? Ingessarsi e consumarsi in inutili considerazioni, mosse vincenti eccetera eccetera...che assurdità!
E allora grazie a chi ti guarda con fare sornione, e che ti rimette di fronte il tuo modo d'essere, quello che conosce da una vita, passandoti discretamente una carta...intortante.

Bang.

Killing two birds with one stone

Un po' crudo in inglese, è vero, ma in italiano però mi fa troppo "Ricettario dell'Artusi". Fatto sta che qualunque lingua si scelga, il senso è chiarissimo.
E' tutto il giorno che ho un gran mal di testa, ho Marvin Gaye in sottofondo che con voce seducente mi parla della sua personale cura...che quoto con convinzione, peccato che in questo periodo per me sia totalmente inapplicabile. Peccato davvero, perchè è pressochè infallibile.
Ritornando a noi: come risolve wenny un impiccio del genere? Facile: pizzicando qua e là sposa una sua passione con qualcosa di divertente, che non richiede il minimo sforzo intellettuale ma che, soprattutto, crea una fortissima dipendenza. Risultato? Un connubio disperatamente efficace.
Della passione citata: rimestare in cucina! Del dilettevole: gli origami. Stupiti?
Naaa.
La prima è stata largamente rinfocolata da quando sono stata iniziata al mondo dei foodblogger, e proprio seguendo il blog di una di loro (grandioso) è spuntata fuori questa combinazione con l'arte degli origami. Il risultato è stato che il mio mal di testa ha deciso di concedermi una tregua, mentre la mia scrivania è piena di scatoline e avanzi di fogli di carta colorata (tutti rettangolari e chissà perchè). Appena riuscirò a prendermi la digitale che sogno da tempo (questione di giorni finalmente) posto quel che sto combinando. Mi raccomando, attenzione: l'assuefazione è dietro l'angolo. La piega va ripetuta due volte, a destra, si riapre, a sinistra. Così hai un bel segno pulito e leggibile.

E dire che a volte, basterebbe anche solo una traccia. Il resto lo farebbe l'intuito.

Le verità nascoste (o perse)

Fosse casuale. Potrebbe essere curioso, anche utile, volendo.
E invece no. Considerando che da qualche settimana a questa parte è diventato rigorosamente quotidiano, inequivocabilmente mattutino, comincia a infastidirmi. Il rito del caffè? Macchè, sia mai! Ancora al calduccio delle coperte, ormai già sveglia, chiara e netta mi si forma in mente una semplicissima e sbalorditiva affermazione: una verità assoluta circa una questione sulla quale mi arrovello da tempo. Assomiglia a una sentenza pronunciata dalla "coscienza vergine" (mettiamola così...dal grillo parlante!).
E poi, tra caffè vari, maratone per rendersi presentabili, prova nervi sui viali di circonvallazione, ticket del parcheggio, et similia questa consapevolezza si affievolisce, lasciandosi appannare dalle frettolose considerazioni in sedici ore di attività raziocinante.

Almeno fino alla mattina dopo.

Wenny e gli arcobaleni

Quella che riporto qui sotto è la mia "prima" fiaba in rete, nata e ospitata sul forum per il quale scrivevo (attualmente...beh da un bel pò è in letargo, ma il buon materiale è sempre lì!). Le sono particolarmente affezionata, è la mia coperta di Linus.

Wenny
e gli arcobaleni

Quella mattina Wenny vide due arcobaleni. 

Si era appena alzata, e, in piedi davanti alla finestra della sua stanza da letto, osservava stupita e pensierosa. 
"Possibile?" Un sorriso le spuntò sul volto. "Come siete buffi!", pensò, mentre si infilava la sua tuta rossa. Scese veloce le scalette che portavano in cucina: era deserta, come sovente accadeva. La teiera sbuffava allegra sulla piccola stufa a legno; Wenny preparò la sua colazione, tirando fuori dalla credenza un panino morbido e un vasetto di marmellata dal curioso color prugna. Squadrò gli scaffali, poi decise che era sufficente.
Seduta di fronte alla tazza fumante, rifletteva con l'aria di chi è impegnato in profonde questioni. 

" Uhmmm...Che strano, mai sentito di due pentole d'oro! Oggi dev'essere un giorno speciale, e forse l'unicorno è davvero arrivato ieri notte...! Devo sbrigarmi, potrebbe perdersi o infilarsi in qualche pasticcio". 
Risoluta, saltò giù dallo sgabello, e sparì dietro la tenda del ripostiglio. Prese un vecchio zaino di tela, e ci cacciò dentro una coperta di lana a scacchi, consumata in più punti. 
"La mia prima coperta per un ospite d'onore ", sorrise soddisfatta. In una piccola tasca ripose un barattolino con uno strano unguento, nerastro, che solleticava le narici con il suo odore pungente; faceva venire in mente un bosco di abeti, come quelli che circondavano la casa in cui viveva la bambina. Tornò in cucina, si mise la giacca che l'avrebbe tenuta al calduccio durante il cammino, e si avviò verso la porta. 
"I nocciolini! " disse sbattendosi un palmo sulla fronte, "ma dove penso di andare senza! ". Infilò un altro involto nello zaino, e, finalmente pronta, con gli stivaletti gialli ai piedi, prese il sentiero che si dirigeva verso il fiume.

"
Wenny! " la chiamò una voce. La bambina strizzò gli occhi per riuscire a vedere contro il sole brillante di quella mattina. Era sua sorella, che agitava una mano in segno di saluto. 
"Vado a cercarlo! dev'essere venuto giù stanotte! ", rispose. " Come vuoi tesoro! Ah, aspetta!". La sorella la raggiunse, e un po' affaticata, guardandola sorridendo, le disse 
"Tienila con te, lui sa. " Le strizzò un'occhio, mettendole al collo una sciarpina che Wenny non aveva mai visto. Era un intreccio di mille piccoli fili, lilla e argentati, con lunghe frange che splendevano e parevano tintinnare sbarazzine ogni volta che si muovevano. La bambina sgranò gli occhi, poi, felice del suo nuovo tesoro, baciò la sorella, che tornò cantando a spaccare la legna per il camino.

Il sentiero s'infilava piano e dolcemente nella fitta boscaglia, e Wenny lo seguiva con passo leggero, guardandosi attorno curiosa, nonostante conoscesse molto bene quei luoghi. " Buongiorno Vecchio Saggio! " esordì con una riverenza a un albero davvero molto grande: neanche se lei e sua sorella si fossero tenute per mano sarebbero riuscite a abbracciare il suo tronco. Si fermò un momento di fronte all'Abete: sapeva di resina, e nelle piccole conche che si formavano tra le radici nodose, giacevano tante minuscole foglioline dorate, che formavano un soffice letto.
Stagione dopo stagione, erano sempre lì, pulite e profumate, che accoglievano
Wenny quando doveva occuparsi delle sue faccende più segrete, o quando aveva semplicemente voglia di starsene in pace a ascoltare i racconti della foresta.
Riprese il cammino, e dopo qualche tempo uscì dall'abetaia. Il sole era alto in cielo, specchiandosi nelle acque limpide e giovani del ruscello che correva allegro verso valle. Wenny pensò un istante. " Spero, caro unicorno, che tu sia saggio come si dice! Non dovresti esserti mosso dai picchi, perchè suppongo che siano i primi ad averti accolto. Sarebbe sciocco se ti fossi avventurato in luoghi che non conosci! ". E così, prese decisa a risalire verso la sorgiva, lasciando la Vecchia Via, per camminare sull'erba soffice lavata dalla rugiada, a fianco del corso d'acqua. Aveva percorso un buon tratto quando d'improvviso si fermò, colta da un dubbio: " Acc...E se fosse stato in una goccia che è finita nel Saltaroccia? A quest'ora sarebbe già arrivato al paese, giù, a valle...E se non avesse avuto tempo sufficente a riprendere le sue vere sembianze, potrebbe esser finito nell'acquedotto! A qust'ora adesso sarebbe..thè! ". Rimase a occhi spalancati, pietrificata dalla conclusione assolutamente ragionevole. Le frange della sciarpina presero a canticchiare, mosse da un sospiro del cielo. " Mai sentito di un unicorno che si è fatto thè ", disse a se stessa, continuando nella direzione presa. Tuttavia il dubbio l'accompagnò, come se si fosse accomodato in una delle sue tasche.
Wenny aveva ritrovato una pista; era innevata ai margini, al centro invece era tutt'una fanghiglia. Ogni tanto qualche scoiattolo faceva capolino dagli abeti, saltellando da ramo a ramo, fissandola con i suoi occhioni scuri. D'un tratto, comparvero sul sentiero dei gruppettini di strani fiori: avevano la forma di piccoli calici, d'un azzurro misto al viola, che spuntavano da piccoli cespugli irti di lunghe e sottili spine. Il viso di Wenny si accese. Era sulla strada giusta.


Rupepura era il picco più alto di tutti quelli che si riuscivano a vedere. Soltanto le aquile ne conoscevano la cima. Risplendeva candida in quella mattina, come una signora troneggiava su tutta la vallata.
Uno sbuffo sommesso giunse da destra. " Eccì! " starnutì Wenny all'improvviso; si diresse silenziosa ma velocemente nella direzione del rumore. Proveniva da un anfratto nella parete rocciosa, seminascosto dalla chioma di pianticelle innevate che assomigliavano a felci, delle quali la bambina non aveva ricordo. 
"Ehilà " chiamò. Dalla piccola caverna spuntò una testa: era quella di un cavallo, ma molto minuta, dal pelo fine e immacolato, proprio come la neve che copriva Rupepura. E, proprio nel centro della fronte perfetta, aveva il corno. 
Wenny lo guardava affascinata a bocca aperta. Sua sorella le aveva narrato tanti racconti sugli unicorni, ma ritrovarsene uno di fronte, era decisamente un'altra cosa. 
"Buongiorno a te, mia amica ", esordì la meravigliosa creatura con voce melodiosa. 
"Cciao..." 
"Ti attendevo, e speravo che non tardassi, perchè comincio a sentire freddo...Sai, sono i miei primi viaggi...Anzi, tu sei la prima bambina alla quale asservirò i miei poteri magici, affinchè uno dei tuoi sogni possa essere realizzato"  
L'unicorno le sorrise, o almeno così sembrò a Wenny: era ancora un po' frastornata. Si riprese, rimproverandosi di aver tardato. 
"Ti prego, scaldati con questa coperta, e lascia che ti massaggi gli stinchi con quest'unguento! Mia sorella dice che è ottimo quando si è indolenziti dalle lunghe camminate, e ti assicuro che è vero!"
L'unicorno le sorrise bonario, e la lasciò fare: poi, la bambina si accomodò su una pietra, mentre lui si stese su una pezza verde, dove i raggi tiepidi del sole avevano sciolto la neve.
Conversarono per un po', poi, giunse il momento: Wenny tolse la coperta dal manto candido; la creatura del cielo le chiese " Adesso, cingi il mio dorso con la sciarpina che ti è stata donata da tua sorella. Il tuo sogno passerà a me e io lo tramuterò in realtà. La indosserai ritornando a casa, e ti accorgerai del mio intervento"
La bambina fece come gli era stato domandato, poi, sussurrò all'orecchio dell'unicorno qualcosa. Questi rialzò fiero il capo, chiuse gli occhi, e parve illuminarsi: le frange della sciarpina cantarono argentine. L'unicorno guardò Wenny, facendole segno di avvolgersi attorno al collo il suo tesoro. 
"Adesso, accompagnami per un tratto, passeggiamo in silenzio al sole, cara amica", le disse sorridendo. Dopo breve si fermò, la guardò intensamente, e nonostante nessun muscolo della sua testa si stesse muovendo, la bambina udì queste parole "E' giunto il momento che tu prosegua da sola. Io attenderò qui, che il sole si curi di me riportandomi ad essere fresca acqua. Rimarrò quieto finchè non tornerò goccia in cielo, ritornando nella mia dimora, tra le nuvole. Vai!"
Wenny non riuscì a rispondere, dopotutto, non aveva niente da aggiungere. Percorse correndo e scivolando il sentiero fino al ruscello, certa che se si fosse fermata sarebbe scoppiata a piangere. Arrivata ai margini della sua abetaia, riempì i polmoni, e rivolta verso la montagna, gridò "Buon viaggio!". 
Un sorriso le illuminò il volto, e la sciarpina risuonò allegra.
Riprese il sentiero verso casa, e quando vi giunse, abbracciò stretta sua sorella, meravigliandosi di fronte all'opera del magico unicorno.

C'era una volta...

Nuova Venere
...la mia vecchia scrivania! Quella con il raccoglitore per i floppy, il monitor di dimensioni pari a quelle della lavatrice, il tappo della Pentax ritrovata parecchie settimane dopo...A distanza di anni quel che rimane è il disordine, sebbene in qualche maniera "contenuto", visto che le dimensioni del mio piano di lavoro si sono assai ridotte (c'è da dire però che il caos è astuto: se prima poteva espandersi in orizzontale, adesso ha deciso di farlo in verticale: tazze, post-it, contenitori impilabili...).
E tra tutto questo, da una tastiera piatta e silenziosa, nipote di quella che doveva esserci in foto, vi dò il mio sincero benvenuto.

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